Acea rimane: il Tar ha annullato il voto dei sindaci

Il Tar accoglie il ricorso di Acea. I Comuni non avevano motivo per strappare il contratto. Tutto annullato. I dettagli e la spiegazione della sentenza. Le colpe dei sindaci. La replica di Ottaviani.

Acea resta il gestore dell’acqua e della depurazione in provincia di Frosinone.

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha annullato la votazione con cui i sindaci avevano rescisso il contratto.

Respinta la richiesta di risarcimento milionaria avanzata dalla multiutility romana.

Acea continuerà a gestire il servizio idrico e la depurazione, come se le votazioni dell’assemblea dei sindaci in queste due anni non fossero mai avvenute.

I FATTI

La via di non ritorno viene imboccata il 18 febbraio 2016. Quel giorno l’assemblea dei sindaci attiva la procedura per strappare il contratto che lega i Comuni ad Acea.

L’iter seguito è quello indicato dalla ‘dottrina Ottaviani’ così chiamata dal nome del sindaco di Frosinone che l’ha messa a punto: contestazione ad Acea delle sue inadempienze, periodo per mettersi in linea con ciò che prevede il contratto, al termine ci si rivede per decidere se le carenze siano state sanate oppure il contratto vada strappato.

Al momento del voto l’allora sindaco di San Giovanni Incarico Antonio Salvati rifiuta di votare: è l’unico. Spiega che non è stato fatto l’appello e non è stato verificato il numero dei presenti: avverte che quelli sono due motivi sui quali Acea potrebbe impugnare tutto.

Le inadempienze

I Comuni a quel punto contestano ad Acea 23 inadempienze al contratto: riparazioni in ritardo, lavori non eseguiti, depuratori non realizzati, sportelli non aperti, rate non saldate per gli impianti realizzati dai Comuni e dati in concessione ad Acea. Le viene contestato di non essersi presa gli acquedotti di Cassino, Atina e Paliano e senza quell’acqua l’intero servizio costa di più a tutti i cittadini degli altri Comuni.

Pur di attaccare Acea si arriva al paradosso del Comune di Cassino che contesta al gestore di non prendersi gli impianti della sua città. E nello stesso tempo da circa 12 anni è in causa per non farglieli prendere.

La difesa di Acea

La multiutility romana risponde la scorsa primavera con un dossier dal quale – numeri alla mano – risulta che le riparazioni vengono fatte quasi tutte nei tempi. Che le continue rotture delle condotte sono dovute al fatto che i sindaci autorizzano la realizzazione di nuove case da allacciare alla rete: ma le tubazioni sono vecchie, non sono dimensionate per portare tutta quell’acqua e cedono. Perché non vengono sostituite le condotte con reti più moderne? Acea dice di non poterlo fare fino a quando i sindaci non si mettono d’accordo sulla tariffa dell’acqua: in ogni metro cubo che paghiamo c’è una quota destinata ai lavori.

Non solo: in molti casi risulta che Acea sia pronta a fare i lavori ma la Provincia ed i Comuni tardano nel rilasciare le autorizzazioni. Gli sportelli per l’utenza perché non vengono aperti? Oggi ci sono i servizi on line che li rendono inutili e fanno risparmiare gli alti costi.

In ogni caso, Acea decide di dare un segnale di discontinuità: promuove a Roma il manager del confronto serrato; a Frosinone rimanda l’ingegner Magini con la mission di favorire in ogni modo il dialogo.

Si vota la risoluzione

Inizia una fase diversa. Acea inizia a fare tutto ciò che prima non aveva fatto. Tanto che la Provincia si pone un dubbio: si può continuare con l’iter di risoluzione del contratto?

Chiede un parere legale ad uno dei massimi esperti nazionali nel settore. Lo va a trovare a Firenze. Il professor Farnetani nella sostanza scrive: vi sconsiglio di continuare nella procedura di risoluzione del contratto. Perché? Quando l’avete iniziata avevate ragione ma adesso Acea ha fatto buona parte delle cose che gli contestavate. Si è messa in regola. Vi consiglio di ritirare la procedura.

