Cosilam, sotterrata l’ascia di guerra: via il punto sul Dg

Il disgelo in due mosse. Pietro Zola disinnesca la mina che rischiava di far saltare gli equilibri all’interno del Cosilam, la sua presidenza, l’intero progetto del ‘sistema delle imprese’ che lo aveva portato alla guida del consorzio industriale del Lazio Meridionale.

La prima mossa era stata la lettera riservata spedita la settimana scorsa dall’industriale del marmo al presidente della Banca Popolare del Frusinate Domenico Polselli (leggi qui il precedente). Era servita per far ripartire il dialogo dopo settimane di gelo, silenzi assordanti che valevano più di una sconfessione, prese di distanze. Ora la seconda mossa: quella decisiva e che rompe l’assedio stretto attorno alla presidenza. Pietro Zola ha deciso di togliere dall’ordine del giorno la richiesta di cancellare il ruolo e le funzioni del direttore generale.

Era il casus belli, l’argomento sul quale era nata in poche settimana la rottura verticale tra il presidente e alcuni dei suoi sostenitori. Ma sul quale Pietro Zola era disposto anche a saltare in aria, con tutta la presidenza: per difendere un principio, ribadire i concetti cardine di risanamento dell’ente, spingendosi anche a chiedere una commissione d’inchiesta sulla gestione passata del Consorzio per riferirne poi alla magistratura se ne ricorressero le condizioni (leggi qui il precedente).

Ora quel tema è sparito dall’ordine del giorno della prossima assemblea dei soci. Pietro Zola, l’uomo permeabile come il marmo, diventa sempre più Pietro Zola il diplomatico. La sua mossa non è un arretramento strategico, non è un ripiegamento né una sconfessione del suo stesso operato. Il presidente ha capito che rischiava di andare verso uno scontro su un tema non strategico: Fca sta per iniziare a sfornare le Giulia con cui intende conquistare una fetta del mercato mondiale dell’automotive oggi in mano a Bmw, Audi e Mercedes; a Mirafiori viene presentato il nuovo volto di Giulietta che non avverte minimamente il peso degli anni ma continua a registrare dati di vendita stupefacenti grazie alla qualità del lavoro realizzato nel plant che sta esattamente di rimpetto al Cosilam; in Regione è aperto il tavolo per asfaltare le strade che collegano lo stabilimento con le aziende dell’indotto e si studia la possibilità di una Casello autostradale ad uso di Fiat Chrysler. In questo contesto, concentrare le energie sulla discussione se è necessario o meno un direttore generale, apparirebbe una perdita di tempo tanto inutile quanto incomprensibile.

Pietro Zola il pragmatico delle settimane scorse, non avrebbe mai cancellato quel punto dall’ordine del giorno. Pietro Zola il diplomatico di queste ultime due settimane lo ha cancellato.

In questo modo ha sottratto all’arena dell’assemblea lo scontro con il direttore generale Nino Gargano e si prepara a ricondurlo nella sua collocazione naturale: una resa dei conti che avverrà nel chiuso di una stanza, nella quale i due uomini dal carattere tanto forte da risultarsi reciprocamente inconciliabili, si risolverà in un modo o nell’altro. Ma senza mettere in discussione il funzionamento dell’intero ente, rischiarne una paralisi che i partner industriali dell’Automotive non avrebbero compreso.

Una trasformazione, quella avvenuta in queste due settimane, nella quale dicono non sia per niente estraneo Davide Papa, il presidente di Unindustria Frosinone e vice presidente regionale, appena rientrato da un viaggio di lavoro oltreoceano. Lui che più di tutti aveva voluto Pietro Zola alla presidenza del Cosilam per la sua onestà ed il suo rigore morale indiscutibili. Pare ci sia lui dietro questa radicale rivoluzione. Perché il primo Pietro Zola avrebbe preferito il duello con Gargano nel piazzale del Consorzio. Il secondo Pietro Zola inizia ad assimilare l’arte della politica. E questo apre scenari diversi.

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