Due indizi fanno una prova su Tajani. E Abbruzzese…

Il candidato premier del centrodestra sarà Antonio Tajani. Negli ambienti politici romani, il sito Dagospia (leggi qui) ha trovato ulteriori conferme nelle ore scorse a quanto Alessioporcu.it aveva anticipato nei giorni scorsi (e noi ve lo avevamo detto).

La scelta di puntare sul presidente del Parlamento Europeo non è legata solo alla necessità di mettere a Palazzo Chigi il migliore tra quelli del centrodestra capaci di gestire un quadro politico da puro proporzionale. Fatto di accordi da costruire con pazienza, fili sottili da tessere e tirare, equilibri da costruire e mantenere.

Il disegno è più di prospettiva. Silvio Berlusconi punta a riottenere la sua piena agibilità politica. A riacquistare quella dignità che ritiene gli sia stata scippata di fronte alla Storia: vuole essere ricordato cme uno dei traghettatori del Paese nel nuovo millennio. E non come un maneggione. Come invece resterebbe scritto in assenza di una definizione della sua posizione di fronte alla Corte europea.

Ottenuta quella riabilitazione, Silvio Berlusconi intende lasciare al Paese l’uomo che ha allevato politicamente e ritiene che sia capace di gettare le basi per un’Italia più europea. Nella quale, entro un paio di anni, non ci saranno più né Forza Italia (scomparirà con il suo fondatore, nel momento in cui si ritirerà dalla scena) né il Partito Democratico (cannibalizzato da se stesso, ucciso dai continui e sempre più feroci atti di masochismo che riesce a compiere).

Nella visione di Berlusconi, Antonio Tajani è l’uomo capace di arare il terreno politico nel quale mettere in coltura un centro moderato europeo. E di attuare politiche di alleanze europee che vedano l’Italia non più solo come la porta di servizio da serrare per rallentare l’avanzata dei migranti.

Antonio Tajani possiede tutte queste doti.

Per Mario Abbruzzese questa scelta del leader è un bivio. A lui ora tocca decidere quale strada imboccare. Subito, già dalla prossima tornata elettorale: Regionali o Politiche?

Nessuno creda alla balla del ‘vado dove sono più utile al Partito‘. Mario Abbruzzese ha dimostrato di avere quelle capacità di cinismo e di pragmatismo necessarie per individuare una rotta politica e percorrerla. Se Forza Italia in provincia di Frosinone non è un suk nel quale i capi tribù si accoltellano alla schiena una notte si e l’altra pure ma si limitano a qualche goccia di veleno nel caffé ed una gomitata sotto la cintura appena possibile, è soprattutto merito suo. Anche per la capacità di non accendere guerre dove è consapevole che produrrebbero più danni che vantaggio: come nel caso della levata di scudi fatta da Adriano Piacentini contro la riabilitazione di Antonello Iannarilli. (leggi qui). L’ha disinnescata in poche righe: (leggi qui) andare allo scontro, alla fine, avrebbe prodotto un vincitore ed un vinto. In questo momento ad Abbruzzese non serve né l’uno né l’altro. Serve tutta Forza Italia.

Quale strada imboccherà Mario. Sarebbe sciocco pensare che sceglierà quella più conveniente. Puntare sulla Regione significa mettere la fiche su un posto da assessore regionale in caso di vittoria di Giorgia Meloni contro Nicola Zingaretti e Roberta Lombardi (leggi qui). Significa scegliere di amministrare soldi, territori, relazioni politiche nel Lazio. Diventare una sorta di imperatore plenipotenziario.

Puntare su Montecitorio significa imboccare la strada del fare politica, costruire relazioni, intessere alleanze, elaborare strategie. Meno soldi, meno potere, più politica. Ma livello più alto.

Nei suoi sogni erotici più spinti Mario Abbruzzese si vede già capogruppo a Montecitorio.

Mario può scegliere.