Forte: «Questa politica è rimasta troppo sotto al sole»

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È stato eletto sindaco rompendo i rigidi schemi della Prima Repubblica. Dopo poco tempo è diventato consigliere provinciale di Frosinone. Ha tentato la scalata alla Regione Lazio non riuscendoci per una manciata di voti. A quel punto aveva deciso di mollare e concentrarsi sul lavoro. Ma la politica è come un istinto che prima o poi salta fuori. Così è successo anche a Fabio Forte. Ora è il Responsabile Politico Provinciale di Noi con Salvini. Una nomina che a più di qualcuno è rimasta sullo stomaco. Lui, da buon allievo delle sezioni democristiane, ha applicato l’antidoto: il digestivo migliore è il tempo. Ha aspettato in rigoroso silenzio.

 

Ora ha iniziato a parlare Lùmbard?
Non ce n’è bisogno: il movimento Noi con Salvini non è un fenomeno isolato al Nord, per quello c’è la Lega. NcS è un fenomeno nazionale perché tocca temi e sensibilità validi in tutto il Paese, a prescindere dalla latitudine.

 

Hanno digerito il suo ingresso?
Nulla da digerire. Solo il normale processo di ambientamento: dopotutto sono entrato per mettermi a disposizione di tutto il Movimento. E non per prendermi qualcosa.

 

Che impressione le ha fatto la politica, dopo esserne stato fuori qualche anno?
A leggere le cronache di questi ultimi giorni si potrebbe dare la colpa al caldo sahariano. Poi, riflettendoci, è come se il caldo durasse oramai da anni e quindi capisci che la motivazione non regge.

 

Ha l’impressione che qualcuno sia vittima di un colpo di calore?
L’insolazione “sine die” che ha colpito la classe politica locale ha qualcosa di eccezionale, di straordinario. Un fenomeno tutto da studiare, da analizzare in ogni minimo dettaglio, in ogni sua accezione e declinazione.

 

Chi è il più toccato dal sole?
Il Pd è quello che soffre più di altri gli effetti di una estate torrida e pare non aver trovato nessun rimedio, anzi pare addirittura crogiolarsi in uno stato confusionale che non sai se è voluto o se è proprio così. Cioè normale.

 

Perché?
Dopo un quarto di secolo che è al timone, (eccetto brevi periodi) di Provincia e Regione, con rappresentanti in ogni livello istituzionale, il Pd è stato capace di distruggere tutto ciò che ha toccato.

 

Non le sembra di esagerare?
Non vorrei farla esageratamente drammatica, ma se mi si indica una, dico una sola azione per il bene di questo territorio di cui poter fregiarsi, sono pronto a chiudermi in convento (magari non claustrale).

 

Parla per invidia?
E di cosa? Nel Pd, negli ultimi vent’anni, i personaggi che si sono alternati al potere sono sempre gli stessi e se non loro direttamente, giusto qualche “delfino” che non ha saputo prendere il largo a causa di una manifesta incapacità politico amministrativa. Dalla Provincia, alla Regione, passando per il parlamento nazionale e arrivando a quello europeo non c’è scranno dove non vi sia il calco del deretano di un esponente del Pd. E se si raccontasse a chi non conosce la storia di questa provincia, senza fare cenno all’epilogo, l’interlocutore potrebbe immaginare che se non abbiamo ponti d’oro, poco ci manca. A proposito di ponti, l’unico che è stato rifatto grazie al lavoro del sindaco Nicola Ottaviani, è il cosiddetto Viadotto Biondi. Neanche un cenno di finanziamento della Regione che pur sarebbe dovuta correre in soccorso della città Capoluogo.

 

Parla come se aveste eletto voi Nicola Ottaviani. In realtà a Frosinone nemmeno siete riusciti a comporre una lista.
Il Movimento era troppo giovane per poter essere abbastanza radicato al punto di riuscire a comporre una lista. E poi Ottaviani, nel nostro piccolo, anche noi abbiamo contribuito ad eleggerlo.

 

Una giustificazione troppo semplice. Non le sembra di cercare il pretesto per criticare tutto e tutti?
E non dovremmo criticare? La Sanità? Dove vogliamo collocare lo scempio che si è fatto di questo essenziale servizio dai tempi di Badaloni e fino ad oggi? L’Ambiente? I trasporti regionali? Le opere pubbliche? L’urbanistica? E il sociale?

