Acqua di Fiuggi si beve il ricorso: fallimento rigettato

Rigettata l'istanza di fallimento per Acqua e Terme di Fiuggi. Via alla seconda fase della 'privatizzazione'. Il sindaco: "Non si dismette. Cerchiamo operatori adeguati ai quali affidare la gestione". Gli input per il CdA

No al fallimento. Il Tribunale Fallimentare di Frosinone ha rigettato l’istanza che avrebbe decretato la fine per l’Acqua e Terme di Fiuggi. È la società interamente controllata dal Comune e che ha in gestione la celebre oligominerale, gli stabilimenti per il suo imbottigliamento, le terme cittadine.

A decidere per il rigetto sono stati il presidente Paolo Sordi, il giudice Fabrizio Fanfarillo ed il relatore Andrea Petteruti. L’istanza era stata promossa direttamente dalla procura della Repubblica di Frosinone: riteneva che ci fossero le condizioni per far saltare la società.

Hanno detto no «difettando attualmente lo stato di insolvenza». In pratica: al momento non ci sono le condizioni necessarie. Perché c’è stata un’operazione di ‘ricapitalizzazione’ con la quale il socio unico (il Comune di Fiuggi) ha ricostruito il capitale e messo così la società nelle condizioni economiche per continuare ad operare.

Fondamentali poi sono state le sanatorie ed i pagamenti dei debiti con il Fisco, disposti con la nomina del nuovo management.

L’istanza è di fallimento teneva bloccati tutti i piani di rilancio e sviluppo. Primo tra tutti il progetto di conduzione dei suoi asset: in pratica, l’affidamento dei vari rami d’azienda a gestori qualificati. Proprio l’incognita del fallimento aveva contribuito a tenere lontani possibili operatori interessati. Infatti, nei mesi scorsi il commissario Francesco Tarricone aveva pubblicato un bando per registrare eventuali manifestazioni d’interesse. E nessuno aveva risposto per l’asset delle terme.

Diverso e più appetibile il discorso dell’acqua. Proprio per questo il sindaco Alioska Baccarini, appena avuta notizia del rigetto ha convocato per domani il Consiglio d’Amministrazione, il pool di avvocati, commercialisti e consulenti che si stanno occupando della società.

«Insieme esamineremo le le motivazioni del provvedimento. Ma già da questo momento è chiaro che riparte il piano di individuazione del partner privato, come imposto dalla legge», spiega il sindaco.

Un passaggio è fondamentale: si cerca un partner. Perché l’input del socio unico è «Non si dismette, non vendiamo. Cerchiamo operatori adeguati e di sicura affidabilità per affidargli la gestione». Il segnale al CdA è stato chiaro: «lavorare per rivalorizzare l’azienda per affidarne la gestione ad un prezzo congruo rispetto al brand».

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright