Iannarilli: «Adesso vi racconto chi sono gli affaristi e gli sciacquapalle»

Scomodo ma utile, ruvido ma all’occorrenza istituzionale, sbaglia i congiuntivi e gli scappa la parola in dialetto: ma alla gente piace così. Non ci sono vie di mezzo, Antonello Iannarilli o lo si ama o lo si detesta. Per questo lo hanno eletto a furor di popolo consigliere regionale fino a diventare Assessore nel governo Storace, deputato per due legislature, presidente della Provincia dando piazza Gramsci per la prima volta ad un politico di Centrodestra. La sua fortuna e la sua condanna sono quel caratteraccio da eretico a tempo pieno, nel quale l’unica ragione che esista è la sua; e se finisce in minoranza prende il pallone e lo buca. La diplomazia non fa parte né della sua indole né se ne trova traccia nel suo vocabolario. Non è soddisfatto fino a quando non provoca la guerra ma è il primo a correre in soccorso dello sconfitto. Ora è in minoranza nel Partito che lui stesso ha contribuito a fondare, Forza Italia, e si diverte a trascorrere il tempo appiccando incendi.

Alessioporcu.it – A che gioco (politico) gioca Antonello Iannarilli?
Antonello Iannarilli – Sempre lo stesso gioco che ho giocato: dalla parte della gente, amministrando in maniera legittima, senza vendere il territorio alle lobby.

Il coordinatore regionale di Forza Italia Claudio Fazzone cosa è venuto a fare a Frosinone lunedì scorso? (leggi qui il precedente con la visita di Claudio Fazzone)
E’ venuto perché lo ha sollecitato una lettera del vice coordinatore Alessia Savo che si era appena dimessa. Fazzone voleva tentare di individuare un percorso unitario ma non è stato possibile.

Non ci prendiamo in giro: dentro Forza Italia in provincia di Frosinone ognuno ha sempre fatto come gli pareva, all’improvviso Fazzone si accorge di questo caos e si presenta a Frosinone? Un po’ difficile da credere.
Finora nessuno aveva mai mandato una lettera al coordinatore regionale investendolo della questione: Alessia Savo lo ha fatto, correttamente, per informarlo delle dimissioni in quanto era stata nominata da lui. (Leggi qui le dimissioni di Alessia Savo)

Quindi vogliamo dire che fino ad oggi il coordinatore regionale Claudio Fazzone è stato al posto suo perché nessuno gli aveva mandato una lettera?
Diciamo che era a conoscenza della situazione ma non lo abbiamo mai coinvolto. Se questa volta si è mosso è perché è chiara l’incapacità del gruppo dirigente di trovare una sintesi: quando c’ero io alla guida del Partito nessuno è mai venuto da Roma per metterci d’accordo. Eppure ci siamo scornati, ci siamo confrontati in ogni maniera, ma una sintesi che mettesse d’accordo tutti poi l’abbiamo sempre trovata. In questo caso non sono stati capaci.

Fazzone durante la sua visita al Coordinamento di Frosinone dice “Abbassiamo i toni della polemica”. per tutta risposta la sera stessa Iannarilli dichiara “Rimango libero sempre di esternare il mio pensiero e non ci sarà nessuno che può impedirmelo. Mai. Né tantomeno i voltagabbana, gli imbroglioni, gli affaristi, leccaculo e gli sciacqua palle… “. Non è proprio un abbassare i toni… (Leggi qui le dichiarazioni di Iannarilli)
Intanto, io non devo rendere conto a nessuno. E poi Fazzone a me non ha detto niente: non ci siamo incontrati, non so cosa abbia detto durante l’incontro, le cose che so le ho lette sulla stampa. Quando parlerà con me gli spiegherò le mie ragioni e può essere pure che mi capisca.