I sindaci non sentono ragioni: il 13 dicembre 2016 votano per la risoluzione del contratto.

E chi governa l’acqua e la depurazione da quel momento in poi? La procedura prevede che Acea debba continuare a farlo fino a quando i sindaci non decidono chi deve prendere il suo posto: se un’altra società, se con la gestione in proprio, se alleandosi Comuni ed un Privato. Fino ad oggi nessuno dice niente.

Il ricorso al Tar

Acea impugna al Tar tutti gli atti compiuti dai sindaci per strappare il contratto. Contesta una serie di irregolarità formali: dice che i sindaci non erano stati convocati seguendo le corrette procedure, i Consigli Comunali dovevano deliberare autorizzando i rispettivi sindaci a votare per l’annullamento del contratto.

Inoltre punta il dito sul verbale conclusivo della Conferenza dicendo che presenta quelle criticità messe a nudo da Antonio Salvati: “presenta lacune riguardo all’accertamento dei quorum costitutivi e deliberativi”. Ad esempio, in un verbale risulta presente e votante il sindaco di Fiuggi che invece quel giorno non c’era.

Al Tar vengono depositati tutti i documenti con cui sostenere che anche nella sostanza le lamentele dei sindaci sono infondate. Quei documenti dimostrano che Acea ha fatto più investimenti di quelli previsti dagli accordi.

Le carte dicono che nel 2015 ha effettuato investimenti per circa 17,7 milioni di euro, superiori al 90% degli investimenti del 2014; in quello stesso anno ha fatto tutti gli investimenti previsti dagli accordi anzi, ad essere precisi, ha fatto il 5% in più del previsto.

Altre carte dicono che quasi tutte le riparazioni sono state fatte nei tempi e spesso i Comuni non le segnalavano.

IL DIRITTO

Le pregiudiziali

Il Tar non ha tenuto conto di una serie di documenti consegnati dai Comuni: sono arrivati oltre i termini fissati dalla legge.

Non solo. Una parte dei Comuni si è costituita nel giudizio solo dopo l’articolo pubblicato da Alessioporcu.it nel quale si denunciava che più di qualcuno aveva fatto finta di dimenticarsene e non aveva nominato alcun avvocato. (leggi qui Abbiamo scherzato: nessuno vuole più mandare a casa Acea)

Per questo i giudici dichiarano inammissibili le costituzioni in giudizio dei comuni di Serrone, Roccasecca, Pofi, Roccadarce, San Giovanni Campano e Pontecorvo, nonché l’intervento oppositivo del Comune di Atina.

Il Tar rigetta le eccezioni di Acea secondo le quali la competenza non sarebbe stata di quel tribunale. Le dichiara “pregiudiziali prive di fondamento”.

Infondata per il Tar anche la pretesa che i sindaci dovessero essere autorizzati dai loro Consigli Comunali per sciogliere il contratto: “i sindaci che rappresentano i comuni interessati agiscono con piena autonomia e non debbono, perciò, essere di volta in volta autorizzati dai consigli comunali”.

La questione posta da Salvati: il dubbio è legittimo, Acea però non ha portato la prova che davvero mancasse il quorum costitutivo e deliberativo, cioè che il numero dei sindaci fosse insufficiente per ritenere valida la seduta.

Il merito

I giudici poi entrano nel merito delle inadempienze contestate.

Riconoscono che il gestore è responsabile di una parte delle inadempienze sollevate dai Comuni. Ma rilevano che “a fronte delle inadempienze del gestore, sussistono anche inadempimenti da parte dei Comuni”. E sono mancanze che hanno determinato in alcuni casi le carenze poi imputate ad Acea.

Un esempio? I ritardi nell’approvazione della tariffa, il fatto di averla buttata in caciara tante volte per evitare di prendersi la responsabilità di votare l’aumento. Stessa cosa per i ritardi nell’approvazione del piano di gestione. Acea non poteva pagare i canoni per colpa dei sindaci e della loro incapacità di prendere una decisione. O per la paura di prenderla.

