La rete colabrodo: Frosinone è seconda per perdite d’acqua

Foto © Imagoeconomica / Rocco Pettini

Il focus annuale dell'Istat in occasione della giornata mondiale dell'acqua. Frosinone ha ancora un livello enorme di perdite. Come gli altri centri del Lazio. I primi effetti della campagna di lavori avviata su Roma da Acea. Ora tocca alle province

Frosinone è un colabrodo. È la seconda città in Italia per l’acqua che viene sprecata lungo la sua rete. Lo sostiene l’istituto centrale di statistica Istat con il suo focus tematico annuale che viene pubblicato in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dall’Onu. Un rapporto che viene elaborato attraverso i numeri presi da più fonti statistiche.

Quei numeri dicono che sono ancora rilevanti le perdite della rete idricain Italia: circa 44 metri cubi al giorno per ogni chilometro di rete nei Comuni capoluogo di provincia. In 12 comuni di questi Capoluoghi vengono adottate misure per razionare la distribuzione di acqua per uso civile.

La situazione però nel passato doveva essere peggiore se lo stesso sondaggio certifica che l’86,6% delle famiglie residenti in Italia è molto o abbastanza soddisfatto del servizio idrico. Scorrendo le pagine si scopre che cresce la spesa mensile familiare per acquisto di acqua minerale (+9,4% sul 2015); sono poi 40 i Comuni senza allaccio alla rete fognaria comunale; il 37,3% dell’acqua immessa nelle reti dei capoluoghi non raggiunge gli utenti a causa delle dispersioni di rete.

La rete colabrodo

Foto © Imagoeconomica / Rocco Pettini

In un comune su tre si registrano perdite totali superiori al 45%. Frosinone è tra questi. Addirittura si colloca al secondo posto tra i Comuni con le condizioni di massima criticità, cioè quelli con valori superiori al 65%. Al primo posto c’è Chieti (74,7%), poi Frosinone (73,8%), seguita da Latina (69,7%) e da Rieti (67,8%).

All’opposto, nella parte più sana della classifica, ci sono Comuni con hanno una situazione infrastrutturale decisamente favorevole. Sono quelli con perdite idriche totali inferiori al 25%. Una condizione che si registra in circa un Comune su cinque. I centri con i valori più bassi, inferiori al 15%, sono Biella (9,7%), Pavia (13,5%), Mantova (14,2%), Milano (14,3%), Monza (14,5%), Pordenone (14,5%), Macerata (14,8%).

Peggiora il servizio

A livello comunale, in alcuni casi si registra un sensibile peggioramento della performance del servizio. È un dato in controtendenza. Infatti, in generale si registra una contrazione delle dispersioni di rete. E con meno perdite sulla rete il servizio dovrebbe migliorare. Invece i numeri tracciano un profilo diverso. E dicono che c’è un aumento, anche considerevole, delle perdite totali.

Da dove deriva l’aumento delle perdite? Lo studio cita a questo proposito il caso di Frosinone. Attribuisce il dato all’aggravarsi di situazioni storicamente compromesse (come, ad esempio, a Frosinone). Ma ci sono anche situazioni di emergenza come quella verificatasi nel 2018 a Venezia.

Diversa lettura

Acea

Ma c’è anche un altro elemento da tenere in considerazione. Che cambia la prospettiva. C’è stata una più corretta registrazione dei volumi, allo stesso tempo è stato eliminato il minimo impegnato nella bolletta dell’acqua; talvolta ci sono stati anche cambiamenti nell’assetto gestionale.

Tutto questo ha comportato differenze, anche sostanziali, nel sistema di contabilizzazione. È il caso di Chieti.

Le perdite sono diminuite grazie ad un maggiore investimento: a questo proposito viene citato il piano messo in campo da Acea a Roma. Dal prossimo report potrebbe iniziare a migliorare la situazione anche sulle provincie, come nel caso di Frosinone. Lo studio dice che ha portato risultati positivi una più intensa diffusione delle campagne di ricerca delle perdite occulte messe in atto dai gestori del servizio (Biella).

Il razionamento

Foto © Sergio Oliverio / Imegoeconomica

Nel 2018 dodici comuni capoluogo di provincia sono stati interessati da misure di razionamento nella distribuzione dell’acqua. Tra loro c’è Latina, gli altri sono tutti Comuni dell’area del Mezzogiorno.

Negli ultimi cinque anni è rimasto pressoché stabile il numero di Comuni che hanno attuato misure di razionamento. Sono state applicate in quasi tutti i capoluoghi della Calabria, in più della metà di quelli siciliani e in Sardegna nella sola città di Sassari. Ma la situazione è in miglioramento. Infatti risultano più che dimezzati, rispetto al 2017, i giorni in cui le amministrazioni pubbliche dei Comuni di Latina, Avellino, Reggio di Calabria e Caltanissetta hanno fatto ricorso a misure di emergenza con le qual assicurare l’acqua.

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright