Parola di giudice: ecco il confine tra Acea e utenti

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Cos'è una bolletta, chi deve pagarla e quando. E poi le verifiche, i consumi, la depurazione, le perdite e i nuovi strumenti per venire a capo dei contenziosi. Tutto quello che hanno stabilito di recente i giudici sul rapporto fra Acea-Ato 5 e cittadini utenti

Diritti e doveri. Convinzioni errate e altre giuste. Il rapporto tra Acea Ato 5 ed i suoi utenti in provincia di Frosinone è stato a lungo burrascoso. Colpa di un approccio non proprio felice. Conseguenza di un passaggio traumatico: quello dalla gestione affidata per anni ai Comuni alla gestione affidata ad un privato. Lo stabilì la legge: perché in buona parte dell’Italia (non solo nella provincia di Frosinone) spesso i sindaci non facevano pagare e soprattutto non facevano investimenti, gli acquedotti erano un colabrodo. Da Frosinone a Latina, dalla Toscana alla Sardegna: cambia il nome del gestore ma l’esordio è stato dovunque tumultuoso. E spesso è stato il giudice a dover dirimere i contenziosi.

La sentenza pronunciata alcuni giorni fa in provincia di Frosinone è l’occasione per fare il punto sul confine tracciato dalle sentenze: dove stanno i diritti di Acea e dove quelli degli utenti.

La bolletta non è un pezzo di carta

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Innanzitutto bisogna partire da un presupposto: la bolletta dei servizi primari non è un banale pezzo di carta che può essere stracciato senza conseguenze. Lo ha ricordato il Tribunale di Frosinone: in base ad un provvedimento del 2016 firmato dall’allora ministro Pier Carlo Padoan le bollette sono delle ingiunzioni di pagamento. (leggi qui C’è la firma: bollette le Acea passano ad Equitalia).

Si possono contestare, si possono impugnare, si possono rateizzare ma non si possono ignorare. Nei giorni scorsi il giudice Simona Di Nicola ha infatti condannato una utente a pagare fatture arretrate per un totale di 7500 euro. La signora non le aveva pagate, sostenendo che Acea Ato5 non poteva pretendere da lei i soldi.

Quando è arrivata l’ingiunzione, di fronte al giudice ha sostenuto un concetto del quale molti sono convinti. ma non è così. Ha sostenuto che Acea è una società di diritto privato pertanto non ha il potere di ingiungere il pagamento. Il giudice ha risposto che Acea Ato5 invece è autorizzata per legge alla riscossione coattiva mediante il ruolo dei crediti vantati. In poche parole se non si paga l’ingiunzione, prima o poi arriverà la cartella Equitalia e lì non si può scappare.

La firma, non conta molto

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Un’altra falsa convinzione: basta dire di non avere ricevuto la raccomandata con l’ingiunzione, oppure disconoscere la firma sulla ricevuta. Non è così: significherebbe che il portalettere ha commesso un reato. Non può consegnare la corrispondenza a persone della cui identità non sia certo.

Anche su questo punto è intervenuto il giudice di pace di Frosinone. Stabilendo che non è sufficiente disconoscere la firma. Perché? In ogni caso si presume che la raccomandata sia arrivata in tempo e all’indirizzo esatto. Che interesse avrebbe il portalettere, oppure uno sconosciuto, ad appropriarsi di una bolletta?

Le foto fanno fede

Contatori dell’acqua

Si possono contestare i consumi, segnalare che non corrispondono a quanto ci ha fatturato Acea. Ma occorre almeno uno straccio di prova: non lo si può sostenere a chiacchiere. È sufficiente una banale foto con il telefonino.

Tanto per fare un esempio: mi arriva la bolletta con cui Acea Ato5 mi addebita 1000 metri cubi di acqua stimata ma sul mio contatore c’è scritto 100. Metto la bolletta vicino al contatore e scatto la foto: nessuno può contestare che al momento del recapito, sul contatore c’era segnato molto meno.

Anche su questo principio si è espresso il magistrato. Un utente della provincia di Frosinone ha sostenuto che Acea avesse sbagliato a calcolare i consumi e che le fatture erano sballate. Ma non ha esibito alcuna prova. Il gestore invece ha portato le foto fatte al contatore quando ha rilevato i consumi. In assenza di una controprova, anche qui le fatture vanno pagate.

I consumi si presumono ?

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È ancora dibattuto fino a che punto Acea Ato5 possa basarsi sui consumi presunti. In due casi ad Atina gli utenti hanno vinto un ricorso davanti al giudice di pace di Cassino. Altri casi simili hanno registrato invece sentenze a favore del gestore. Si sta cercando di arrivare ad un’interpretazione unica, a vantaggio della chiarezza per tutti: gestore e consumatore.

La questione era relativa alla presunzione di consumo: ovvero quei consumi addebitati dal gestore, secondo i ricorrenti, che avevano come unica prova le fatture precedenti e non la lettura del contatore. In udienza gli utenti hanno dimostrato che quelle bollette si basavano su costi presunti nel periodo di passaggio dalla gestione comunale e quella di Acea Ato5 nel 2018.

Il magistrato ha stabilito che si deve pagare quanto sta scritto sul contatore perché è l’unico che può fornire una prova certa.

