Ad un passo dalla separazione: Ciacciarelli raddoppia l’ultimatum a Forza Italia

Abbruzzese e Ciacciarelli ad un passo dall'addio a Forza Italia. Raddoppiato l'ultimatum al Partito dopo l'assalto corpo a corpo sulle colonne di Ciociaria Oggi tra Claudio Fazzone e Mario Abbruzzese. Nel silenzio di Antonio Tajani

L’ultimo assalto è andato in scena sulle colonne di Ciociaria Oggi. Mettendo da parte l’eleganza del fioretto, rinunciando alla forza di una sciabola che ormai è solo un ricordo: il coordinatore regionale di Forza Italia Claudio Fazzone ed il suo storico avversario Mario Abbruzzese si sono affrontati con la baionetta. Un corpo a corpo nel quale è sempre più chiaro che solo uno dei due resterà politicamente in piedi. E per l’altro sarà la fine. Almeno in Forza Italia.

La pulizia etnica

Lo scontro tra i due va avanti da sempre. Claudio Fazzone viene dalla prima Forza Italia, quella messa su insieme ad Antonello Iannarilli, che era assessore nella stessa legislatura in cui lui era Presidente del Consiglio nella Regione guidata da Francesco Storace. Invece Mario Abbruzzese è arrivato dopo. E vederlo assassinare lentamente il suo amico Iannarilli non è piaciuto affatto a Fazzone, che da quel momento ha avuto ben chiaro d’avere di fronte uno squalo politico molto simile a lui.

Non è un caso che subito dopo la caduta di Cassino, Claudio Fazzone abbia avviato una manovra che ha tutte le sembianze di una pulizia etnica con cui de abbruzzesizzare il Partito. (leggi qui Il piano per fare pulizia etnica dentro Forza Italia a Cassino)

In quella manovra rientra l’azione che sta portando il Congresso Provinciale di Forza Italia in una palude, nella quale impantanarlo ed impedirgli di uscire. Impedendo soprattutto ad Abbruzzese e Pasquale Ciacciarelli di riprendere il controllo provinciale del Partito.

Due assalti e una lettera

I due assalti andati in scena questa mattina su Ciociaria Oggi, nel servizio della sua prima firma di Politica, Corrado Trento.

Mario Abbruzzese dice: «C’è una data individuata, il 10 marzo, perché questo Partito ha bisogno urgente di una rigenerazione. Siamo fermi da un anno in provincia di Frosinone: dobbiamo preparare la lista per le Provinciali, le Europee e le Comunali in 39 Comuni. Con questo immobilismo rischiamo di non farcela. Inoltre, Berlusconi e Tajani, nel salotto di Bruno Vespa, hanno annunciato la celebrazione dei congressi. E, per statuto, occorrono quindici giorni tra l’annuncio e la celebrazione. Se Claudio Fazzone non convoca? Beh, se fosse così “predica bene e razzola male”.

È lui che, proprio in un’intervista a Ciociaria Oggi, ha criticato il verticismo del partito (del quale è un interprete), auspicando un maggiore coinvolgimento della base. E allora perché non celebrare i congressi? Anzi, a volerla dire tutta, dopo le critiche alla gestione politica del Partito, mi sarei aspettato che il senatore Fazzone avesse rimesso il mandato di coordinatore regionale. Non voglio pensare che non convochi il congresso».


La risposta di Claudio Fazzone è stata altrettanto al vetriolo

«Nessun problema da parte mia a convocare i congressi. Ma siccome un Partito è fatto di regole e passaggi gerarchici, beh, gli stessi vanno rispettati. Dai livelli nazionali attendo i tabulati e il quadro completo delle platee degli aventi diritto al voto. Adesso sono fuori dall’Italia, può darsi che nel frattempo questo elemento sia diventato ufficiale. Aggiungo che, prima del congresso provinciale, dovrebbero essere celebrati quelli comunali. Ma nessun problema se ci sarà la deroga da parte del nazionale, da parte cioè del presidente Antono Tajani. Però mi va comunicata.

Sempre per stare alle regole, però, una richiesta in tal senso sulla data, mi deve arrivare dal commissario – coordinatore provinciale Adriano Piacentini. Non è che il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli può pensare che, quando era lui il segretario non doveva essere scavalcato, e quando il ruolo lo esercitano altri, allora possono essere scavalcati. Dunque, Ciacciarelli si rivolga a Piacentini e poi mi mandino la richiesta. A firma del coordinatore provinciale però. Per quello che mi riguarda, in tanti anni non mi sono mai permesso neppure una volta di scavalcare le gerarchie del partito.

