Acea, ecco le carte: disagi, ritardi, costi lievitati, sono colpa dei sindaci

Non è una difesa. Quella di Acea è un attacco. Frontale, senza sconti, armato di cifre e riferimenti. Con i quali abbattere punto per punto il documento approvato a febbraio dall’assemblea dei sindaci. Quel giorno i primi cittadini hanno dato il via all’iter per la rescissione del contratto con il gestore: 5 pagine, con la contestazione di 23 inadempienze, soprattutto la diffida a mettersi in regola entro 180 giorni. E Acea risponde: con 34 pagine, 47 allegati, tutto il tempo che volete per ribattere. Tanto pagate voi.

Il colosso romano dice che l’inadempiente non è lui: gli inadempienti sono i sindaci.

In quel documento Acea ricorda che sono stati proprio i sindaci a non predisporre la tariffa 2006-2011. E così hanno determinato lo stop ai lavori di ammodernamento sulle condotte, il blocco della costruzione dei depuratori, l’interruzione dei pagamenti che Acea doveva ai Comuni per gli impianti ricevuti, l’addio ai 100 milioni di euro stanziati dalla Regione Lazio proprio per rifare le linee dell’acqua e delle fognature. Perché tutto stava nella tariffa. Usare una tariffa provvisoria – ricorda Acea – ha interrotto tutto questo ed ha portato i cittadini a pagare il conguaglio da 75 milioni di euro che ora ha quasi raddoppiato le bollette.

Non solo. Acea ha ricordato ai sindaci che hanno fatto la stessa cosa anche con le tariffe 2012 – 13 – 14 e 2015; che le tariffe sono state determinate solo dopo che i sindaci hanno ricevuto due diffide; che hanno tardato a consegnare impianti fondamentali per il funzionamento del sistema: quelli di Atina, Cassino e Paliano.

L’assemblea a febbraio ha contestato al gestore di non avere fatto gli investimenti. E anche per questo minacciano di strappare il contratto. Acea tira fuori le cifre e dice: che nel 2014 doveva fare lavori per 8,473 milioni ma ne ha realizzati per 9,248 milioni di euro; nel 2015 doveva fare investimenti per 18,2 milioni di euro ma il piano dei lavori viene approvato dai sindaci solo a maggio e comunque si riescono a fare opere per 17,7 milioni; nel 2016 deve fare investimenti per 17,8 milioni ed al 30 giugno ne ha già fatti per 14,3 milioni.

L’altro punto di contestazione. I sindaci hanno diffidato Acea a rispettare il punto del contratto nel quale si prevede l’apertura degli sportelli per gli utenti. Acea risponde che li ha attivati ad Acquafondata, Anagni, Alatri, Arce, Cassino, Ceccano, Ceprano, Ferentino, Fiuggi, Frosinone, Isola Liri, Pastena, San Donato Val Comino, Sora, Vallemaio, Veroli. Poi però li ha dovuti chiudere progressivamente, a partire dal 2010: perché mancando la tariffa definitiva mancavano i soldi con cui pagare affitti e personale in quegli uffici. In ogni caso, oggi ce ne sono quattro (Frosinone, Cassino, Sora, Fiuggi) nonostante con la nuova legge ne basta uno. Perché quasi tutto si può fare al telefono con il numero verde oppure on line sul portale.

E comunque sta arrivando una app con la quale fare le foto della perdita e segnalare subito la rottura. «Se poi vogliamo aprire altri sportelli – dice il presidente – non ho nessuna intenzione di fare una guerra ideologica su questo, apriamo tutti gli sportelli che volete ma siate consapevoli che i costi finiscono in bolletta».

Le mancate letture. Il contratto prevede la lettura periodica dei contatori e contesta ad Acea di non averle fatte. L’azienda replica che ha affidato il servizio ad una società, il contratto prevede due letture all’anno. C’è però una difficoltà: «il 44,69% degli utenti dispone di un contatore che si trova all’interno della proprietà privata, non direttamente accessibile al Gestore». I letturisti lasciano la cartolina con cui avvisano di essere passati ed invitano l’utente a fare l’autolettura.

Il presidente Palo Saccani ha definito «roba da cabaret»la contestazione di non avere preso gli acquedotti di Cassino: ha fatto notare che è Cassino stessa a non volerli dare «E’ sulle pagine di tutti i giornali il contenzioso che ci contrappone», eppure il Comune di Cassino ha approvato il documento di contestazione nel quale accusa Acea di non prendersi gli acquedotti cittadini: «Roba da cabaret».

Ci sono poi 799 guasti non riparati negli anni dal 2009 al 2012; Acea dice «Peccato che non ci abbiano mai mandato la lettera, è indirizzata ad altri, come facciamo ad intervenire su cose che non ci segnalano?».

Altra contestazione: nel 2014 c’è la mancata, ritardata, errata effettuazione delle operazioni di manutenzione per un totale di 33 interventi non effettuati nei tempi previsti dalla carta dei servizi, di cui 4 sollecitati a cui è applicabile una penale doppia, uno a cui è applicabile una penale tripla; nel 2015 ci sono 104 interventi di riparazione perdite non effettuati nei tempi previsti dalla carta dei servizi di cui 11 sollecitati a cui è applicabile una penale doppia, 5 a cui è applicabile una penale tripla. Ribatte Acea che «nessuno ha indicato dove fossero queste perdite, in modo da consentirci di verificare quanto tempo è occorso effettivamente per la riparazione. E comunque 137 riparazioni in ritardo su oltre ventimila fatte in quei due anni ci può pure stare».

Ora tocca ai sindaci. Dovranno riunirsi in assemblea e decidere cosa fare: se accettare le controdeduzioni di Acea e fermare l’iter di rescissione del contratto oppure continuare per la loro strada. Avviandosi verso un nuovo maxi contenzioso.

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