Acea, il Consiglio di Stato ha quasi deciso sul caso Cassino

I giudici del Consiglio di Stato hanno esaminato il ricorso presentato dall’avvocato Massimo Di Sotto per conto del Comune di Cassino con il quale impugnare la consegna degli acquedotti cittadini ad Acea.

La decisione è attesa per la mattinata di venerdì 9 settembre.

La tesi sostenuta dal legale è che il commissario ad acta Ernesto Raio abbia consegnato ad Acea un impianto «senza fonti di autorizzazione legittime demandando al gestore di trovarsele, quando la legge imponeva a lui di farlo. Per cui Acea oggi deriva acqua senza titolo».

E’ una questione molto controversa, un cavillo. Per capirlo è necessario tenere conto di un particolare: il ricorso prende di mira il verbale con cui il dottor Raio ha consegnato gli impianti ad Acea. E non attacca direttamente il diritto d’Acea di avere gli acquedotti: che il gestore debba averli è ormai un dato definito sia dal Tar che dal Consiglio di Stato. Questione chiusa. Ma solo in apparenza.

Infatti la strategia dell’avvocato è molto sottile. Attacca l’atto del dottor Raio per annullare il verbale di consegna. Nei motivi dell’annullamento proverà poi ad inserire degli elementi che rimettano in discussione l’intero dovere di dare gli acquedotti ad Acea.

Però per arrivare ad una discussione di questo tipo ci sarebbero voluti due anni.

Com’è stato possibile allora arrivare alla discussione di queste ore? Ci si è arrivati perché è stato presentato un ricorso ‘cautelare’ cioè la richiesta di sospendere l’atto per poi entrare nel merito della questione. Ed è il caso trattato ora dal Consiglio di Stato.

L’avvocato ha chiesto di annullare il verbale di consegna sostenendo che il dottor Raio non poteva essere nominato commissario poiché quel compito era stato dato al prefetto. Quindi – sostiene il legale – era il prefetto a dover procedere e non poteva nominare una persona al suo posto. Per ovviare, sotto al verbale delle operazioni compiute dal dottor Raio è stata aggiunta la firma ‘per ratifica’ dalla dottoressa Emilia Zarrilli.

Questo però – è la tesi sostenuta – avrebbe fatto venire meno la validità del verbale. Per cui ne è stata chiesta ora la sospensione in attesa di entrare nel merito e arrivare all’annullamento. Ladciando nel frattempo gli impianti al Comune.

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