In 22 riprovano a mandare a casa Acea: depositato il ricorso

I sindaci avevano deciso di strappare il contratto con Acea. Il Tar gli ha dato torto. Ora in 22 impugnano quella sentenza di fronte al Consiglio di Stato. Rappresentate le 5 città con maggior numero di abitanti

Ventidue comuni, tutti rappresentati dagli avvocati Valerio Tallini, Claudio Martino e Vincenzo Colalillo, hanno promosso appello davanti al Consiglio di Stato contro la sentenza 638/2017 pronunciata dal Tar Lazio e pubblicata il 27 dicembre dello scorso anno. È la sentenza con cui veniva disposto l’annullamento della delibera della Conferenza dei sindaci dell’Ato 5 adottata il 18 febbraio 2016: disponeva l’avvio delle procedure di risoluzione del rapporto con il gestore del servizio idrico Acea Ato 5 Spa. (leggi qui Acea rimane: il Tar ha annullato il voto dei sindaci)

I Comuni del ricorso

I comuni sono quelli di Alatri, Alvito, Casalvieri, Cassino, Castro dei Volsci, Ceccano, Coreno Ausonio, Fiuggi, Frosinone, Guarcino, Monte San Giovanni Campano, Picinisco, Pofi, Pontecorvo, Roccasecca, San Donato Val di Comino, Settefrati, Sora, Strangolagalli, Torre Cajetani, Vallerotonda, Vicalvi.

A questi nei prossimi giorni si aggiungeranno, aderendo all’appello notificato dalle 22 amministrazioni, anche Atina e Pico.

Il dato politico è rilevante visto e considerato che contro Acea ribadiscono la volontà di andare alla chiusura di ogni rapporto i 5 comuni più grandi come numero abitanti (Frosinone, Sora, Cassino, Ceccano e Alatri).

Nonostante la sconfitta al Tar, peraltro agevolata da un parere legale contrario che ha fatto parte integrante della della stessa deliberazione della Consulta, il fronte Comuni è ancora una volta compatto: una vittoria politica di un fronte di sindaci, coordinati -su questa tematica- in particolare dal primo cittadino di Ceccano, Roberto Caligiore.

Nove in più del Tar

Ma non finisce qui, visto e considerato che il fronte è più ampio rispetto al giudizio di primo grado. Infatti, appellano la sentenza anche 9 comuni che non avevano partecipato al primo grado di giudizio (vale a dire Alatri, Castro dei Volsci, Coreno Ausonio, Guarcino, Settefrati, Torre Cajetani, Vallerotonda, San Donato Val di Comino, Sora). Forse 10 se si aggiunge anche Pico.

Mentre sembrerebbero aver rinunciato all’impugnazione Boville Ernica, Rocca d’Arce e Cervaro, che pure avevano partecipato al giudizio di primo grado.

«Crediamo – ha commentato Anselmo Rotondo, sindaco di Pontecorvo – che questa battaglia vada continuata nel solco degli interessi dei cittadini, per cui, in collaborazione con gli altri comuni e a un costo contenuto pari a 900 euro circa, è stato proposto appello al consiglio di stato».

Mario Antonellis, portavoce del Coordinamento provinciale Acqua Pubblica Frosinone, pensa che il problema possa essere risolto alla radice, cambiando la legge nazionale, anche se la situazione provinciale impone di agire legalmente per l’estromissione del gestore: «L’acqua pubblica – spiega – è uno dei punti del contratto di governo. Una dichiarazione d’intenti che ci conforta, ma per tradurre in pratica uno slogan occorrono alcuni passaggi fondamentali. In primo luogo bisogna rivisitare le prerogative della legge Galli e del codice Ambiente dando luogo, senza se e senza ma agli esiti referendari, annullando passo passo tutte le variazioni di legge che di fatto hanno depotenziato, per non dire annullato, sul nascere, il percorso verso la ripubblicizzazione dell’acqua».

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