8 marzo di chiacchiere: solo un amministratore su 4 è donna

I dati di Unioncamere: solo un amministratore su 4 è donna. Nove province italiane fanno meglio di tutte. Due sono del Lazio. C'è pure Frosinone

Frosinone c’è. Ed è tra le nove le province italiane in cui le imprese femminili superano il 27% del tessuto produttivo locale. Non sono aziende che stanno al Nord: sono tutte del Sud e del Centro. Con Frosinone c’è Viterbo, c’è Isernia e c’è Campobasso, ci sono Benevento, Avellino, Chieti, Grosseto, Enna.

La metà ignorata del cielo

Sono la metà del cielo ma ai vertici delle imprese solo un incarico su 4 è ricoperto da donne. La fotografia scattata dall’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere-InfoCamere mostra che qualche piccolo passo avanti le donne al vertice l’hanno fatto. Sono cresciute di 8.602 posizioni (+0,88%).

Questo è avvenuto mentre contestualmente il numero delle donne che ricoprono cariche nel mondo imprenditoriale si è andato riducendo dello 0,46%, perdendo quasi 12mila posizioni tra dicembre 2019 e dicembre 2021. È accaduto in virtù di un calo consistente soprattutto tra le socie (circa 19mila in meno) e le titolari di imprese individuali (-7mila). Segno quest’ultimo delle difficoltà che stanno attraversando soprattutto le imprese minori.

Far crescere la presenza delle donne

Andrea Prete, Presidente Unioncamere (Foto Paolo Cerroni © Imagoeconomica)

Bisogna far crescere la presenza delle donne nelle imprese” è l’invito che il presidente di Unioncamere Andrea Prete, fa nell’imminenza della Festa della donna.

I nostri studi mostrano che le donne sono più innovative, più attente ai valori della sostenibilità ambientale, più responsabili nei riguardi dei loro collaboratori. La crisi di questi anni è stata dura anche per questa componente fondamentale della nostra economia, che ha rallentato la sua crescita. Aiutare le donne d’impresa è però essenziale per accelerare la ripresa economica, come fanno da tempo le Camere di commercio attraverso i Comitati per l’imprenditorialità femminile“.

L’analisi delle differenti cariche di guida e di amministrazione svolte all’interno delle imprese (984.366 quelle ricoperte da donne a fine 2021) evidenzia che la presenza femminile tende a ridursi al salire del livello di responsabilità. Le donne presidente sono infatti 33.645. Pur aumentando del 2,03%, restano comunque solo il 18,03% del totale. Maggior incidenza hanno invece le donne vice presidente: sono 18.327, rappresentano il 26,57% del totale e sono aumentate del 3,37% da dicembre 2019.

Più Consigliere

Foto © Can Stock Photo / tomas1111

Il maggior numero di incarichi riguarda soprattutto il ruolo di consigliere (225mila, pari al 25,4% del totale, in crescita del 2,52% rispetto a dicembre 2019). Le amministratrici sono poi 38.577, pari al 22,68%, in aumento del 4,48% rispetto a due anni fa.

In diminuzione invece le consigliere/amministratrici delegate: oggi sono 4.532, rappresentano il 22,74% del totale e sono diminuite del 4,77%.

Per quanto riguarda gli incarichi manageriali, si assottiglia la già sparuta platea dei direttori donna: sono 480, pari al 15,62% del totale e si riducono di 61 unità. Gran parte di queste donne ha fondato o partecipato alla fondazione di una delle imprese femminili oggi esistenti in Italia. Un milione e 342mila quelle registrate a fine 2021, pari al 22,13% del totale.

Il confronto con la situazione a fine 2019 mostra una situazione di sostanziale stabilità: in due anni, le imprese femminili sono aumentate dello 0,19%, con un incremento di 2.569 unità. Determinante in questo senso la spinta delle regioni del Mezzogiorno, in cui si contato oggi 7.646 imprese in più rispetto a dicembre 2019. Al contrario, il Centro vede diminuire la presenza di imprese femminili di 7.207 unità, mentre nel settentrione gli incrementi sono stati modesti: +1.696 nel Nord Ovest (+0,54%) e +434 nel Nord Est (+0,19%).

Il prezzo della pandemia

Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica

Soprattutto alcuni dei settori a maggior partecipazione femminile pagano salato il conto della pandemia e delle chiusure forzate che si sono succedute da marzo 2019.

Primo tra tutti il Commercio, che conta quasi 6.300 imprese guidate da donne in meno, l’Agricoltura (circa 3.500 in meno) e il manifatturiero (circa 1.500 in meno). Più dinamici e proattivi risultano invece alcuni comparti a maggior contenuto di conoscenza, secondo una tendenza in atto da tempo, come le Attività professionali, scientifiche e tecniche (+3.751 le imprese femminili), i Servizi di informazione e comunicazione (+1.014), l’Istruzione (+524) e la Sanità (+468). Bilancio positivo anche per il settore immobiliare e finanziario (+1.929) e per il Noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (+2.195).

Molise, Basilicata, Abruzzo e Umbria risultano a fine 2021 le regioni a maggior incidenza di imprese femminili. Nove le province, tutte del Sud e del Centro, in cui le imprese femminili superano il 27% del tessuto produttivo locale: Benevento, Avellino, Chieti, Grosseto, Enna, Campobasso, Frosinone, Viterbo e Isernia. Ci siamo anche noi.

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