La strana rappresaglia di Mario Abbruzzese

«Con Pompeo mai più nemmeno un caffè. E a questo punto, dove possiamo avere la maggioranza, proveremo a ribaltare la situazione. Sì, anche al Consorzio Asi, al Cosilam e alla Saf se si aprirà una minima possibilità». Verbo di Mario Abbruzzese catturato dalla penna di Corrado Trento per Ciociaria Editoriale Oggi.

E’ il grido di guerra. Senza che ci sia bisogno di dichiarazioni da affidare agli ambasciatori. Perché Mario vuole far credere di sentirsi in guerra: un conflitto nel quale è la vittima perché è stato aggredito. E allora: via con la rappresaglia.

Il dominus di Forza Italia indica anche gli obiettivi. «Abbiamo intenzione di aprire una fase di verifica in tutti gli enti, a partire da Asi, Cosilam e Saf. D’altronde Antonio Pompeo ha stracciato i patti, quindi è normale che laddove avremo la possibilità di ribaltare le maggioranze, lo faremo. Diciamo che è un caso di legittima difesa sul piano politico».

Quello che Mario non dice è quanto sia felicissimo. Perchè la rappresaglia non metterà in discussione tutto il Pd. Ma prenderà di mira gli uomini Pd riconducibili all’ala di Francesco Scalia. Cioè la componente con cui aveva stretto il patto elettorale due anni fa: la notte prima di consegnare le candidature, dopo avere fatto l’accordo con l’altra componente (Francesco De Angelis) ma essersi reso conto che non ce l’avrebbe fatta a vincere.

Il patto di cui Mario Abbruzzese denuncia ora la disdetta fu un classico caso di balzo al volo sul carro del vincitore a dieci metri dal traguardo.

Ma tant’è. Ora Abbruzzese colpirà ovunque gli sia possibile gli uomini di Scalia, prendendosi il loro incarico. Magari con l’assistenza discreta di Francesco De Angelis. Con il quale i rapporti sono eccellenti e si sono visti fino al giorno prima del voto.

Il segnale è chiaro. Insieme hanno portato a termine l’operazione della AeA con cui il Cosilam di Cassino ha ceduto i gioielli di famiglia ad una società in house con l’Asi di Frosinone. (Leggi qui) E noi ve lo avevamo detto mesi fa. (Leggi qui)

La sintesi dell’operazione l’ha tracciata in un post sulla sua bacheca Facebook l’immobiliarista Salvatore Fontana: «i debiti rimarranno in capo al Cosilam e quindi ai suoi soci (Comuni in testa). Le attività in positivo (i depuratori) vengono ceduti a AeA che è un altro calderone pubblico dove sistemare i politici trombati! Il Cosilam con 23 dipendenti, un direttore generale, un Consiglio d’Amministrazione composto da 5 persone, si occuperà di autorizzazioni per la costruzione di nuovi capannoni».

Peccato che le richieste di autorizzazione siano state solo 3 in 2 anni. E che su 5 progetti per grandi lavori approvati nell’area Cosilam, tre siano stati presentati dall’Asi di Frosinone ed i restanti due dall’amministrazione provinciale. Cosilam non ha preso palla.

Ma con l’ingresso nella “AeA arl” il Cosilam ha dovuto indicare i suoi uomini da mandare nella stanza dei bottoni. I maligni si ostinano a far notare che siano tutti riconducibili a Mario Abbruzzese e Francesco De Angelis.

Scalia non tocca palla in questa operazione. E con la rappresaglia dichiarata, rischia di dover difendere con le unghie ed i denti i suoi uomini nei posti di comando. Guardandosi le spalle da entrambi i fronti.

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