Gli stipendi del Grillino III – Che fine hanno fatto gli scontrini?

Non è un caso isolato. Nel Movimento 5 Stelle l’onorevole Luca Frusone di Alatri è in buona compagnia: è uno degli 89 parlamentari grillini rimasti un po’ indietro nell’aggiornare le loro spese. Su 127 deputati e senatori eletti sotto le bandiere del ‘non partito’ solo 38 sono in regola con la rendicontazione.

Lo dice la piattaforma del Movimento 5 Stelle creata proprio per rendere tutto più trasparente e consentire così agli elettori di valutare la correttezza dei portavoce mandati a Montecitorio e Palazzo Madama: quando si erano candidati avevano preso l’impegno – sul palco – di vivere con circa 2500 euro al mese, rendicontare tutto on line, restituire le eventuali eccedenze.

L’onorevole Frusone non aggiorna più la propria posizione on line dallo scorso mese di giugno: l’ultima serie di dati disponibile è quella relativa al mese di maggio. Come lui stanno altri 60 parlamentari: nomi di primo piano come il vice presidente della Camera Luigi Di Maio ed il presidente della Commissione Vigilanza Rai Roberto Fico.

Tra i pasdaran dei deputati c’è chi dice siano troppo impegnati e non abbiano il tempo per aggiornare puntualmente le loro spese, i loro rendiconti, i loro scontrini. Falso. Ci riescono con una precisione svizzera (anzi, grillina) parlamentari impegnatissimi come Alessandro Di Battista che ha già rendicontato le spese sostenute nel mese di settembre.

Ma Frusone non è tra i peggiori. In fondo alla fila ci sono alcuni suoi colleghi che hanno smesso di rendicontare da febbraio 2015, altri sono fermi a marzo. La cosa più difficle è stata l’estate: in 12 si sono persi nella rendicontazione di agosto e non hanno più messo mano a scontrini, fatture e note spese che loro stessi s’erano spontaneamente impegnati a rendere pubblici on line.

Quasi tutti (Frusone compreso) sono puntuali nel versare al Fondo di Garanzia per il Microcredito’ una quota dell’indennità di carica: versano circa 2mila euro, meno di quanto versano al loro Partito i parlamentari del Partito Democratico, molto meno di quanto si tagliano i deputati ed i senatori di Sel.

Dove invece non c’è molta precisione sono gli altri rimborsi. Il parlamentare di Alatri è tra quelli che in media spende buona parte dei soldi messi a loro disposizione dalle Camere: più o meno tra i 7 ed i 10 mila euro al mese.

Ma come viene investito il denaro che ogni mese arriva nelle tasche dei cittadini eletti? Le spese dell’onorevole Frusone le abbiamo già analizzate nel dettaglio: leggi qui le spese 2015 e leggi qui le spese dell’ultimo trimestre 2014.

Per capire se sia uno spendaccione oppure uno parsimonioso può essere utile un paragone con il comportamento che viene tenuto dai suoi colleghi del Movimento 5 Stelle.

Una delle voci di spesa più importanti è quella per la casa. Luca Frusone riceve un rimborso di 1200 euro al mese dei nostri soldi per pagare l’affitto di casa a Roma, più altri 136 euro per bollette, manutenzioni e pulizia. E’ meno di quanto spende la media dei suoi colleghi, che si fanno rimborsare circa 1.500 euro a testa. Il più modesto è Luigi Di Maio (706 euro a maggio per affitto di casa e bollette) ma ce ne sono altri che spendono molto di più facendo lievitare così la media.

Ci sono ben 22 deputati e senatori grillini che hanno abbondato e invece di regolarsi come il nostro parlamentare hanno scialato spendendo oltre 2mila euro al mese per avere un tetto sulla testa all’ombra del Cupolone. Tra gli sfortunati che non sono riusciti a trovare una casetta a buon prezzo ci sono Carlo Martelli che a giugno ha rendicontato 2.527 euro di affitto, Roberto Cotti se l’è cavata con 2.448 euro, Marta Grande con 2.271 euro di affitto pagati a maggio.

Il nostro Frusone è contenuto anche nel mangiare: a maggio si è fatto rimborsare 897 euro di vitto: se vi sembrano tanti paragonateli ai 2.937 euro che si è fatto rimborsare per il vitto il pantagruelico onorevole 5 Stelle Salvatore Micillo, i 1.566 euro che si è fatto rimborsare l’onorevole Francesco Cariello oppure i 1.120 euro di Vitto che abbiamo rimborsato alla senatrice pentastellata Serenella Fucksia.

Nei mesi scorsi, quando abbiamo dettagliato le spese dell’onorevole Frusone c’è chi ha storto il muso di fronte ai rimborsi per lo smartphone ed il computer: poche centinaia di euro  come si può vedere nei rendiconti: quisquilie rispetto ai 5mila euro di consulenze che si è fatto rimborsare il suo collega senatore Luigi Gaetti. Così come il senatore Gianni Girotto che a luglio ha si è fatto rimborsare 3.947 euro, di cui 2.420 in non meglio precisate “consulenze varie”.

Luca Frusone è nella media anche per quanto riguarda gli stipendi ai collaboratori/collaboratrici: a maggio ha speso 2996 euro comprensivi di stipendio, tasse e contributi. Paga bene? Di certo spende meno del suo collega di Movimento Paolo Romano che nello stesso mese di a maggio ha speso 8.329 euro, o di Silvia Benedetti che per il personale ha speso 7.833 euro a febbraio, o di Alessio Villarosa che a maggio ha pagato 6.316 euro.

Tutti del Movimento 5 Stelle. Tutto rendicontato on line. Ma fino ad un certo punto. Poi, la rivoluzione si è presa un momento di pausa.

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