La vendetta di Modesto: nel mirino finisce Ciacciarelli

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Da ragazzino era fascista. E tutte le mattine che andava a scuola all’Itis di Pontecorvo si attaccava con i comunisti. Che erano la maggioranza e facevano a gara tra loro a chi riusciva a rubargli Il Secolo d’Italia e strapparglielo. Anni Settanta, quelli nei quali lo scontro politico era fatto di zuffe, assalti, botte e colpi di pistola. E ogni tanto qualcuno ci restava secco. Nonostante questo, Modesto Della Rosa comprava Il Secolo ogni mattina anche se sapeva che poi doveva fare a botte con i rossi.

Questione di tigna. La stessa che nel 1990 lo porta in amministrazione provinciale nella ristretta pattuglia di consiglieri del Movimento Sociale Italiano. E che nel 1994 lo fa diventare onorevole: entra a Montecitorio dalla porta principale. Eletto deputato alla Camera nel collegio di Cassino per la lista di Alleanza Nazionale. E’ sempre la tigna che dopo un anno appena da onorevole lo spinge a lasciare senza rimpianti Gianfranco Fini. Modesto non accetta la svolta antifascista e partecipa alla fondazione di Movimento Sociale – Fiamma Tricolore insieme a Pino Rauti. E’ l’unico parlamentare a scegliere quella strada.

Dal 2009 è sindaco di San Giorgio a Liri. E ora si è arrabbiato di brutto. Ha dato un’occhiata ai numeri delle elezioni provinciali tenute domenica a Frosinone. Ed ha notato che qualcuno non ha mantenuto la parola: se n’era accorto pure Alessioporcu.it (leggi qui il precedente). A Modesto sono mancati tre voti sicuri: almeno due – è convinto – non sono arrivati dalla sua maggioranza. Frequentava le sezioni del Msi da quando aveva le braghe di tela e lì ha imparato a fare l’analisi del voto. A capire se qualcuno lo aveva fregato. Risalire fino al colpevole.

Lo ha fatto pure questa volta Modesto Della Rosa. E’ arrivato così a concentrare i sospetti su chi non avrebbe mai immaginato: sul suo ex delfino, Pasqualino Ciacciarelli, coordinatore provinciale di Forza Italia e già presidente del Consorzio di Bonifica Valle del Liri rimasto senz’acqua e senza trattori dopo l’unificazione dei tre enti presenti in provincia, disposta strategicamente da Nicola Zingaretti.

Modesto è sicuro che gli siano mancati i voti di Pasquale. Proprio lui che era destinato a diventare sindaco una volta finito il regno del sindaco tignoso.

«Ha fatto votare Rotondo» pare abbia ringhiato Modestino. E se fosse stato per lui avrebbe sfondato il portone dell’ufficio di Ciacciarelli, per prenderlo di peso e fargli bere d’un fiato tutto un fiasco d’olio di ricino.

Ma i tempi sono cambiati. Con il passare degli anni si diventa più riflessivi. La vendetta è un piatto che si serve freddo. E la vendetta di Modestino sta tutta su un foglio di carta intestata, con una serie di firme in fondo.

Cosa ci sia scritto lo sanno in pochi. I servizi segreti di Mario Abbruzzese hanno intercettato un’informazione, secondo la quale Modestino ha tolto l’acqua alla vasca del suo delfino. Lo ha diseredato: non sarà più Pasqualino il candidato sindaco destinato a succedergli. Indicherà un altro nome e lo isserà sul trono. A Pasquale non lascerà nemmeno un posticino in lista come consigliere comunale.

Il consigliere regionale si è attivato, tentando di mediare e spegnere subito l’incendio. Ma le fiamme invece sono aumentate. E pare che ora le lettere siano due. Cosa ci sia scritto nella seconda è un mistero.

Chi bruciava Il Secolo al giovane Modestino non ha dubbi: olio di ricino e confino, fine della carriera politica. Almeno quella all’ombra di Modestino il tignoso.

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