Il disaccordo di Santo Stefano: vince solo Abbruzzese

Quando si scrive una cosa non corretta, rimettere le cose al loro posto è doveroso. L’intesa elettorale sottoscritta la sera del 26 dicembre e che vi abbiamo annunciato in anteprima, non è ‘L’accordo di Santo Stefano‘ (leggi qui il precedente) . Il nome giusto è ‘Il disaccordo di Santo Stefano‘. Ed è doppiamente un capolavoro di Mario Abbruzzese.

L’intesa che alle prossime elezioni comunali in Ciociaria vedrà insieme Forza Italia – Fratelli d’Italia e Noi con Salvini, numericamente non serve a niente. Le percentuali di preferenze che è in grado di sviluppare sono pressoché nulle.

Per essere più chiari: nelle elezioni comunali in centri come quelli chiamati al voto in provincia di Frosinone la prossima primavera, i voti li portano i candidati. Non i simboli dei Partiti. Il potere trainante del simbolo è forte su scala nazionale. Ma nei paesi, nelle piccole città, il voto ha una faccia, un nome ed un cognome.

A Cassino, senza lo zoccolo duro che poteva garantire Gabriele Picano, Noi con Salvini dovrà individuare candidati capaci di attrarre. Se spera di vincere solo con la forza del leader nazionale, realisticamente la percentuale che otterrà sarà da prefisso telefonico. Lo stesso discorso vale ad Alatri, a Sora ed in tutti gli altri centri.

Fratelli d’Italia, analogamente, ha un valore legato ai nomi ed alla storia degli uomini che è capace di esprimere.

Allora a cosa è servito fare l’accordo? Sotto il profilo psicologico il valore è immenso. E’ il segnale che c’è la squadra, in campo scende una realtà capace di interfacciarsi con la politica nazionale, in grado di avere interlocutori nei posti dove si decide. Non è un’armata Brancaleone.

Ma vale poco. A livello di preferenze si parla di  argent de poche.

Allora perché lo hanno sottoscritto? Tutti hanno il loro tornaconto. Il commissario di ‘Noi con Salvini’ per le province del Lazio Umberto Fusco sta costruendo la strada per la sua candidatura nel Lazio, fatta di efficienza, credibilità, distanza da nomi come quello di Gabriele Picano che a Cassino potrà portare da solo qualche centinaio di preferenze. Ma sullo scenario regionale, avendo un Picano in squadra si rischia di essere etichettati in virtù delle sue precedenti esperienze di Partito, incompatibili con la mentalità dell’elettorato salviniano. La storia dell’inchiesta sull’aeroporto di Frosinone che lo coinvolge è un pretesto per non dargli il simbolo. Nulla di più.

Il coordinatore provinciale Antonio Salvati ha sottoscritto quel patto perché ha il disperato bisogno di consolidare la sua posizione in Fratelli d’Italia, contrastare l’offensiva silenziosa che sta progettando la componente di Massimo Ruspandini che rivendica un ruolo (o l’opzione sulla candidatura alle regionali) dopo avere elaborato la strategia vincente con cui è stato eletto Roberto Caligiore sindaco di Ceccano.

Mario Abbruzzese? Non aveva bisogno di alcun beneficio numerico. Certamente non di quello che gli porterà il patto di Santo Stefano. Ma è quello che vince più di tutti. Conferma la sua abilità di stratega, ottiene un documento dal forte profilo psicologico che potrà giocarsi con Antonio Tajani confermandogli di essere un bravo giocatore sul tavolo della politica.

Ma questo è poco. Il vero successo di Mario Abbruzzese è avere spaccato gli alleati di centrodestra senza che loro se ne accorgessero. Salvini senza Picano, Salvati contro Ruspandini. Alle prossime regionali i suoi potenziali avversari sono già in frantumi.

Ma non se ne sono accorti.

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