Liguori dice no, Lombardi non gradisce Pirozzi, Zingaretti ringrazia

Il direttore di TgCom24 declina l'offerta di candidarsi contro Zingaretti. Piena l'agenda di Pirozzi. Lombardi non gradisce il confronto. Congelati i candidati M5S

Fine delle trasmissioni. Paolo Liguori non andrà in onda come protagonista nella lista del centrodestra alle elezioni che sceglieranno il prossimo Governatore del Lazio.

Ha detto no. Lo ha detto direttamente a Silvio Berlusconi. Lo ha fatto negli studi Mediaset di Cologno Monzese durante le ore scorse. L’ex Cav. ha incrociato il direttore di Tgcom24 e l’ha salutato dicendogli: «Buongiorno Presidente». La risposta del direttore è stata fulminea: «Presidente è lei!». Berlusconi ha tentato un rilancio: «Eh no, Paolo. Presidente della Regione Lazio…». Nessuna risposta.

Chi ha assistito riferisce del sorriso di Liguori. E di quello di Berlusconi . Si guardano e poi il Cavaliere lo toglie dall’imbarazzo: «Lo so che non hai voglia di farlo. Io ci speravo. Ma ti capisco…». Seguono abbraccio e foto di rito.

L’AGENDA DI SERGIO

Sergio Pirozzi intanto va avanti nella sua scarpinata verso la Regione. La sua agenda è full per le prossime due settimane. Potrebbe tornare in gioco martedì prossimo al tavolo che riunirà il centrodestra per sciogliere il nodo candidato.

Un primo confronto tra Berlusconi e Matteo Salvini si è concluso con una dichiarazione ufficiale del leader della Lega. Definisce l’incontro «positivo (…) sul programma per le  elezioni Regionali e le iniziative comuni per dare finalmente all’Italia un nuovo governo».

Salvini è stato finora l’unico dei leader di centrodestra a sostenere in maniera aperta la candidatura di Sergio Pirozzi, insieme all’ex ministro ed ex governatore Francesco Storace  ed all’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno.

La prossima settimana tenterà Salvini di convincere Berlusconi che Pirozzi è l’unico candidato in grado di intercettare il voto dei cittadini che chiedono un volto nuovo, estraneo alle segreterie di Partito, disposti piuttosto a barrare il simbolo del Cinque Stelle.

Ma nel frattempo, il sindaco di Amatrice è stato lasciato a macerare, al buio mediatico; quasi delegittimato. Ora il rischio è che appoggiandolo in maniera ufficiale, Pirozzi perda la sua diversità. E possa assumere le sembianze di una toppa più evidente del buco che va a ricucire.

LA LINEA A CINQUE STELLE

Un dato è certo: l’onorevole Roberta Lombardi, candidato governatore per il MoVimento 5 Stelle non ha moltissima voglia di confrontarsi con Sergio Pirozzi.

Nel corso dei tentativi compiuti da Teleuniverso per organizzare un confronto televisivo tra i due candidati, nel salotto di A Porte Aperte, lo staff del sindaco di Amatrice ha dato la disponibilità immediata: «Vi chiediamo solo di avere un attimo di pazienza perchè nelle prossime due settimane l’agenda è piena di impegni» .

Approccio più istituzionale dalle file pentastellate: «Un confronto tv non è opportuno in questa fase, Pirozzi è un autocandidato, non rappresenta uno schieramento politico. Però se volete Roberta è disponibile ad un one to one e ci farebbe molto piacere».

Ma c’è un elemento nuovo nel M5S: i sei candidati al Consiglio Regionale del Lazio non possono dormire tranquilli. Nonostante siano stati selezionati attraverso lo strumento delle Regionarie a colpi di democratici clic sulla piattaforma Rousseau. (leggi qui Lombardi incontra i 6 candidati M5S alle Regionali). È il caso di Paola INDIGENO di Isola del Liri, Martina COCCO di Isola del Liri, Fernando FIORAMONTI di Anagni, Loreto MARCELLI di Sora, Alessio CARLINO di Cassino, Rosa MAIUCCARO di Piedimonte San Germano.

«Non sono ancora ufficialmente candidati, vanno interpretati come i ‘potenziali’ candidati» spiega Luca Frusone, deputato del Movimento 5 Stelle. Bisogna prima passare al vaglio i loro certificati penali, verificare le informazioni che hanno fornito, controllare se ci sono motivi che li rendano incompatibili con la candidatura a Cinque Stelle.

Un dato è certo: i clic hanno reso ‘potenziali’ candidati cinque persone di due sole aree geografiche, il Cassinate ed il Sorano. Lasciando sguarnita buona parte del territorio. Effetti della democrazia diretta.