Papa: «Non è grazie alla politica locale che Giulia nascerà a Cassino»

Morde ma non affonda i denti. Frusta ma non getta il sale nella ferita. Davide Papa guida gli industriali della provincia di Frosinone iscritti a Confindustria ed è stanco: non ne può più di strillare e sbattere i pugni sulla scrivania. La burocrazia ed i tempi della politica sono diventati il suo nemico. E’ stanco anche fisicamente mentre si accomoda nelle poltrone di A Porte Aperte negli studi di Teleuniverso. Ma si accende di scatto appena sente che la politica prova a rivendicare qualche merito nella ripresa economica del territorio, nell’arrivo del maxi investimento con cui Fca sta trasformando Cassino nel plant più prestigioso del gruppo: morde quando risponde e solo l’aplomb confindustriale gli impedisce di affondare i denti.

A PORTE APERTE – L’investimento fatto da Sergio Marchionne a Cassino è legato in qualche modo alla politica regionale e locale che ha creato le condizioni ottimali per attrarre proprio qui la culla della nuova Alfa Romeo Giulia?
DAVIDE PAPA – Non me ne voglia la politica locale e la politica regionale del tempo: se Marchionne ha deciso di investire sul nostro territorio non è certo grazie a loro. Giulia nascerà a Cassino essenzialmente per due motivi: il primo è il personale che lavora in questo stabilimento, gente estremamente valida, competente, grandi lavoratori che non hanno mai creato gravi problemi di conflittualità interna e in Fca questo lo si sa bene; il secondo motivo è che l’impianto di Cassino è posizionato in maniera strategica tra il Tirreno e l’Adriatico, equidistante da Roma e Napoli, vicinissimo ai porti dai quali devono salpare le vetture destinate ai mercati Americani e Asiatici. No, la politica locale è del tutto estranea a questo processo.

 

Quanto incide la burocrazia sui mancati investimenti in queste zone?
Troppo. In Italia abbiamo ancora troppa burocrazia. E in particolare ne abbiamo in queste zone.

 

Colpa della burocrazia o di pessimi burocrati?
In questo periodo abbiamo l’una e gli altri. La burocrazia potrebbe essere più snella e celere, i burocrati purtroppo sono poco attenti. Prendiamo ad esempio le famigerate richieste di Autorizzazione Integrata Ambientale: sono certificazioni indispensabili per poter aprire (o tenere aperta) un’attività; ebbene in questo territorio sono bloccate ormai da qualche anno e rischiano di far chiudere le imprese che hanno chiesto quelle certificazioni; l’assurdo è che l’azienda chiede l’Aia, la burocrazia non rispetta i tempi previsti dalla legge e tarda a rilasciare le autorizzazioni, le conseguenze sono tutte a carico dell’azienda che a causa di quel ritardo può essere chiusa; poi deve citare per danni la Provincia che alla fine paga con i soldi di tutti noi cittadini. Questo è il tipo di burocrazia che induce un investitore a scegliere un altro territorio.

 

L’Accordo di Programma con cui il territorio, facendo squadra, ha ottenuto il diritto a grossi finanziamenti nazionali ed europei per il recupero industriale nell’area ex Videocon: andava bene come lo avete firmato o aveva ragione chi all’epoca chiedeva (e ancora oggi sollecita) di aprirlo anche alle Piccole e Medie Imprese e non solo alla grande industria?
Mettiamo le cose in chiaro: è stato il ministero dello Sviluppo Economico a stabilire i parametri dell’Accordo di Programma, senza lasciarci alcuna possibilità di decidere se potesse essere bilanciato sulle grandi industrie o sulle Piccole e Medie Imprese. Il ministero è andato avanti per la sua strada. Noi siamo riusciti ad ottenere che una porta per le Pmi venisse aperta: al bando infatti potevano partecipare le aziende ‘in filiera’ cioè associandosi intorno ad un progetto. La cosa scandalosa è un’altra: il ministero ha impiegato 7 mesi per mettere a punto il bando, poi ci ha concesso solo 30 giorni per studiarlo, decifrare tutti i tecnicismi al suo interno, individuare il sito, elaborare il progetto, preparare la documentazione, rispondere al bando. Avremmo potuto fare grandi cose ma non ci è stato dato il tempo. C’erano aziende disposte a fare ‘filiera’ e associarsi intorno ad un progetto che poteva vederle insieme ma non gli è stato concesso nemmeno il tempo per conoscersi.

 

Il Ministero ha spezzato le ali a questa opportunità?
E’ stata un’opportunità sprecata.

 

La politica è consapevole delle necessità del sistema – impresa di questo territorio?
A volte me lo domando pure io. Bene ha fatto il prefetto ad intervenire per sbloccare i lavori con cui sistemare le strade intorno allo stabilimento Fca di Cassino, riunendo tutti gli enti che ne hanno competenza: da due anni non si faceva altro che parlare di queste strade, parlare e basta. Ed il fenomeno non riguarda solo Cassino: anche ad Anagni abbiamo un problema simile. Sono due anni che noi industriali diciamo a voce alta che bisogna sistemare le strade intorno agli stabilimenti: ma c’è qualcuno che o non ascolta o non ha i tempi degli industriali. Allora mi domando: è arrivato il momento che qualche imprenditore scenda in politica? E non sono io il candidato. Qui è diventato impossibile fare impresa: noi e la politica parliamo due lingue diverse. E’ arrivato il momento in cui la politica deve capire che siamo tutti sulla stessa barca. Se i politici pensano di fare solo politica e di non avere nulla a che vedere con l’impresa allora non ha capito niente: è l’Impresa a portare avanti l’economia.

 

Chi vogliono schierare gli industriali? Chi intendete candidare?
No. Non ci stiamo preparando a candidare nessuno. La mia voleva essere solo una domanda rivolta a me stesso.

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