Fiuggi, slitta a luglio la vendita: “Nessun caso Pernigotti bis”

Slitta a luglio il bando per la vendita dei tre asset della società Atf. In vendita imbottigliamento, sfruttamento delle terme, campo da golf e progetto benessere già finanziato. Non si vende il marchio: il Comune vuole evitare un nuovo caso Pernigotti

Fiuggi vende ma non cede la sua storia. Il bando per la vendita della società municipalizzata Acqua e Terme di Fiuggi slitta a luglio. Ma il Comune ha deciso di coprirsi la schiena ed evitare il rischio di un nuovo caso Pernigotti.

Il celebre marchio cioccolatiero piemontese è stato rilevato dai turchi del Gruppo Toksos. Che dopo l’acquisizione ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Novi Ligure per spostare in Turchia la produzione di tavolette e creme spalmabili. Per evitare che a qualcuno possa venire in mente di fare la stessa cosa con il marchio Acqua di Fiuggi il sindaco Alioska Baccarini ha disposto che il brand venga riacquistato dal Comune contestualmente alla vendita.

In vendita gli asset

La linea di imbottigliamento dello stabilimento Acqua di Fiuggi

Sono tre gli asset in vendita. Il Comune di Fiuggi ne possiede il 99,8% attraverso la municipalizzata Atf – Acqua e Terme di Fiuggi.

In vendita c’è il ramo industria: include lo stabilimento per l’imbottigliamento delle acque; il secondo asset è il diritto di sfruttamento delle Terme: si tratta delle celebri Fonte Anticolana e Fonte Bonifacio VIII che per decenni sono stati una meta obbligata per chi volesse fare turismo termale. Il terzo ramo in vendita è quello nel quale sono riuniti il campo da golf a 18 buche, la club house, la piscina e soprattutti la palazzina ex Coni sulla quale c’è progetto già finanziato da 3,5 milioni di euro per la realizzazione di un centro benessere.

I contenziosi risolti

La vendita era stata annunciata nello scorso mese di agosto dal sindaco Alioska Baccarini che prevedeva la pubblicazione del bando per le prime settimane del 2020.

Lo slittamento di circa sei mesi è stato determinato dal protrarsi di due contenziosi, risolti solo di recente. Il più spinoso è quello con la Sangemini, ex gestore dell’acqua fiuggina. A marzo, poco prima che scoppiasse l’emergenza Coronavirus, il caso è stato definito dal Tribunale di Viterbo: il Comune di Fiuggi «ha azzerato la richiesta di risarcimento danni per 20 milioni presentata dal gruppo Sangemini» spiega il sindaco..

L’altro passaggio fondamnetale è stata la chiusura del Bilancio 2019 a zero. In pratica sono state azzerate le perdite, la società è risanata. E sul mercato assumerà tutt’altro valore.

Un percorso lungo tre anni

L’iter per la vendita è iniziato nel 2017

Il processo di privatizzazione di Acqua e Terme di Fiuggi è iniziato nel 2017 alla chiusura del terzo bilancio negativo. Lo prevede la legge Madia: i Comuni non possono avere società che siano in perdita, il principio è che non si può fare l’imprenditore con i soldi dei cittadini.

La società era stata commissariata fino al 2018 ed ha rischiato il fallimento. Lo ha evitato la ricapitalizzazione da 5 milioni varata quell’anno: ha rimesso la società nelle condizioni di operare. Al punto che nel febbraio 2019 il Tribunale fallimentare di Frosinone ha dovuto rigettare l’istanza di fallimento promossa d’ufficio dalla Procura della Repubblica di Frosinone.

I giudici i giudici Fabrizio Fanfarillo e Andrea Petteruti del Tribunale di Frosinone un anno fa avevano detto no al fallimento perché, di fatto, l’azienda non era più in stato di insolvenza ma operava regolarmente.

Superato lo stallo, è partita la nuova fase di privatizzazione. Il 12 maggio si riunisce il Consiglio d’Amministrazione. E lì ci saranno tutti i dettagli.

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