Ineccepiblile. Ma in altri casi simili il giudice ha dato ragione al gestore dando atto che che proprio per questo esistono i conguagli. Cosa sono? I letturisti Acea passavano due volte l’anno per leggere i dati del contatore, nel periodo intermedio si fa una media dei consumi dell’anno precedente e si manda la bolletta in base alla media. Quando arriva la lettura precisa si fa il conguaglio: se l’utente ha consumato di più paga la differenza, se ha consumato meno è il gestore a scontare la somma incassata in eccesso durante l’anno.

Nel frattempo però gli utenti possono fare da soli, comunicando ad un numero verde i consumi aggiornati e ricevendo la fattura precisa.

Ora il presidente Pierluigi Palmigiani ha proposto di passare ai contatori che comunicano automaticamente con Acea: l’utente li può tenere sotto controllo come avveniva anche prima, il vantaggio è che non c’è bisogno di comunicare la lettura né di letturisti per rilevarla. L’Amministratore Delegato Roberto Cocozza ha fatto un calcolo: si può fare ma è un sistema che costa molto e richiede tempo per poter essere realizzato; impossibile averlo in funzione dall’oggi al domani. L’ingegner Cocozza però si è impegnato ad inserirlo tra gli obiettivi da raggiungere nei prossimi anni. Per ora la precedenza è agli investimenti sulla rete.

Di chi è il contatore?

Banco di controllo dei contatori con verifica tramite telecamere Foto © Gaetano Lo Porto

Anche su questo ci sono false convinzioni: il contatore è di Acea, l’utente non può toglierlo né sostituirlo con un altro del quale si fida di più. Per un motivo molto semplice: i contatori sono tarati e sigillati da un ente certificatore, diverso da Acea e diverso dal consumatore. Sui contatori messi dall’utente non c’è ceritficazione della taratura e pertanto non è attendibile.

La perdita occulta? Dipende

Si rompe un tubo dell’acqua che sta sotto terra e mi arriva un bollettone infinito perché non potevo accorgermi di quella perdita. Niente paura. Anche in questo caso la Giustizia ha stabilito che: ciò che accade prima del contatore è responsabilità di Acea, ciò che accade dopo il contatore è responsabilità dell’utente.

Allora devo pagare? Non tutto. Siccome è una perdita occulta e l’utente non poteva accorgersene, può chiedere ad Acea una rettifica di fatturazione. Sull’eccedenza dipende dai vari casi: spesso c’è un considerevole storno, sempre si applica la tariffa più bassa e non quella super con cui scoraggiare i grossi consumi. Dipende dai vari casi.

Una tubatura dell’acqua

C’è un caso scuola: una donna di un Comune nel nord della provincia di Frosinone si è rivolta al Giudice di Pace di Frosinone dopo sei anni di bollette con costi che riteneva superiori al dovuto a causa di una perdita. Le bollette ricevute dal 2014 ad oggi hanno avuto un costo cumulativo di circa 2700 euro. Fatture che la donna ha ritenuto di non pagare a causa della perdita segnalata al gestore e mai riparata. L’acqua in più che si disperdeva a causa del guasto andava infatti a finire nel conto totale ed è questo il presupposto su cui si è basato l’avvocato.

La sentenza è arrivata il 28 agosto scorso ed ha accolto le eccezioni del legale, dopo che aveva sospeso l’esecutività dei pagamenti a seguito del ricorso. Quel credito, per il Giudice di Pace, era incerto a causa del guasto ed un caso di contestazioni del genere avanzate con reclami formali, doveva essere la stessa Acea a provare la funzionalità del contatore e non il contrario. 

Da gennaio c’è il depuratore

Fossa Imhoff

Concludiamo con la depurazione. Dal 1 gennaio sono tenuti al pagamento anche quegli utenti che pur in assenza di depuratore, sono però collegati tramite la fognatura ad un impianto. Impianto di tipo “Imhoff” comunale gestito da Acea Ato5.

Il gestore infatti, in alcuni comuni, ha ricevuto dalle amministrazioni il compito di occuparsi dei piccoli impianti di trattamento liquami. Sono impianti comunali, nei quali vanno a confluire le acque nere di gruppi d’abitazioni o piccoli quartieri. Impianti per i quali si pagano i costi legati al corretto smaltimento e al recupero dei fanghi.

Questi impianti resteranno attivi fin quando non verranno costruiti veri e propri depuratori. È il caso di cinque comuni: Monte San Giovanni Campano, Fontechiari, San Vittore del Lazio, Pescosolido e Vicalvi.

L’applicazione della tariffa è stata votata dai sindaci dell’Ato e quindi autorizzata. Il tutto sulla base di una fitta giurisprudenza: la Corte Costituzionale ha sancito infatti che la tariffa idrica va intesa in tutte le sue componenti, anche la depurazione. Che però deve essere pagata solo ed esclusivamente da chi è raggiunto dal servizio (sentenza 335/2008). Quindi chi può dimostrare di avere una fossa settica senza essere allacciato alla fognatura può chiedere l’esenzione. Mentre chi è servito da impianti “Imhoff” (le fosse biologiche) è tenuto a pagare il dovuto, proprio come quelli che vivono in comuni con impianti di depurazione.

La conciliazione

A migliorare i rapporti tra utenti ed Acea da qualche tempo c’è la conciliazione fatta con le associazioni. È stato attivato un organismo con il quale evitare di arrivare dal giudice con tutti i costi che ne conseguono. Per utenti e per gestore.

Sta dando i suoi frutti: la litigiosità si è notevolmente abbassata. Anche perché, di sentenza in sentenza, è stata fatta chiarezza su molti punti del perimetro tra i diritti di Acea e quelli dei suoi utenti.

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