Già che ci siamo, intendo chiarire una cosa in maniera definitiva: quando un anno fa ho nominato Piacentini commissario, l’ho fatto sulla base di un accordo fra tutte le parti. Aggiungo che Adriano Piacentini è una persona perbene e un professionista capace. Diciamo pure che non è stato certamente messo nelle condizioni di esercitare il suo ruolo al meglio».

Il nuovo ultimatum

La risposta di Pasquale Ciacciarelli è un nuovo ultimatum. Inviato a mezzogiorno di oggi al Coordinatore Regionale Claudio Fazzone, al vice presidente nazionale Antonio Tajani, al Responsabile Organizzazione di Forza Italia Gregorio Fontana.

Il presidente della Commissione Cultura della Regione Lazio ribadisce che la richiesta di tenere il congresso provinciale di Forza Italia è «ormai inderogabile». Contesta i cavilli procedurali sollevati da Fazzone: «Tengo a precisare che sia le Linee Guida che lo Statuto consentono, ad oggi, il regolare svolgimento del Congresso in provincia di Frosinone». Come si superano i problemi della data e della validazione della platea? La lettera spiega che «la data individuata ha i tempi necessari per l’informazione agli iscritti (15 giorni), così come gli elenchi necessari per la comunicazione agli aventi diritto, consentono il regolare svolgimento in quanto già inseriti nel database».

Appare chiaro che 1) o si fa il congresso provinciale o nessuno dell’area Abbruzzese si impegnerà per raccogliere i voti alle prossime Europee, mandando Antonio Tajani ad arenarsi. 2) Se non si fa il congresso allora è ufficiale la pulizia etnica in atto avviata da Fazzone. 3) Il silenzio di Tajani equivarrebbe ad un abbandono di Abbruzzese al suo destino politico.

Infatti, conclude Ciacciarelli: «Il nostro Partito e che ha la necessità di una riorganizzazione per affrontare con maggiore forza il prossimo appuntamento elettorale del rinnovo del Parlamento Europeo. Nella convinzione che tutto ciò non sia una ritorsione politica nei confronti della mia Provincia».

La speranza è la doppia cifra

Tutti fanno capire di poter uscire da Forza Italia se determinate situazioni non dovessero verificarsi.

 Il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli lo ha paventato nella lettera ad Antonio Tajani (la seconda nel giro di un mese), chiedendo che il congresso provinciale venga fissato il 10 marzo. (leggi qui «O si fa il congresso o è guerra»: l’ultimatum di Ciacciarelli) Naturalmente il discorso può essere esteso a Mario Abbruzzese, presidente del Cosilam e vice responsabile nazionale degli enti locali del Partito. Il quale più che altro potrebbe decidersi al passo addio se dovesse essere ancora Claudio Fazzone a dettare la linea nel Lazio.

Dal canto suo il senatore e coordinatore regionale critica l’attuale gestione politica del partito, con particolare riferimento al “cerchio magico”. Anche lui in teoria potrebbe uscire. (leggi qui Fazzone prepara le valigie: «Così non si va avanti») D’altronde le “voci” di un corteggiamento della Lega nei confronti di Fazzone vanno avanti da mesi, mentre per quanto riguarda Ciacciarelli (più di Abbruzzese), i boatos riferiscono di “abboccamenti” da parte dei Fratelli d’Italia.

Però cosa succederà se alla fine l’effetto Silvio Berlusconi desse comunque un contributo a Forza Italia? Se, superando i numeri degli attuali sondaggi, la riportasse in doppia cifra? Si aprirebbe uno scenario completamente diverso, perché se gli “azzurri” alla fine dovessero mantenere il doppio (o anche più) dei voti di Fratelli d’Italia, il nuovo centrodestra a trazione leghista non potrebbe comunque fare a meno di loro. A nessuno livello: regionale, provinciale, comunale. Perfino nazionale se il Governo gialloverde dovesse finire.

Ecco perché in diversi vogliono comunque aspettare l’esito delle europee. Con la doppia cifra cambierebbe tutto. E chi se n’è andato potrebbe pentirsene.

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