Dieci indagati, 4 interdizioni, un maxi debito e nessun buco (per ora) all’Università

Gli indagati sono dieci. E per quattro è stato chiesto un provvedimento cautelare: la sospensione dalle funzioni. Ma l’inchiesta della Guardia di Finanza di Cassino sul buco milionario nei conti dell’università di Cassino rischia di trasformarsi in un colossale buco nella sabbia.

 

L’INFORMATIVA DELLA FINANZA
L’informativa della Guardia di Finanza di Cassino è stata consegnata il primo giugno scorso dal colonnello Massimiliano Fortino al sostituto procuratore della Repubblica Marina Marra. Ricostruisce ogni passaggio del buco da 40 milioni di euro scoperto nei conti dell’ateneo di Cassino poco meno di un anno fa. Tenuto segreto fino a quando è stato possibile. Venuto alla luce quando l’Inps di Cassino ha reclamato 31 milioni di euro più nove di interessi e sanzioni. Mancavano dai versamenti per le pensioni di buona parte dei 600 dipendenti (300 docenti e 300 amministrativi) (leggi qui il precedente del 16 febbraio ‘Un buco da 40 milioni nei conti dell’università’)

Gli investigatori individuano le responsabilità in capo a dieci persone. Per quattro di loro la Guardia di Finanza chiede l’applicazione di una misura ‘interdittiva’. In pratica: non abbiano accesso a funzioni che gli consentano di mettere mano sui conti dell’Ateneo.

I reati ipotizzati variano dal falso in bilancio al peculato fino alla corruzione indiretta. A seconda dei ruoli e delle responsabilità ipotizzate. I ruoli di vertice sui quali i finanzieri hanno concentrato i sospetti sono quelli dell’ex rettore Ciro Attaianese, dell’ex pro rettore al Bilancio Raffaele Trequattrini, dell’ex direttore generale Raffaele Simeone. Un intero capitolo a parte riguarda l’attuale rettore Giovanni Betta: per il quale non è stata chiesta alcuna misura interdittiva.

 

LE ACCUSE

Chi si è arricchito? Nessuno. Chi ha approfittato dei soldi dell’università? Nessuno. Il paradosso dell’inchiesta consegnata alla Procura della Repubblica è questo. Nessuno ha rubato.

La ricostruzione fatta dalla Guardia di Finanza coincide in larga parte con la relazione che è stata inviata dalla Procura della Corte dei Conti.

Chi ha preso quei soldi? Nessuno. La situazione che si sta profilando è, in larga parte (ma non in tutta) quella anticipata da Alessioporcu.it lo scorso 7 marzo (leggi qui ‘La vera storia del buco nei conti Unicas: scavato da un genio’.

In estrema sintesi. Non si può parlare di buco. Ma di debito. Che differenza c’è? E’ buco quando io faccio una spesa e lo nascondo, nessuno sa niente e non viene previsto di dover pagare quel conto. Invece il debito? Si ha quando so di dover pagare, c’è la bolletta ma non la saldo e sposto in avanti il pagamento.

In questo caso: chi ha scavato i 31 milioni di debito nei conti dell’Università ha preso i soldi destinati all’Inps e con i quali bisognava coprire le pensioni. Non ha pagato e li ha trasformati in un finanziamento a tasso zero. Con il quale ha sovvenzionato le grandi opere per l’università: senza dover chiedere un centesimo alle banche. Spostando in avanti la data di versamento all’Inps.

In concreto. Bisognava finanziare i lavori per realizzare la cittadella universitaria che oggi sorge in località Folcara, con tanto di palestre e alloggi per migliaia di ragazzi da tutto il mondo. E quei soldi sono usciti. Senza banche, senza interessi. Giocando sui versamenti dei contributi Inps. Un’operazione scientifica, nella quale nessuno si è messo in tasca un soldo. Ma ha finanziato un sistema. In pratica: i soldi destinati ai contributi Inps – secondo l’ipotesi ora sotto esame – sono diventati il contante con il quale finanziare i lavori di costruzione del polo universitario. Senza dovere andare a chiederli in banca, senza dover presentare garanzie. Soprattutto senza interessi.

A mano a mano che c’era disponibilità poi si tacitava l’Inps, pagando in ritardo. E poco alla volta. Ma, comunque, pagando. Facendo in modo che nessuno dei dipendenti destinati alla pensione si ritrovasse senza i contributi al momento di cessare dal servizio.

 

E CHE REATO E’?

Ma se uno non ruba niente che reato è? La Guardia di Finanza infatti non ipotizza alcun reato di appropriazione indebita. Ma avanza l’ipotesi di falso in bilancio. Cioè: i conti non erano in ordine. E se vuoi costruirti la cittadella universitaria, ti fai finanziare dallo Stato o dalle banche. Ma non giochi con i soldi dell’Inps.