Fazzone convoca la riunione al Cesari e tutti lo leggono come una concessione a Iannarilli che non riconosce la sede del coordinamento perché è la stessa in cui si trovano gli uffici di Abbruzzese: risultato, tutti si compattano e dicono a Fazzone ‘Se vuoi ci vediamo nella sede di Partito altrimenti se ne fa niente’. Non ha l’impressione che tutti siano contro Iannarilli?
E’ ora che diciamo come stanno le cose su questa storia della sede. Quando Angelino Alfano mi ha nominato commissario del PdL in Provincia di Frosinone convocavo le riunioni nella sede provinciale del Pdl. Loro non partecipavano perché dicevano che quello era un ufficio mio e non lo riconoscevano come sede del Partito. In realtà quello era un locale che mi aveva messo a disposizione l’amico Enrico Straccamore per farci la sede provinciale, in quanto nessuno degli eletti tirava fuori un centesimo e non avevamo una cassa dalla quale prendere i soldi per pagare l’affitto. Ma a loro non stava bene. E andavano a riunirsi invece al Cesari. Mi boicottavano. Mi dissero che il rinnovamento passava per le mie dimissioni. E io non mi sono dimesso. Loro per tre anni sono andati a farsi le pippe mentali al Cesari. Poi cercammo un accordo e decidemmo di trovare una sede che stesse bene a tutti. Nemmeno una settimana più tardi leggo sui giornali che hanno trovato la nuova sede del Coordinamento Provinciale e che è nello stesso posto dove ci sono gli uffici di Abbruzzese. E allora adesso non sta bene a me. E’ chiaro che hanno paura di Iannarilli. Perché sono uno che sa stare nelle regole.

Perché non è nato un fronte comune contro l’attuale Coordinamento ma ognuno ha continuato a fare opposizione per conto proprio?
Non lo abbiamo mai voluto creare. Capiamoci: qui non c’è una contrapposizione personale tra Abbruzzese e Iannarilli. C’è un coordinamento, ci sono varie anime che non ne condividono le scelte politiche. Quello che a me non va bene non è Mario Abbruzzese. A me non va bene lo sfascio che hanno prodotto certe politiche dal 2005 in poi: l’amministrazione comunale di centrodestra che governava Cassino non l’ho mica fatta cadere io, la gente ci ha punito e all’epoca non prendemmo manco un consigliere. Sono state fatte scelte altrettanto discutibili su Veroli che ci hanno fatto precipitare al 3%, ad Anagni siamo caduti al 7%, a Ceccano altre scelte sbagliate. E’ questo che a me non piace. Ho ricoperto ruoli troppo importanti, per perdere tempo ad occuparmi di piccole cose come le contrapposizioni personali. In questo fantomatico coordinamento se nascono dieci volte non fanno quello che ho fatto io.

A che gioco sta giocando Antonio Tajani: divide et imperat?
No, Tajani è uno che per scelta sua non è mai voluto entrare nelle beghe. E’ così da sempre. Sono suo amico, gli sono riconoscente per avermi scelto a suo tempo e lo voterò sempre. Così come sarò sempre al fianco di Berlusconi: se il presidente domani mattina dicesse che si è stufato e se ne va, io me ne vado un secondo dopo. Se volessi andarmene, ce ne sono tanti che sono pronti a stendermi i tappeti rossi. Ma nella vita bisogna essere coerenti. Quando ero consulente al Ministero dell’Agricoltura con quella dilettante che faceva il ministro e voleva impormi di firmare contro Berlusconi, io sono stato coerente e non ho firmato: ho preferito andarmene dal ministero. E se firmavo mi avevano offerto anche qualche presidenza: ma per fortuna non ho bisogno di soldi, la politica non la faccio per guadagnarci, grazie a Dio lavoro.

Berlusconi è finito?
Una cosa è certa: Berlusconi si è stufato di tirare fuori i soldi. Politicamente ha ancora un ruolo. E scenderà ancora in campo.

Per strada ha perso tantissimi amici: il coordinatore Adriano Roma, il capo segreteria Danilo Magliocchetti, la responsabile delle Donne Mirella Colantonio, il vice presidente al quale ha lasciato la provincia Peppe Patrizi, il compagno di tanti confronti Alfredo Pallone. Non pensa di avere commesso qualche errore, con almeno uno di loro?
Forse non condividono il mio modo di fare politica in maniere trasparente, chiara, se devo mandare affanculo una persona lo faccio tranquillamente e glielo dico davanti. Ad Adriano Roma non ho fatto nulla di male se non sostenerlo alle Regionali e fargli prendere 12.500 voti: non potrà dire che quei voti sono tutti i suoi. L’ho sostenuto perché ci eravamo stretti la mano, poi dopo le elezioni lui ha fatto delle scelte diverse ed è andato con Abbruzzese che è quello che lo ha ammazzato politicamente, poi è andato con Pallone che è quello che aveva giurato l’avrebbe sostenuto alle Regionali ed invece all’ultimo momento gli ha voltato le spalle ed ha fatto votare Abbruzzese ribaltando il risultato. Eravamo sotto un lampione nella piazza dove avevamo appena festeggiato la mia vittoria alle Provinciali e quella di Pallone alle Europee, tu c’eri ed hai sentito tutto, Pallone aveva giurato che il nostro candidato, mio e suo, alle Regionali era Adriano. Poi lo ha scaricato. Siccome io sono uomo di parola, sono rimasto al fianco di Adriano nonostante sapessi che sarebbe stata dura farlo eleggere. E nonostante sapessi che mi mettevo contro la mia famiglia. Non dimentichiamoci che mia cognata era candidata nella Lista Polverini e non è stata eletta per 80 voti: credo che ottanta voti li valevo.

