Il mio piccolo Riccardo oggi compie un anno, anche se all’Anagrafe sono quattro

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di Salvatore LOMBARDI
Papà di Riccardo

 

Auguri al nostro piccolo Riccardo per il suo primo anno di vita.

Si lo so che oggi Riccardo all’anagrafe compie 4 anni, ma in realtà oggi sia Riccardo sia la nostra intera famiglia festeggiano il primo anno della nuova vita. Quella vera.

 

Non ci voglio neanche pensare a come stavamo un anno fa. Io e Francesca avevamo capito che c’era qualcosa di grosso ma non ne avevamo ancora la piena consapevolezza.

Ogni medico che abbiamo incontrato aveva paura a sbatterci in faccia quella parola. Ci vedevano spaventati e ci giravano intorno. Hanno definito la condizione di Riccardo in mille modi diversi: “disturbo generico dello sviluppo” “disturbo multisistemico” “disturbo pervasivo” “disturbo misto dello sviluppo“. Ma a me l’unica cosa che creava disturbo era questa loro mancanza di chiarezza, questo dire e non dire.

 

L’anno scorso scoprii per la prima volta che il 2 aprile è la giornata dedicata all’autismo. Anzi a dire la verità io prima dell’anno scorso non avevo la più pallida idea di cose fosse l’autismo.

Quel 2 aprile del 2016 trascorsi 24 ore a guardare la TV, facevo zapping da una trasmissione all’altra. E tutte, ma proprio tutte, sembrava proprio che parlassero del mio piccolo Riccardo.

Passai l’intera giornata a piangere e a cercare di non farlo accorgere a Francesca che, dal canto proprio, cercava di celarmi le sue di lacrime.

Mi sono ritrovato solo davanti ad uno specchio a cercare di pronunciare la parola “autismo“, ma proprio non ci riuscivo. Un nodo “fisico” mi si formava in gola. Mi strozzava letteralmente come se un energumeno mi stesse stringendo la glottide per impedirmi di pronunciare quella parola.

In realtà era solo la mia paura che non voleva farmi credere che tutto quello stesse accadendo proprio a me.

 

In quelle stesse mattine, non riuscendo a dormire, andavo a camminare presto. E mentre camminavo, sincerandomi che nessuno mi guardasse per non essere preso per pazzo, tiravo pugni in aria. Cioè se mi aveste visto avreste pensato che stavo tirando pugni in aria, in realtà io stavo combattendo veramente.

Ve lo giuro, io sono riuscito a vederlo in faccia il mio avversario: “lo spettro“. Lo ho guardato negli occhi e tanti colpi lui ha sferrato a me e altrettanto gliene ho restituiti.

E accade ancora oggi. Ogni sacrosanto giorno.

 

Proprio in quel periodo cresceva la consapevolezza e decidemmo di prendere il toro per le corna.

Riusciti ad ottenere un appuntamento con un luminare, durante la visita, ad un certo punto, decisi che era arrivato il momento di farmi coraggio. Decisi che avrei pronunciato quella frase, ed ero quasi sicuro che dopo averla proferita sarei svenuto senza avere neanche il tempo di ascoltare la risposta.

Così di punto in bianco la mia lingua, le mie labbra, le mie corde vocali riuscirono ad articolare uno strozzato: “dottore, mi dica, mio figlio è autistico?

Il silenzio, troppo lungo, interminabile, che si prese il Neuropsichiatra Infantile prima di elaborare una risposta abbastanza complessa, ci tolse ogni dubbio.

 

Avete idea di cosa posa significare per un genitore avere un figlio di 3 anni che non ti guarda negli occhi?

Oppure, di cosa posa significare per un genitore avere un figlio di 3 anni che non ti chiama “mamma” o “papà”?

Avete idea di cosa possa significare per un genitore non conoscere la voce del proprio figlio di 3 anni?

O ancora, di cosa posa significare per un genitore coricarsi ogni notte con la domanda in testa “parlerà mai mio figlio? Avrò mai la possibilità di ascoltare la sua voce?”

È devastante.

 

E in quel momento hai solo due strade davanti: abbandonarti e decidere di “morire” dentro, o asciugarti le lacrime e decidere, ogni giorno, di “rinascere” a nuova vita.

 

Io, Francesca, Riccardo, Angelo e tutte le persone, famiglia e amici, che ci sono vicini abbiamo deciso che saremmo rinati. Ci svegliamo ogni giorno e ci ripetiamo “oggi è il primo giorno del resto della nostra vita” e poi ci buttiamo dentro tutte le energie come se fosse l’ultimo, come se non ci fosse un domani. Ed è così ogni giorno dal maggio scorso.

Dal maggio scorso Riccardo ha iniziato le terapie, Francesca ha iniziato il suo percorso per diventare una educatrice e terapista specializzata nei bambini con disturbo (beati quei bambini e quelle famiglie che possono vederla all’opera) io e tutti quanti gli altri abbiamo rivoluzionato le nostre vite in funzione di quell’unico obiettivo: rinascere.

 

In questo anno vi abbiamo raccontato, e abbiamo condiviso con voi, cosa è stato capace di fare Riccardo nel suo “primo” anno di vita.

Un bambino con una forza di volontà incommensurabile. Una “tigna” esemplare. Un Cuor di Leone. Una dolcezza che ti scioglie. Due occhi che spalancano su un mondo sconosciuto.

 

Un bambino autistico rinasce diverse volte durante la propria vita. La prima quando abbandona il grembo materno, la seconda quando si prende consapevolezza della propria situazione e le altre…

Beh le altre le scopriremo insieme. Sempre al tuo fianco.

Auguri amore mio.

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