Vaglielo a spiegare che lo stesso Stato che oggi reclama ordine nei conti ad un certo punto ha segato i soldi già promessi e finanziati per le opere e la ricerca. Spiegaglielo tu che lo stesso Stato che oggi fa il precisino, manda i soldi all’università con un ritardo non proprio legale. Ma questa è un’altra storia.

E la ‘corruzione indiretta‘? Nessuno degli indagati ha intascato soldi per compiere atti contrari ai propri doveri d’ufficio. Ma scatta il reato di Corruzione anche se “le ricadute patrimoniali siano mediate e indirette“. Cioè? Spiega la Cassazione che alimentare e favorire le aspettative di carriera di un dipendente per indurlo a ad essere più ‘elastico’ è una corruzione indiretta. Così come lo è anche un’assunzione “di comodo”.

 

LA POSIZIONE DI BETTA

Un capitolo d’indagine ha riguardato il magnifico rettore Giovanni Betta. A suo carico non è stata chiesta alcuna misura interdittiva.

Perché la Guardia di Finanza allora gli dedica un capitolo? Gli investigatori rilevano una condotta che segnalano all’ufficio del Pubblico Ministero. Sarà il magistrato a valutare se contenga profili di reato. Scrivono i finanzieri che il rettore viene a conoscenza del buco nei conti dell’università intorno a settembre 2016. E un mese più tardi (ottobre) c’è la sua firma si alcuni atti con i quali avvia l’iter per congelare sanzioni ed interessi. Chiede di certificare il debito di 31 milioni in maniera cristallina, si impegna a pagare a rate. Due mesi dopo avere avuto contezza del problema (novembre) autorizza il pagamento di una prima rata all’Inps

Dove sta il problema? La Guardia di Finanza fa rilevare al magistrato che a dicembre viene posto in discussione il bilancio previsionale 2017, ma non c’è traccia di comunicazioni del maxi debito al Consiglio d’Amministrazione. Perché l’ingegner Betta lo ha tenuto nascosto?

Gli investigatori non avanzano contestazioni di reato al magistrato. Ma lo fanno rilevare. Spianano la strada ad un eventuale approfondimento. Soprattutto perché in quel periodo avvengono 8 assunzioni di docenti tra ordinari e ricercatori.

Un voluminoso dossier a chiarimento delle scelte fatte dal Magnifico rettore è stato quasi ultimato da un pool di cattedratici. Spiegano che in quel periodo storico il professor Betta non poteva comportarsi in maniera diversa. Perché non aveva alcuna cognizione di possibili reati: era a conoscenza solo di una irregolare posizione amministrativa e si era attivato per sanarla, limitando ogni danno. Rivelare la questione avrebbe significato violare il segreto dell’indagine interna che era stata avviata.

 

LA CORTE DEI CONTI

Del caso è stata investita anche la magistratura contabile. Che però rischia di dover alzare bandiera bianca. In via Baiamonti a Roma pare che si stiano ponendo un fondamentale quesito giuridico. E cioè: a quanto ammonta il danno arrecato alle casse dello Stato (o di un suo ente, com’è in questo caso l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale)? Calcolatrice alla mano, il danno pare sia pari a zero.

Com’è possibile? Il rettore Giovanni Betta avrebbe condotto in porto una trattativa con l’Inps e con l’Agenzia delle Entrate. Leggi alla mano, avrebbe reclamato l’applicazione d’una serie di norme valide per tutti i cittadini e le imprese italiane. Non ultima, la ‘rottamazione‘ delle cartelle. Al momento gli interessi provocati dai ritardati pagamenti e le sanzioni risultano essere zero. Proprio grazie all’azione avviata dal rettore Betta.

L’ultima parola non è detta. Tra dieci giorni l’Agenzia delle Entrate comunicherà se tutte le rottamazioni sono state accolte. Solo allora si avrà la certezza che il ritardato pagamento di quei 31 milioni non abbia determinato interessi e sanzioni stratosferici. Al momento: no. Quindi, la Corte potrebbe censurare una condotta non proprio lineare. Ma non un danno.

 

IL BUCO… NELLA SABBIA
C’è debito ma non c’è buco. E’ il dilemma sul quale si stanno concentrando investigatori e magistrati.

C’è danno? Lo si saprà la settimana prossima quando Agenzia delle Entrate ufficializzerà le decisioni sulle cartelle rottamate.

L’orientamento che sta emergendo nel Palazzo di Giustizia di Cassino è che ci sia ‘falso in bilancio’.

Chi lo abbia commesso e perché è il vero nodo dell’intero caso. Perché se è vero che non s’è messo in tasca il becco d’un quattrino, comunque ci sarebbe stata forse corruzione indiretta.

Tutto appare come un buco nella sabbia: lo scavi ma gli aspetti normativi lo ricoprono subito.

Talvolta basta un po’ d’acqua per rendere più compatta la sabbia. E’ quella che gli inquirenti stanno aspettando. dall’Agenzia delle Entrate.

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