Il prima ed il dopo

Per i giudici c’è un prima ed un dopo.

Il prima è il periodo che va fino al 2014 – 2015. Poi, quando la morsa dei sindaci si fa più stringente le cose cambiano. Iniziano gli investimenti, i lavori, i servizi. Al punto che la stessa Provincia si pone il dubbio se continuare con la procedura di risoluzione del contratto.

I giudici pongono l’attenzione sul parere dell’avvocato consultato dai sindaci prima della votazione decisiva. Anche lui riconosce che la situazione è cambiata al punto di”ritenere le inadempienze del gestore inidonee a giustificare la risoluzione della convenzione, con parere recepito dall’organismo istruttorio”.

Perché il Tar dà ragione ad Acea

Insomma, duce il Tar nella sostanza: se è proprio il tuo avvocato a dirti che hai torto, perché continui ad andare avanti?

In sentenza scrivono: “Il provvedimento risolutivo risulta dunque contraddittorio in raffronto agli esiti istruttori e del tutto immotivato in ordine al contrario avviso.

Esso, dunque, è viziato da eccesso di potere per contraddittorietà, nonché insufficiente istruttoria e motivazione, e in quanto tale vizia il provvedimento sanzionatorio che dà spessore ad addebiti ritenuti in sede istruttoria giustificati o marginali.

Appare, altresì, fondato il motivo con il quale è contestata la genericità della motivazione in ordine al criterio di determinazione delle penali, il cui procedimento istruttorio, inoltre, non risulta assistito da contraddittorio con il gestore”.

Traduzione: l’atteggiamento dei sindaci è contraddittorio, non hanno abbastanza elementi da rimproverare al gestore dal momento che ha risolto quasi tutte le indampienze che le venivano contestate.

Per questi motivi il Tar decide che

Il ricorso, quindi, deve essere accolto con annullamento degli atti impugnati, mentre va respinta la richiesta risarcitoria, non essendo sufficientemente provata la sussistenza e la consistenza di un danno.

No al risarcimento

Unica consolazione: no ai 20 milioni di danni reclamati da Acea. Il Tar dice che i sindaci avevano ragione ad avviare il contenzioso. Anche per questo ha respinto la richiesta di danni.

A sostenere che la richiesta fosse infondata, nel corso della scorsa udienza è stato l’avvocato Valerio Tallini, il legale che rappresenta i comuni di Ceccano, Pofi e  Strangolagalli.

Ha sostenuto che  la richiesta di risarcimento fosse infondata e, comunque, inammissibile. Perché? I criteri attraverso i quali veniva provata, Acea li aveva indicati per la prima volta soltanto in udienza. Invece per la Cassazione ed il Consiglio di Stato la quantificazione del danno deve essere indicata sin dall’inizio del procedimento (o comunque, entro il termine previsto per il deposito della memoria e, quindi, entro 30 giorni prima dell’udienza) “in modo tale da consentire alle controparti di potersi difendere.

Alessioporcu.it indicato come prova

I comuni di Ceccano, Strangolagalli e Pofi, per sostenere l’infondatezza della domanda risarcitoria hanno anche richiamato alcuni titoli del blog Alessioporcu.it
 

OTTAVIANI: COLPA DI CHI CI HA PRECEDUTO

«Il Tar di Latina ha emanato una sentenza – ha dichiarato il sindaco di Frosinone, Nicola Ottavianiche dev’essere letta attentamente e che pone la politica del passato davanti alle proprie responsabilità. I giudici amministrativi, infatti, non hanno assolutamente esaltato l’operato di Acea fino al 2014, che ha brillato per inadempienze in danno dell’intera collettività, ma si sono limitati a dichiarare che nel 2015 Acea avrebbe effettuato il 90% circa degli investimenti previsti per quella annualità».

«È evidente che, tra i politici del passato, che hanno permesso ad Acea di fare il bello e cattivo tempo, ci sono proprio alcuni amministratori e simpatizzanti del Pd che, da sempre, tifano per i colori del gestore romano, probabilmente non per mera filosofia ascetica o per opere di misericordia»