 

Cosa avrebbe fatto lei, se avesse preso quel pugno di voti in più con cui centrare l’elezione?
Vede, Direttore, limitandomi a questi ultimi cinque anni dove si annoverano consiglieri regionali, un assessore, tre parlamentari, presidenti di enti ed organismi vari, le risulta che sia stata almeno sostituita una traversina sulla linea Roma Cassino? Uso un eufemismo per rendere più chiara una situazione che ha dell’incredibile e, se mi permette, dell’indecente.

 

La colpa è sempre degli altri?
Certamente il centrodestra avrà le sue responsabilità, questo è indubbio, ma non credo che se avesse avuto la potenza di fuoco del Pd avrebbe fatto peggio. Con il centrosinistra al governo della Regione siamo stati fuori da obiettivi importanti. Abbiamo perso molte opportunità, abbiamo perso soprattutto del tempo prezioso per invertire la tendenza e far ripartire la locomotiva dello sviluppo.

 

Facciamo il paragone con chi è più simile a noi: rispetto alla provincia di Latina come siamo andati?
Debbo amaramente constatare che gli amici della contigua provincia di Latina sono stati molto più capaci. Infatti quando c’è un accorpamento, una fusione, non credo sia un caso che gli accorparti siam sempre noi.

 

Le fusioni sono spesso un’opportunità: fondendo le associazioni degli industriali, la nostra Unindustria ora è la seconda in Italia dopo Assolombarda. Il nostro peso, di conseguenza, è cresciuto. La fusione delle Camere di Commercio ci renderà gli ottavi in Italia. Non pensa che sia arrivato il momento di lasciare i campanili?
Non dico questo perché mi piace far configgere i campanili, ma per far capire quanto hanno marcato la differenza i nostri vicini rispetto all’immobilismo e all’autoreferenzialità dei politici e degli amministratori nostrani. E se un territorio non cresce non può darsi la colpa sempre al “momento”, alla “crisi”, al “contesto”.

 

Questa Politica ha un’agenda?
No. Ed è grave. Tocca alla politica creare i presupposti per lo sviluppo, per la tutela e per il futuro. Ecco, futuro, questo termine troppe volte abusato nelle campagne elettorali e mai preso nella giusta considerazione. La classe politica nata sulle ceneri della Prima Repubblica, più di tutti, ha mancato in questo. Non ha mai avuto un progetto per il futuro di questo martoriato territorio. E una visione più o meno comune di cosa si dovesse fare per far crescere questa grande Comunità che se oggi ancora regge botta come suol dirsi, lo deve a quelle poche multinazionali ancora presenti nelle nostre aree industriali e al gruppo FCA che, con tutte le difficoltà del caso, resta la prima fonte di lavoro e non solo del cassinate. Parlo di ciò che c’era già, ma non posso parlare di ciò che non c’è, che non si vede, perché non esiste. Non è stato costruito nulla, magari solo qualche consorzio per differenziare ancora una volta il frusinate dal cassinate e per la solita spartizione di poltrone da mettere a disposizione di amici e simpatizzanti di partito, magari anche di quelli a cui molto piacciono le porte girevoli.

 

Le recenti elezioni comunali hanno insegnato qualcosa?
È storia. Più o meno recente, storia che ha davvero dell’incredibile. Basti solo pensare a quanto accaduto alle ultime tornate amministrative di Sora, Cassino e Frosinone. Non credo servano commenti, credo servano solo conclusioni. Conclusioni amare per la provincia di Frosinone, dove i personalismi esagerati e gli scontri eccessivi fra correnti, hanno ridotto il Pd a una sorta di treno dove a guidare si alternano i due maggiorenti con passeggeri variabili, oggi con quel macchinista, domani con l’altro, senza una meta certa e, soprattutto, senza sapere che deraglieranno. Per non aver saputo sostituire quella traversina.

 
Ma non è che ora si candida alla Regione?
Ora penso solo a far crescere il Movimento in Provincia di Frosinone. Il mio compito al momento è questo.

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