Acea, nuovo scontro Pompeo – Ottaviani in Consulta

Si è tornati allo scontro. Esattamente come era accaduto durante l’assemblea dei sindaci quando il centrosinistra guidato da Gianpio Sarracco si è attestato su una posizione ed il centrodestra capitanato da Nicola Ottaviani ha votato in modo diverso (leggi qui). La stessa cosa è accaduta nel pomeriggio durante la riunione della Consulta d’Ambito: l’organismo ristretto, composto da 8 sindaci e dal presidente Antonio Pompeo, che prepara i lavori per l’assemblea dei Comuni serviti da Acea.

Dovevano decidere come comportarsi di fronte alle decine di pagine depositate la settimana scorsa dal gestore (leggi qui). Sono la risposta fatta alle contestazioni formalizzate a febbraio dai Comuni, che avevano rilevato una serie di inadempienze e dato ad Acea 6 mesi per mettersi in regola e poi rispondere; Acea ha risposto con quelle pagine e più di 40 allegati dicendo che se ci sono stati ritardi la colpa è solo dei sindaci. Ora si è arrivati al bivio. La Consulta deve elaborare una proposta: accettare il documento di Acea e quindi gettare nel cestino la procedura per strappare il contratto; oppure contestare la posizione di Acea e continuare sulla via per la risoluzione.

Nel corso della riunione c’è stato un confronto molto acceso tra Nicola Ottaviani ed Antonio Pompeo. Con il presidente della Provincia che sosteneva la necessità di aspettare la relazione della Segreteria tecnica, cioè il pool di esperti a disposizione dei sindaci; Nicola Ottaviani invece accusava il centrosinistra di voler far scadere i termini.

I toni si sono fatti molto accesi Il sindaco di Frosinone ha detto che è competenza della Segreteria tecnica indicare la data precisa entro la quale bisogna definire la questione, evitando che Acea possa dire “Siete arrivati fuori tempo massimo, l’iter per la rescissione del contratto è automaticamente decaduto”. I calcoli di Ottaviani dicono che la data limite è il 13 ottobre: entro quel giorno i sindaci devono dire cosa vogliono fare, se vogliono andare avanti con l’iter per strappare il contratto con il gestore oppure vogliono ritirare tutto.

Dopo due ore di confronto si è arrivati alla conclusione di aggiornare la seduta a dopo che la Segreteria tecnica avrà fornito i suoi pareri. Ma – è stato messo nero su bianco – tutta la procedura dovrà essere conclusa entro il 13 ottobre.

Se si dovesse arrivare alla rescissione del contratto tra i Comuni ed Acea, la società romana non andrebbe via subito: resterebbe altri 18 mesi e cioè il tempo necessario per preparare la gara con cui affidare tutto ad un nuovo gestore che ne prenda il posto; oppure per passare la mano ad una società pubblica se i Comuni avranno la forza economica per costituirla.

Nel frattempo, ci sarebbero da saldare alcuni conticini rimasti aperti: anche se va via, ad Acea dobbiamo 170 milioni di euro. Venticinque milioni sono quello che è rimasto da pagare per i conguagli maturati dall’epoca Iannarilli per avere pagato l’acqua con una tariffa provvisoria. Altri 53 milioni sono il prossimo conguaglio per il ritardo con cui i sindaci non hanno determinato la tariffa per il periodo 2012 – 2015. Poi ci sono 80 milioni per depuratori e reti che sono stati costruiti a spese di Acea ed i soldi non sono ancora rientrati tutti perché spalmati sulle bollette dei prossimi anni. I 10 milioni pretesi per il danno d’immagine, un altro paio per spese varie. A cui vanno tolti i soldi che comunque Acea deve al territorio. Insomma, per toglierci Acea di torno bisognerà pagare il conto.

Se i Comuni, una volta pagati i 170 milioni, avranno ancora qualcosa in cassa, potranno pensare se mettere su una società per conto loro e gestirsi l’acqua. Se non dovessero farcela, la gestione dell’acqua verrà rimessa a gara, a meno che non vogliamo andare uno ad uno alla sorgente per prendercela. E in caso di nuova gara, nessuno potrebbe impedire ad Acea di tornare a partecipare ed eventualmente rivincere. Ma con 170 milioni in più nelle tasche.

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