La cena carbonara di Mosillo: due liste ed una convinzione

E’ stata una cena carbonara. Non nel senso che è stata fatta in segreto: più semplicemente si sono cucinati quattro spaghetti alla carbonara, in casa tra amici. In realtà, a tavola erano in sei. Argomento della serata: «Francè, che dobbiamo fare: ti candidi tu o no?».

Francesco Mosillo arrotola una forchettata e manda giù con gusto «Te l’ho detto mille volte che non ci va il prosciutto ma la pancetta affumicata». Tenta di evitare l’argomento ma sa benissimo che la serata l’hanno organizzata per quello: vogliono sapere se scende in campo o no, se spaccherà il fronte del centrosinistra alle prossime elezioni comunali di Cassino oppure lavorerà dietro le quinte.

Qualsiasi cosa decida di fare, non genererà imbarazzi politici in famiglia: il padre Stefano ha mollato la segreteria cittadina del Pd la settimana scorsa, stanco di tentare una mediazione che mettesse d’accordo tutte le fazioni. Il Pd in città è diviso tra chi vuole la conferma del sindaco uscente Giuseppe Golini Petrarcone e chi invece punta sul consigliere regionale Marino Fardelli; c’è chi non intende votare nessuno dei due eccependo che né l’uno né l’altro ha la tessera del Partito e, per dirla tutta non l’ha mai avuta. C’è chi vuole puntare su Sarah Grieco come espressione del circolo cittadino Pd e chi invece intende puntare sul consigliere provinciale Alessandro D’Ambrosio evidenziando come potrebbe attrarre il voto centrista che fa riferimento all’ex candidato sindaco del fu Popolo delle Libertà Carmelo Geremia Palombo.

Vice presidente del Cosilam, Mosillo jr. non vuole candidarsi: «Il Pd ha un candidato sindaco ed è Peppino Petrarcone». Chi è partito da lontano per arrivare a quella cena vuole capire come stiano davvero le cose per calcolare poi in che modo muovere le pedine: gli fa notare che «Peppino però non aggrega tutti. Gli avevamo chiesto di fare alcuni passi e lui però non ne ha compiuto nemmeno uno. La cosa grave è che aveva detto che li avrebbe fatti: se non li voleva fare perché non ne è convinto lo doveva dire e noi ci saremmo mossi in maniera diversa. La situazione adesso è diventata ingestibile, stiamo perdendo pezzi che si stanno collocando con Marino Fardelli».

Gli fanno vedere un sondaggio. Al secondo piatto di carbonara, Francesco è sempre più convinto: «Meglio con la pancetta. E comunque i sondaggi lasciano il tempo che trovano: quello che contano sono i voti». Dal fronte avanzano l’ipotesi di un doppio schieramento che sosterrebbe la sua elezione a sindaco: un polo di centrosinistra che avrebbe come catalizzatore Tommaso Marrocco ed un polo più centrista che avrebbe come ispiratore l’area forzista anti Abbruzzese che fa perno intorno a Massimiliano Mignanelli. «Questa – gli fanno notare – è tutta gente che non voterà mai Petrarcone, chi per ideologia e chi perché nel sostenerlo la volta scorsa ci ha rimesso la faccia: se tu scendi in campo, loro sono pronti a sostenerti. Hai il dovere di pensarci. Peppino non è stato in grado nemmeno di aggregare cinquanta persone che si tesserassero nel Pd».

Francesco  lascia capire: non mi metto a creare problemi né a Peppino né al Pd, ma se sarà chiaro che lui non ce la fa perché in troppi lo hanno mollato, se rischiamo di perdere per strada una parte di quel consenso, allora scenderò in campo io.

A fine serata, Francesco Mosillo lascia la cena ed i suoi interlocutori con una convinzione chiara: per lui, nella carbonara non ci va il prosciutto ma la pancetta affumicata.

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