L’inchiesta sulla Saf? E il prof disse: «Ma sa che vi siete sbagliati»

Piero Sirini è professore ordinario di Ingegneria Sanitaria – Ambientale all’Università degli Studi di Firenze. Il suo volume ‘Ingegneria sanitaria – ambientale‘ edito da McGraw Hill viene considerato un testo fondamentale. Ha insegnato – tra l’altro – “Impianti di Trattamento dei Rifiuti Solidi” nella facoltà di Ingegneria dell’Ambiente a Roma – La Sapienza”; “Ingegneria Sanitaria – Ambientale” all’Università di Perugia. Nel tempo libero, scrive su sulle principali riviste nazionali ed internazionali del settore, presenta rapporti e memorie a congressi scientifici. E’ lì che lo considerano un luminare nel ‘trattamenti di stabilizzazione solidificazione dei rifiuti pericolosi, il riutilizzo dei residui solidi da processi di incenerimento dei rifiuti, l’analisi dei fenomeni di cessione degli inquinanti e di interazione tra percolati e terreni, le tecniche di intervento per il recupero dei siti inquinati, gli aspetti geotecnici dello smaltimento dei rifiuti in discarica, la gestione dei rifiuti solidi, tante altre cose ancora. Su questi temi ha fatto qualche ricerca, in collaborazione con centri di ricerca nazionali (Consiglio Nazionale delle Ricerche) ed internazionali (Forschungszentrum di Karlsruhe – Germania, Wastewater Technology Centre di Burlington  – Canada). E’ per questo che gli avvocati Sandro Salera e Domenico Marzi hanno faticato un po’ per riuscire ad avere un appuntamento. E nominarlo loro consulente.

I due legali gli hanno affidato il fascicolo sull’inchiesta ‘Maschera‘. E’ quella che nei mesi scorsi ha portato l’Antimafia a disporre il sequestro ed il commissariamento di tutti i principali impianti per la lavorazione dei rifiuti in provincia di Frosinone. Tra i quali lo stabilimento Saf di Colfelice: la struttura pubblica, proprietà in parti uguali dei Comuni della Provincia di Frosinone.

L’indagine sospettava irregolarità nei controlli sui rifiuti in arrivo da Roma. Colpa di una diversa interpretazione della norma: differente da come era stata letta in tutta Italia fino a quel momento.

Gli avvocati Sandro Salera e Domenico Marzi sono andati alla radice del problema. Hanno scomodato il professor Piero Sirini chiedendogli  come andasse interpretata quella norma.

Ed il chiarissimo cattedratico ha prodotto uno studio. Dal quale è emerso che il presupposto su cui è stata costruita tutta l’inchiesta era semplicemente sbagliato.

Le verifiche condotte dal professore hanno accertato che «il metodo di controllo sui rifiuti in ingresso nello stabilimento Saf è quello accreditato nella comunità scientifica europea ed applicato in tutti i principali laboratori chimici del continente».

I due legali lo hanno fatto notare al giudice Rosalba Liso. Il magistrato ha confrontato il lavoro del professor Sirini con quello del consulente dell’accusa. Ed ha scritto una serie di pagine. Nelle quali, tra l’altro, si legge: «la capillare consulenza del professor  Sirini, si contrappone a quella altrettanto esaustiva e capillare del consulente del Pubblico Ministero. Suffragata tuttavia, la prima, dalle allegazioni difensive degli avvocati Domenico Marzi e Sandro Salera in merito al ciclo di raccolta differenziata ed alle modalità corrette di separazione poste in essere a monte di detto ciclo».

Traduzione: il lavoro fatto dal professore dell’università di Firenze spacca il capello in quattro. Anche la relazione dell’accusa è approfondita e dettagliata. Ma qui però i difensori hanno prodotto pure una serie di allegati. Proprio quei documenti confermano che è tutto vero ciò che sta scritto nella perizia. Invece, le pezze d’appoggio alla versione del pubblico ministero non ci stanno.

Come si risolve allora? «Tutte queste allegazioni difensive – scrive il magistrato – dovranno essere oggetto di approfondimento. Alla luce di queste considerazioni vengono meno le esigenze del vincolo».

All’atto pratico significa: immediato dissequestro e revoca del commissario, cosi come chiesto dagli avvocati Domenico Marzi e Sandro Salera.

La revoca del commissario arriva meno di ventiquattr’ore dopo che il sindaco di Colfelice Bernardo Donfrancesco aveva mandato la polizia locale a registrare i cattivi odori in uscita dall’impianto.