Via alle selezioni per diventare i volti nuovi di Berlusconi

Meno stanco di quanto si dica, meno appesantito di quanto mostrino alcune fotografie, Silvio Berlusconi ha cenato l’altra sera con Antonio Tajani e gli altri europarlamentari di Forza Italia. A loro ha descritto la situazione drammatica in cui si trova il Partito «I sondaggi ci danno intorno all’undici per cento ma non dovete preoccuparvi: ho la situazione sotto controllo, gli analisti dicono che se torno in tv riporto subito a casa un milione di voti che attualmente sono in libera uscita. E li tolgo direttamente a Matteo Renzi». Per questo valgono il doppio.

Il ritorno di Silvio in tv verrebbe accompagnato da un secondo progetto al quale sta lavorando da qualche mese insieme al suo ‘cerchio magico’: un nuovo lifting a Forza Italia, un’operazione di marketing che rinfreschi l’immagine del Partito e poi «Lanciare in campo tutti nomi nuovi, facce nuove di imprenditori, avvocati, medici, gente che lavora e che è conosciuta per il suo lavoro, veri campioni del fare». Ma anche berlusconiani della prima ora, rimasti fino ad adesso lontani dai riflettori: per poter dire che il Partito ha le sue radici ed i suoi fedelissimi che lavorano nell’ombra da sempre e non ci sono soltanto quegli ingrati che gli hanno voltato le spalle.

Ai suoi euro commensali l’ex Cavaliere ha rivelato di avere una lista di venti “eccellenze” della società civile. Gli è sfuggito qualche nome, tra cui quello del vice presidente per l’Ue di Confindustria, l’imprenditrice del settore alimentare Lisa Ferrarini. Ma potrebbe essere la classica tattica con cui misurare le reazioni della piazza (e dell’interessata) appena l’indiscrezione è sui blog.

Tra gli ‘osservati’ per essere lanciati nel gruppo dei ‘Campioni del Fare’ c’è l’imprenditore di Ferentino Silvio Ferraguti: già presidente dell’associazione delle piccole e medie imprese Federlazio, già candidato alle scorse Europee, attuale responsabile delle politiche per le imprese in Forza Italia Lazio; le sue relazioni periodiche a Roma hanno colpito i cerchio magico: nei giorni scorsi proprio da Roma è filtrata la voce di un incarico nazionale, anche in questo caso potrebbe essere stato un modo per tastare il polso, verificare il gradimento. Subito c’è stato subito un vespaio di voci interne contrarie, soprattutto dal territorio di provenienza, il che viene valutato in modo positivo: significa che la massa vedrebbe Ferraguti come ‘nuovo’ e ‘contrapposto’ a quelle che Berlusconi chiama «le solite facce».

Tra i fedelissimi invece, si sostiene sia inserito anche Claudio Fazzone: senatore della Repubblica, membro della Commissione Antimafia, Vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali, dotato delle stigmate del perseguitato giudiziario dopo essere stato additato per mesi da alcune trasmissioni tv nazionali come una persona vicina ad ambienti poco raccomandabili che gestivano i grandi intrecci tra mafie e capitali intorno al Mercato Ortofrutticolo di Fondi ma mai sfiorato da alcuna inchiesta né condanna.

Perché Berlusconi si è svegliato dal torpore? Vuole essere pronto nel caso in cui accada quello che ha previsto: lo scioglimento delle Camere prima di Natale e voto a febbraio. La replica di quanto è stato visto nel 2013. A tavola ha spiegato come sia chiaro che Renzi punta ad arrivare alle urne sull’onda della vittoria nel referendum con cui approvare la riforma costituzionale. A quella data, il premier in carica avrà dalla sua parte l’Italicum già in vigore, che ai suoi commensali ha bollato come «un atto dittatoriale di Renzi: i sondaggi dicono che gli italiani sono contrari alla modifica della Costituzione».

Le tappe di avvicinamento di Renzi al voto, indicate da Berlusconi sono chiare e passano per due strade ma che conducono allo stesso posto. La prima strada: se il referendum sulla riforma Boschi passa viene a cambiare in modo sostanziale una parte dell’architettura istituzionale del Paese e non avrebbe più senso tenere in piedi un Senato che è stato appena cancellato con il voto referendario; quindi si deve andare a votare. La seconda strada: se il referendum sulla riforma Boschi non passa, renzi ha già annunciato che si dimette e si ritira dalla politica; quindi si deve andare a votare.

I tempi. Prima di arrivare al referendum, la riforma deve fare un ultimo passaggio alla Camera dei Deputati. E lì c’è ampiamente la maggioranza. Il passaggio al voto è stimato per la primavera, a quel punto il ddl Boschi sarà legge ma diventerà efficace solo dopo il referendum che dovrebbe tenersi in autunno inoltrato. E sull’onda del risultato, a febbraio 2017 si andrebbe al voto per le politiche.

Ecco perché Silvio sta selezionando i vari Ferraguti da mettere in campo.

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