Il ‘punto di non ritorno’ percepito tardi, non resta che… pregare in silenzio – L’Analisi (di G.Lanzi)

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di GIOVANNI LANZI
Giornalista epurato

 

 

Il pari toglie sempre 2 punti… agli avversari: oltre al Benevento anche il Perugia out e il Verona avrebbe giocato sulle spine
Il ‘punto di non ritorno’ percepito tardi, non resta che… pregare in silenzio
Le comiche e gli psicodrammi della 41.a giornata. E con la testa rivolta ai playoff, il 4-3-3 non è scartare a priori

 

 

La beffa dietro l’angolo e non resta che sperare e pregare perché non siamo più arbitri di un bel niente. A 90′ dalla fine il Frosinone dovrà trascorrere questi 4 giorni che separano dalla sfida di giovedi sera alla Pro Vercelli rintanato in una Chiesa per votarsi a tutti i santi in calendario. In silenzio religioso, con il breviario tra le mani. La prima fila occupate da Pasquale Marino e dal suo staff e poi via via tutti i giocatori. Attori protagonisti e comprimari, punte, mezze punte e puntine da disegno mescolati tra loro in un abbraccio speriamo comune.

Visto anche che don Pasquale è uno che quando sceglie lo fa fino alla ‘morte’, a volte pur in maniera inconsapevole è respingente abbastanza a tal punto che per modificare qualcosa al di fuori della piatta normalità pare abbia bisogno di una nuova Enciclica papale. Scherzi a parte, non resta davvero che sperare e pregare in questi ultimi 90′. Perché ‘siamo’ asini in aritmetica, prima di ogni cosa. Non vuole essere un’offesa. Ma solo una semplice constatazione. Si può essere bravi a disegnare tattiche sul campo ma scarsi a fare i conti con le dita.

 

LA FRASE STORICA DEL SAGGIO
E allora non ci stancheremo mai di ricordare una frase storica di Enrico Graziani, il direttore generale delle promozioni (anche) storiche e delle salvezze altrettanto storiche. Il buon Enrico è uomo di mondo, presenza giovanile, baffo sempre in tiro, spigliato, protagonista vero della vita che ha preso sempre di petto. E nel suo piemontese-friulano-abruzzese-ciociaro complicato da documentare con la tastiera dispensava sempre pillole di saggezza, magari davanti ad un buon piatto di carbonara. “Uè dai, con un pareggio non corri ma togli sempre due punti agli avversari…”. Ed è così. Meglio l’uovo oggi che la gallina domani.

Infatti, un pareggio a Benevento, nella peggiore delle ipotesi che non prevedeva la vittoria – anche se poi il peggio non sembra abbia fondo in questa stagione bislacca – sarebbe stato pur sempre utile a qualcosa: il Verona sarebbe rimasto a -1 ma a quel punto non si sarebbe più potuto accontentare del pareggio a Cesena e il Benevento sarebbe rimasto a -12 dai giallazzurri e quindi fuori dai radar come il Perugia (umiliato dal pareggio del Latina, non avrebbe accorciato dai -10). Segnali radar dentro i quali sarebbe rimasto solo il Cittadella. Meglio un avversario alla volta, che 4 tutti in una volta. E invece il Frosinone ha scelto di giocarla per vincere, perdendo. Questione di conti. Se non li sai fare, non servono nemmeno le ripetizioni di notte. Peccato. Purtroppo. E’ andata male. Separati tra loro dal punto. Opportunamente.

 

PERCEPITO TARDI IL ‘PUNTO DI NON RITORNO
Perché sono quelli sono i concetti flash ripetuti allo sfinimento da Pasquale Marino. Che ha parlato anche di disattenzione, di mancata gestione della palla, di gol subìto su palla inattiva. Esattamente quello che, se la memoria non fa troppo cilecca, era già accaduto diverse volte in questo campionato. Soprattutto nel girone di ritorno giocato con il 3-5-2, dopo un mercato che definire sontuoso era sembrato quasi riduttivo ma che ha cambiato modo di ragionare in campo. E allora, ecco la carrellata, fino alla partita di Benevento.

