Abbruzzese come il semaforo di Prodi

La tattica del semaforo: Mario Abbruzzese l'ha copiata da Romano prodi. E sta funzionando: impermeabile agli eventi, resta fermo. Mentre gli altri si eliminano da soli

Mario Abbruzzese, eroe dei due mondi di Forza Italia (quello nazionalpopolare e quello istituzionale), sembra l’imitazione che Corrado Guzzanti faceva di Romano Prodi al PippoKennedyshow di qualche anno. Quella del professore bolognese identificato nella figura del semaforo. Sempre fermo. In effetti nella politica nazionale rimanere fermi è una dote che pochi anni, ma che alla fine produce risultati enormi.

Romano Prodi, inarrivabile leader e federatore dell’Ulivo, per due volte batté Silvio Berlusconi. Nessun altro ci è mai riuscito. Rimanendo fermo, impermeabile alle critiche, sordo alle lusinghe, incassando sconfitte durissime ma non perdendo mai lucidità e serenità.

Mario Abbruzzese, nel suo piccolo (ma fino ad un certo punto), attua lo stesso schema. In estate era sembrato imminente un riavvicinamento politico tra Alfredo Pallone, coordinatore regionale di Alternativa Popolare, e Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo e autentica colonna di Forza Italia. Mario Abbruzzese ha fatto finta di nulla, ha aspettato, poi al momento giusto ha spiegato a Tajani che sicuramente Pallone ha una storia politica che va rispettata in Forza Italia, ma che i tempi sono cambiati e un suo ritorno avrebbe prodotto diversi allontanamenti. Nulla di fatto.

Dopo la conferma a valanga a sindaco di Frosinone al primo turno, Nicola Ottaviani sembrava destinato a scenari nazionali. Silvio Berlusconi lo aveva chiamato personalmente, il nome di Ottaviani era in cima alla lista dei possibili candidati alla presidenza della Regione per il centrodestra, nulla sembrava impossibile.
Mario Abbruzzese ha cavalcato quel momento, dicendo che Ottaviani avrebbe potuto fare qualunque cosa, ma che al tempo stesso era il sindaco più bravo d’Italia.

Nulla di fatto.

Un anno fa sembrava che il coordinamento provinciale di Forza Italia potesse essere commissariato da un giorno all’altro. Una volta si presentò direttamente il coordinatore regionale Claudio Fazzone. Mario Abbruzzese non partecipò a quell’incontro. Rimase fermo, facendo capire però ai vertici di Forza Italia che il commissariamento avrebbe provocato un esodo massiccio.

Nulla di fatto.

Adesso all’orizzonte ci sono le elezioni politiche e regionali. Mario Abbruzzese dovrà scegliere dove concorrere: nel caso di vittoria del centrodestra, alla Regione farebbe l’assessore o il presidente del consiglio. Nel caso di successo di Forza Italia alle politiche, qualora il presidente del consiglio dovesse essere Antonio Tajani, Abbruzzese potrebbe fare il sottosegretario.

Tutti gli altri dovranno chiedere a lui un posto in lista. Anche quelli che non lo amano politicamente: Antonello Iannarilli e Gianluca Quadrini. I fedelissimi (Danilo Magliocchetti e Pasquale Ciacciarelli) dovranno accettare le scelte di Mario. Perfino Nicola Ottaviani non potrà che prenderne atto.

Lui, Mario Abbruzzese, resta fermo. A volte fa accendere la luce rossa dello stop, altre volte quella verde del via libera. Raramente lampeggia quella arancione, che significa che gli altri devono sbrigarsi.

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