Rimpiange qualcuno di quegli ex amici?
Non rimpiango nessuno, a tutti ho dato qualcosa che nessun altro gli ha potuto dare. A qualcuno l’ho sistemato per tutta la vita. Ma la gratitudine non è di questo mondo. Pensa: a Patrizi gli ho lasciato la Provincia chiedendogli una sola cosa: di non toccare la struttura che avevo organizzato per quattro anni e per il resto poteva fare come voleva. Invece dopo pochi giorni ha mandato via il Direttore Generale che era di una preparazione senza paragoni.

Non rimpiange nemmeno Alfredo Pallone?
Pallone ha fatto scelte diverse, non posso condannare le sue scelte.

Non rimpiange nemmeno di essere andato via dalla Provincia per candidarsi alle Regionali, perdendo? Lunedì scorso, durante la riunione del Coordinamento con Fazzone, c’è stato chi ha sostenuto che con la sua scelta di abbandonare la Provincia ha distrutto una classe dirigente di centrodestra.
Dite a quello scienziato che va dicendo queste cose che me ne sono andato dalla Provincia perché era diventata tutti i giorni una battaglia: mi creavano più problemi i miei che l’opposizione. Mi facevano mancare il numero legale e facevano saltare le riunioni di Consiglio durante le quali bisognava decidere cose strategiche, pensavano di tenermi in ostaggio. Ma non hanno capito con chi avevano a che fare. Un giorno ho scoperto che gli assessori cercavano le prove per sostenere che gli atti che avevo adottato non erano legittimi. E sapete prchè lo facevano?

Perché?
Perché a qualcuno avevo strappato in faccia rimborsi spese falsi, c’è stato un consigliere che ha presentato una richiesta di rimborso chilometrico per 5mila chilometri: l’ho chiamato e gli ho detto ‘Ma che ti sei girato l’Italia?’ Gliel’ho strappato e non gli ho dato un centesimo. E da quel momento ho detto a tutti gli assessori che ogni uscita doveva essere firmata da me altrimenti non rimborsavo niente. C’era chi presentava come giustificativo l’invito alle manifestazioni e diceva che c’era andato per rappresentare la Provincia per raccattare così qualche centinaio di euro di rimborso spese. Mi arrivavano ogni giorno voci incontrollate di situazioni delicate. C’era un signore di Amaseno, amico di Mario Abbruzzese, che mi creava problemi in continuazione e poi se n’è andato nel Pd. Era diventata una battaglia, ogni giorno: l’opposizione me la facevano i miei.

Ora si candida alle Comunali di Alatri: la volta scorsa non è stato eletto consigliere comunale, prima ancora non è diventato sindaco per una manciata di voti. Ama il rischio, per accettare una sfida così?
Io la politica la faccio in maniera serena. Non ho bisogno di sistemarmi. Il mio paese, con i suoi voti, mi ha fatto diventare consigliere regionale, deputato, presidente della provincia: oggi ho mollato la politica e mi sono concentrato sul lavoro. Ma nel momento in cui so che il mio paese ha un buco di otto milioni, la mia coscienza politica mi fa fare una domanda: ‘Ma posso essere utile?’

Ha scelto di candidarsi ed è sceso in campo: non era più giusto fare le primarie per individuare il candidato?
Non ci pigliamo in giro: le primarie significano spendere 20mila euro, è una pre campagna elettorale: non ci penso proprio, non è corretto per quelle famiglie che stanno in difficoltà. Io questa volta la campagna elettorale la faccio in maniera serena: se il mio paese ritiene che posso essere utile sono a disposizione, altrimenti continuo a lavorare.

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