Con la Virtus Entella a Chiavari (2-1 anche l’aggravante di due gol incassati nel recupero), con il Perugia al ‘Curi’ (1-1 minuti finali su palla inattiva), col Cittadella in casa (1-1) con il pari ospite arrivato bel finale per errata gestione della palla e disattenzione tecnico-tattica, a Bari (1-0 per i pugliesi per difesa posizionata male), a Cesena (1-1 ma vantaggio romagnolo arrivato per un’uscita improvvida di Terranova che segue Ciano sul movimento dentro di Garritano).

E ancora,  con l’Avellino in casa (1-1, con pari  irpino a 10′ dalla fine partito da palla inattiva e da errata marcatura al limite su Castaldo), ad Ascoli (1-1, con pari bianconero arrivato per errata gestione della palla in fase offensiva e per una serie di errori nelle coperture), con il Novara in casa (l’epitaffio vero alla promozione diretta con errori a go-go), a Terni (2-0 per i neroverdi: vantaggio da palla inattiva, raddoppio su disattenzione). Può bastare. Anche se Marino di disattenzione, mancata gestione della palla, gol subìto su palla inattivo ha parlato, in maniera critica, solo al punto di ‘non ritorno’.

 

ULTIMO TURNO TRA COMICHE E PSICODRAMMI
Si può perdere e festeggiare. E accaduto alla Spal che si è accorta di ritrovarsi in A solo dopo il fischio finale di Terni, al gol di Ceravolo a 350 chilometri di distanza, un ex ternano con la maglia del Benevento. Dopo 49 anni gli emiliani tornano in serie A e sicuramente avranno inviato un telegramma di ringraziamenti al Frosinone che a Ferrara – dopo la vittoria per 2-0′ del 26 marzo – si sentì troppo sicuro delle proprie possibilità. Per quella presunzione bisognerà attrezzarsi per un altro mesetto scarso di over-season come dicono gli inglesi. La penultima giornata ha mandato in onda diverse comiche e qualche psico-dramma.

Tra le comiche, il gol del pareggio del Verona con il Carpi e il rigore del pareggio del Latina. Tra gli psico-drammi la sconfitta del Trapani in casa con il Cesena, quella dell’Avellino a Salerno, del Vicenza a Cittadella. Per non parlare del Bari sconfitto nell’ultima coda della stagione in casa dall’Ascoli che praticamente si salva. Eloquente lo striscione dedicato dalla curva barese a Colantuono: “Ti sei bruciato”. Amen anche per un allenatore che ha perso la bussola da tempo.

 

MARINO, CAMBIARE SI PUO’

Adesso l’ultima, senza eccessive speranze per il Frosinone. Marino dovrà essere bravo a rimettere insieme una squadra che potrebbe aver perso la ‘retta via’. Marino paradossalmente dovrà fare lo… Stellone. Che dopo la sconfitta del 4 maggio a Perugia fu bravo, con l’ausilio della dirigenza e di un presidente onnipresente come sempre, a rimettere la barra a dritta, giocando il miglior calcio dei playoff di Lega Pro. Marino potrebbe anche cambiare qualcosa sotto il profilo tattico, passando quindi al 4-3-3, con l’utilizzo del tridente e soprattutto con il rientro di Paganini non più da spettatore in panchina.

Il problema è uno, sul quale Marino farà resistenza: 5 difensori centrali difficilmente utilizzabili da terzino. Dove deve tornare a giocare Matteo Ciofani, un soldato semplice ma tatticamente sempre valido. Il sacrificato vero nell’ipotesi di 4-3-3 potrebbe essere Dionisi, spostato largo a sinistra. Ma l’importante è non fargli fare… compagnia all’assistente di linea come nel girone di andata ma renderlo parte integrante del gioco perché il reatino è l’arma letale sempre e comunque come il gemello Daniel Ciofani. E’ solo una ipotesi quella che si avanza perché Marino non è tecnico che si lascia condizionare. Ma il 3-5-2 del girone di ritorno è stato fumo negli occhi. Si può dire.

Conti alla mano, questi non sbagliano mai solo se sai prenderli dalla parte giusta: 38 punti nel girone di andata, giocato tra 4-3-3 e 4-4-2. Al massimo il Frosinone ne farà 36 nel girone di ritorno, giocato con il 3-5-2 se sbatte la Pro Vercelli. Promozione diretta (quasi) in malora. Marino dirà che non contano i moduli ma l’attenzione, l’approccio, la prestazione. Appunto, la beffa dietro l’angolo. E’ arrivata.

 

 

Foto: copyright FrosinoneCalcio.com, tutti i diritti riservati

 

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