Nessuno decide sul biodigestore di rifiuti ad Anagni

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di Franco DUCATO
Conte del Piglio (ma non) in Purezza

 

 

L’errore peggiore di cui si possa rendere responsabile una classe politica non è tanto quello di fare e sbagliare. Al contrario, è quello di non fare, di aspettare, di vedere come va a finire. Per posizionarsi al meglio. Ed è un errore che non ammette scusanti, dalla maggioranza come dall’opposizione.

Un esempio chiarissimo in tal senso è quello che sta succedendo da due giorni ad Anagni. La notizia che un progetto è stato presentato dalla Regione Lazio da una società, La Energia Anagni Srl, per la creazione di un impianto di compostaggio e biodigestione di rifiuti non ha, almeno per il momento, creato reazioni di sorta nello scenario politico locale.

Si tratta, per capirsi, di un progetto per la realizzazione di un impianto da 84.000 tonnellate all’anno, in una zona già piuttosto compromessa. Ed infatti non è un caso che le associazioni ambientali, una volta venuta a sapere la cosa, siano partite lancia in resta per avere maggiori dettagli. È anche poco; in altri tempi, per simili questioni, sarebbe stato scatenato un putiferio. Qui, giusto un colpo di tosse.

Quello che non è chiaro è come e perché, chi dovrebbe darsi da fare per sapere cosa accade in zona, non lo fa. Attenzione: qui il punto non è che si deve dare addosso ad un progetto solo per pregiudizio. In modo superficiale e senza elementi. Sarebbe una cosa stupida. E nessuno vuole attaccare una società che investe. Il punto è che nessuno, al momento, sembra darsi da fare per raccoglierle, queste informazioni. Cosa che non dovrebbe essere poi così complicata, visto che la relazione tecnica è facilmente reperibile sul sito della Regione. Poi, per carità, ognuno può fare le proprie riflessioni.

Si può, legittimamente, sostenere che quel progetto va bene e, anzi, è il benvenuto, vista la drammatica realtà occupazionale della zona nord della provincia. Oppure si può sostenere che sarebbe una pietra tombale per la Valle del Sacco.

Quello che non si può fare è stare nel mezzo. Arrivare dopo. Bisogna informarsi. Studiare. Leggere. E invece, a quanto pare, in città nessuno sapeva (o faceva finta di sapere, che è anche peggio) nulla. Anche quelli dell’opposizione sembrano cadere dal pero.

Ecco, di una politica così, che arriva dopo e male sulle cose importanti, e che non si assume mai le proprie responsabilità, alla fine l’elettore scopre di poter fare a meno. Perché non ne ha bisogno.

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