Quei Partiti senza Cantera che rischiano di ritrovarsi senza elettori

Uno degli elementi strategici all’interno di qualsiasi squadra è il vivaio. Chiedere al Real Madrid o al Barcellona che con la loro Cantera che sfornano ogni anno baby talenti per un importo da 100 milioni di euro. In politica, la Cantera erano le sezioni di Partito: chi ha poco meno di cinquant’anni ricorderà quale fucina di talenti fossero. Dure e selettive, non concedevano corsie preferenziali nemmeno ai figli di papà: perché o eri capace di raccogliere voti o la raccomandazione serviva a nulla; e per avere voti dovevi essere capace di sostenere il confronto: con la piazza, con gli avversari politici. A partire da quelli interni: perché prima che ti facessero parlare dentro una sezione di Partito eri sepolto da una salva di ‘Stai zitto ragazzi’ qui stam’ a parlà di cose serie.

La decisone di abbandonare Forza Italia presa dal movimento giovanile Azzurra Libertà è un segnale che conferma la progressiva decomposizione di un movimento politico che Silvio Berlusconi aveva creato proprio su questo presupposto: era ‘sceso in campo’ al grido ‘Basta con il vecchio, io sono la novità’. Ma la gioventù è un vantaggio che il tempo ci fa perdere prima di quanto immaginiamo.

Dal punto di vista politico, invece, l’uscita di scena dei fratelli Zappacosta e del loro movimento significa poco meno di nulla. Nella struttura del Partito contavano zero. E meno ancora pesavano nella ‘fabbrica delle idee’ che dentro Forza Italia, semplicemente non esiste.

Non esiste a Roma come a Frosinone. In Forza Italia come nel Pd e nel Cinque Stelle. Le strutture dei vecchi e vituperati Partiti sono state capaci di creare nella loro Cantera la generazione dei quarantenni sui quali la politica si poggia oggi: Buschini, Magliocchetti, Bianchi, Fardelli, Costanzo, Alfieri, Amata, Mignanelli… Ma dopo di loro quale struttura sta creando la prossima generazione di politici, in che modo, con quale criterio e quale tipo di formazione? Il sistema proposto dal Cinque Stelle si è rivelato utopico: ci ha prodotto un senatore Marino Mastrangeli che almeno ha avuto il pregio di mostrare da subito quanto sia diversa l’utopia dalla realtà dei fatti.

Nuove idee? Zero. Sono fondamentali perché, a dirla con Gramsci, le masse si evolvono e le classi dirigenti che si candidano a guidarle devono essere aggiornate, anche anagraficamente. Invece di perdere tempo a rottamare, i tempi chiedono di iniziare a formare. In maniera seria. Per evitare di ritrovarsi alle prese, anche a livello locale, con dei fratelli Zappacosta. E peggio ancora, di ritrovarsi tra poco con Partiti senza idee, senza anima, senza elettori.

L’analisi di Dagoreport

Scriveva Susanna Turco su ”L’Espresso” lo scorso dicembre: ”Erano i “falchetti” lanciati da Daniela Santanché, adesso senza più sponsor i fratelli romani Andrea e Luca Zappacosta, 25 e 21 anni, vorrebbero diventare i rottamatori dell’intera Forza Italia (salvando il leader, però). Un sogno, una pia illusione, un calcolo cinico: chissà.

Di certo, mentre partito e percentuali cadono a pezzi, gli Zappacosta con il loro movimento Azzurra Libertà – uno dei satelliti del tardo berlusconismo – cercano di restare attaccati come patelle al caro Silvio, e di farsi notare a forza di spintoni. Verbali, ma anche fisici. L’altra settimana, per dire, al convegno azzurro in un hotel di Mogliano Veneto, sono arrivati alla rissa con gli organizzatori che non volevano farli entrare.

Nel partito non li amano, li trattano come l’ennesimo prezzo da pagare ai colpi di fulmine dell’ex Cav. Loro, al contrario, si dipingono come il futuro. “Il movimento giovanile con più iscritti d’Italia”. E azzardano l’abito leopoldino carezzando il domani. Di Renzi del resto “ammirano” con trasporto proprio quell’impresa: “La capacità di saper cambiare, di essere riuscito a prevalere su una classe dirigente che andava sostituita”, spiega Andrea, il maggiore. Rottamazione, dunque, ma in salsa berlusconiana. Non a caso chi aderisce ad Azzurra libertà viene chiamato “promoter”: “Noi siamo quel che Publitalia fu per Forza Italia negli anni Novanta: allora si selezionarono i manager, oggi i giovani”.”

Oggi però attaccano soprattutto lui, il Cav. Perché al solito, pare che si debba cercare la femmina, una delle belle ragazze che in maggioranza compongono il gruppo, e che avrebbe avuto un flirt con un fratellino Zappacosta. Poi è arrivato il ciclone Cav e, tra un giorno ad Arcore e qualche altro in Sardegna, mentre i due credevano di conquistare terreno, è la fanciulla che sarebbe stata conquistata. Di qui lo strappo più di corna che di politica, e ora, anche se non lo dicono, i sedicenti tremila vanno da Verdini, refugium peccatorum. Già, ma che ci fa Verdini con loro? Saperlo.

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