La lezione del “compagno Akel” al Pd di Zingaretti

Foto © Daniele Scudieri / Imagoeconomica

A trent’anni dal passaggio dal Pci al Pds Occhetto dice: “La Bolognina aveva fatto i conti con il crollo del paradigma comunista, oggi abbiamo bisogno di una nuova che faccia i conti con il crollo delle forze socialiste e di sinistra, sia moderate che radicali”. E a Propaganda Live legge Antonio Gramsci.

È la prima volta in trent’anni che non festeggio da solo la svolta della Bolognina”. Già perché Achille Occhetto, ultimo segretario del Pci e primo del Pds, fu il primo e per certi versi l’unico a capire che il crollo del muro di Berlino avrebbe travolto tutti i Partiti Comunisti dell’Occidente.

Fausto Bertinotti e Armando Cossutta © Carlo Carino / Imagoeconomica

Per evitare questo, come ebbe a dire, il Muro andava ricostruito da sinistra e non da destra. E allora guidò il Pci in una svolta storica, drammatica, dolorosa, lacerante, con famiglie che si divisero. Chi nel Pds, chi in Rifondazione Comunista, con Armando Cossutta e Fausto Bertinotti.

Ma in quel modo Occhetto salvò la sinistra italiana. Ieri sera, intervistato da Diego Bianchi, a Propaganda Live, Achille Occhetto ha fatto il punto dopo trent’anni di solitudine politica, la sua. Eppure senza il “compagno Akel” la sinistra non sarebbe sopravvissuta, non ci sarebbero stati l’Ulivo, i Ds, il Partito Democratico. Infatti gli altri Partiti Comunisti dell’Occidente scomparsero. Lui aveva il vantaggio legato al fatto che il Pci di Enrico Berlinguer aveva già preso le distanze dal Pcus di Leonid Breznev. Ma questo nulla toglie alla portata storica dell’intuizione di Occhetto.

Il quale ha detto ieri: “La Bolognina aveva fatto i conti con il crollo del paradigma comunista, oggi abbiamo bisogno di una nuova che faccia i conti con il crollo delle forze socialiste e di sinistra, sia moderate che radicali”.

È un vero e proprio manifesto di quello che vuole tornare ad essere un grande Partito di lotta e di governo.

Nicola Zingaretti © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Occhetto non ha risparmiato critiche a Nicola Zingaretti (“mi sarebbe piaciuto che fosse qui giovedì sera a Piazza Maggiore”) e a Matteo Renzi, pur senza nominarlo. Poi ha fatto una cosa che una volta era normale per chi guidava il maggior Partito della sinistra italiana. Ha letto Antonio Gramsci. Un brano in particolare. Questo: “Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia barbarica e antisociale di alcuni strati del popolo italiano”. Erano gli anni ’20, del secolo scorso però.

Achille Occhetto ha parlato anche della necessità che il Pd provi a risintonizzarsi sulle frequenze degli operai, che riacquisti il coraggio di andare davanti alla fabbriche, dai lavoratori. Domani Nicola Zingaretti chiuderà la tre giorni bolognese dal titolo Tutta un’altra storia. Quella del Pd che verrà sicuramente. Ma tutta un’altra storia è stata anche quella del Pci, della svolta della Bolognina, del Pds.

Una storia che a sinistra  nessuno ricorda. Se non il “compagno Akel”.

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