Pd, dimissioni accolte. Rinviata la Direzione provinciale. La frusta di Zingaretti

Dimissioni accolte. Il Pd comunale di Frosinone è stato azzerato. Lo ha deciso la Direzione del circolo cittadino, terminata poco prima delle due di questa notte.

 

DIMISSIONI ACCOLTE
La Direzione ha accolto le dimissioni rassegnate dal segretario Norberto Venturi, dal presidente Francesco Brighindi, da tutto il direttivo comunale.

La discussione è partita in un clima teso. C’era il rischio di incendiare una polveriera. Di andare a caccia di un capro espiatorio. E per un tratto, la piega della discussione è stata questa.

Poi però si è fatto largo un principio: individuare uno o più colpevoli non farebbe altro che spaccare ulteriormente il Pd. Allora? Allora, con senso di responsabilità si è deciso che la colpa è di tutti. Per ora. Prima si deve individuare un percorso politico. Di ricostruzione del Partito in città.

Un percorso che non potrà essere diverso dal solco che tra poco verrà tracciato dalla Direzione Provinciale, chiamata a fare l’analisi del voto.

 

IL MINI VERTICE PROVINCIALE
La riunione della Direzione del Circolo del Pd di Frosinone, infatti, è stata preceduta dalla riunione ristretta del Direttivo Provinciale. Ha ipotizzato che l’analisi del voto potesse essere fatta il 26 giugno. Alla presenza del segretario regionale Fabio Melilli. Poi però, a tarda notte, la decisione: Direzione rinviata. A data da destinarsi. La ragione? E’ stato chiaro a tutti che è necessario far passare del tempo per evitare che si trasformi in un bagno di sangue.

Alla riunione erano presenti i senatori Francesco Scalia e Maria Spilabotte, il deputato Nazzareno Pilozzi, il presidente dell’Asi Francesco De Angelis, l’assessore regionale Mauro Buschini, il segretario provinciale Simone Costanzo, il vice segretario Sara Battisti, il presidente del Partito Domenico Alfieri.

 

L’ANALISI SU FROSINONE
Il mini vertice ha esaminato le motivazioni della sconfitta elettorale alle scorse comunali. Ed ha individuato un colpevole. Anzi, più di uno.

Il primo a finire sul banco degli accusati è stato il gruppo Pd uscente al Comune di Frosinone. Gli è stato contestato di non avere fatto opposizione in aula a Nicola Ottaviani per cinque anni. Come esempio è stata ricordata la mancata presentazioine di emendamenti con i quali attaccare la bozza di bilancio portata in Consiglio dal sindaco.

Accuse anche a chi avrebbe dovuto sanare le fratture interne al Pd nel corso dei cinque anni che hanno separato le scorse elezioni da quelle di domenica. La conseguenza è stata che l’ex sindaco Michele Marini non è stato recuperato in tempo: anzi, ci si è ricordati di lui solo fuori tempo massimo; nessuno gli ha chiesto scusa per avergli fatto perdere 5 anni fa un’elezione che ha rischiato di vincere quasi da solo.

Allo stesso modo – è stato fatto notare durante il vertice – non è stato ricucito il rapporto con i Socialisti. E questo ha permesso a Gian Franco Schietroma di presentare una sua lista ed un suo candidato a sindaco. Vero è che poi, nel corso della campagna elettorale, il candidato sindaco Fabrizio Cristofari ha tentato di recuperare la situazione. Ma nel frattempo si è data l’immagine di una scollatura a sinistra. Che all’elettorato non è piaciuta.

E’ mancato anche il tentativo di rimettere intorno alla stessa causa sia Marini che Schietroma e soprattutto Domenico Marzi. Tutti dalla stessa parte e motivati – è stato fatto notare – avrebbero consentito di raccontare una storia diversa.

 

IL PALLONE PERDUTO
Altro elemento fondamentale è stata la decisione di Alfredo Pallone di spostare le sue truppe intorno al centrodestra di Nicola Ottaviani. Il tutto nonostante alla Provincia Alternativa Popolare stia governando con il centrosinistra ed esprima addirittura il vice presidente.

Al centro del tavolo è finita l’opzione di espellere gli uomini di Pallone dalla maggioranza che sostiene Antonio Pompeo. Ipotesi che è stata subito messa da parte. Perché ormai le Comunali sono acqua passata, ci sono le Politiche e le Regionali dietro l’angolo. Insomma, si correrebbe il rischio di aprire – è stato detto – un nuovo fronte di scontro del tutto inutile. E di fornire un pretesto a Pallone per rompere l’alleanza anche alla Regione.

 

LA SEGRETERIA IN BILICO
La scorsa riunione della direzione provinciale si era conclusa con il vice segretario Sara Battisti che azzannava il segretario provinciale Simone Costanzo. Ne metteva in discussione la legittimità. E con Costanzo che rinviava il dibattito sul suo ruolo a dopo le comunali (leggi qui ‘Il morso di Sara Battisti a Simone Costanzo, scontro nella Direzione Pd’)

Il fronte che fa riferimento al senatore Scalia ha detto al fronte degli Orfiniani (De Angelis – Buschini – Battisti): «Se volete sfiduciare il segretario, fatelo voi». In questo modo ha inviato due segnali molto chiari.

Il primo, agli Orfiniani: non si andrà verso una segreteria unitaria, il prossimo congresso dovrà esprimere una maggioranza ed una minoranza interna al Partito.

Il secondo, ai Franceschiniani (Costanzo e Astorre): in questa fase non saremo ostili a Costanzo ma nemmeno gli faremo da sponda.

Il terzo, a tutto il Pd: l’area di Scalia ora vuole chiarezza interna. La stessa con cui vuole sia chiaro agli occhi di tutti che in questi anni la componente è stata all’opposizione interna. Ed aveva proposto un percorso politico diverso. Sul quale non vuole ora responsabilità.

 

LA FRUSTA DI ZINGARETTI
Sulla riunione del Direttivo hanno pesato le parole pronunciate in mattinata da Nicola Zingaretti.

La prima sferzata: «Quando ho dato qualche consiglio, la politica ha fatto l’opposto di quel che avevo chiesto». Traduzione: avevo indicato una via d’uscita al Pd di Frosinone ed a quello provinciale. Non sono propriamente un fesso, dal momento che sono stato il segretario regionale di questo Partito, ai tempi del Pds. Non hanno voluto ascoltarmi: ora si arrangino.

C’è poi una seconda frustata. Più feroce della prima. «Bisognerebbe riservare più attenzione alla comunità locale. E un po’ meno alle correnti nazionali». Traduzione: a furia di pensare a sostenere Renzi ed Orfini vi siete dimenticati dei problemi della gente. Avete dimenticato gli elettori.

La conseguenza? Zingaretti lo dice con la terza frustata: «I risultati sono sotto gli occhi di tutti». Non c’è bisogno di traduzioni.

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