Il ladro di ricordi ha iniziato a rubarmi mio nonno (di A. Tagliaferri)

Il Morbo di Alzheimer, il ladro dei ricordi. capace di rubare poco alla volta tutto ciò che abbiamo fatto nella nostra vita. Cancellando figli e nipoti, gioie e tristezze, successi e sconfitte. Un'altra giornata in corsia per Ada Tagliaferri

Ada Tagliaferri
Ada Tagliaferri

Infermiera mancata con la vocazione per la pulizia, di ospedali e di anime. Un viaggio all'alba e al tramonto tra corsie e barelle

Oggi è una di quelle giornate buone, quelle in cui riesco ad accompagnare mia figlia a scuola e a vederla entrare dal cancello insieme a tutti i suoi amici. Quella in cui so che potrò andarla a prendere e trascorro tutta la mattinata a fare cose che per altre sono noiose, e forse lo sono anche un po’ per me, ma che mi porteranno a mangiare con lei e se ho fortuna, anche con mio marito e a parlare di cose normali commentando quello che c’è successo tra i banchi o con i colleghi.

Quando si fa l’ora di andare in ospedale passo al volo a prendere un caffè ma non lì, al bar all’ingresso, mi fermo fuori per vedere ancora intorno a me gente allegra e non persone in lacrime, pensierose o gente in camice e mascherina.

Arrivo solito itinerario per me: stanzina, divisa, carrello e via oggi Chirurgia, bisogna fare molta attenzione. In generale si fa sempre attenzione ma qui ci sono persone con drenaggi, con ferite aperte, persone particolarmente delicate uomini e donne, qualcuno più giovane qualcuno più anziano.

É così che mi imbatto in Antonio, un ottantenne molto simpatico che mi racconta di essere professore e di insegnare italiano e storia ai ragazzi del ginnasio, ha una ferita alla gamba, credo si tratti del femore, si lamenta un po’ ma mi dice che presto arriverà sua figlia e con lei i suoi nipotini lo lascio mentre intona qualche verso di un’opera lirica.

Quando torno il giorno dopo lo saluto ma lui mi lancia il telecomando e sinceramente non capisco il perché, penso che forse abbia ricevuto una brutta notizia dai medici ma entra un ragazzo : “Scusa per mio nonno oggi è una brutta giornata. Oggi è uno di quei giorni no“.

Pulisco il tavolino, spazzo, lavo e apro un po’ le finestre. Il ragazzo parla con il nonno ma il nonno è come se non lo ascoltasse e alla fine gli urla : “Vattene mi dai fastidio e poi tra un po’ arriva mia figlia te ne devi andare“.

Il ragazzo non perde il sorriso carezza dolcemente il braccio all’anziano che si scosta e fa per uscire, si ferma sulla porta con il suo zaino in spalla.

Aspetta che esca e mi chiede ancora una volta scusa.

Mio nonno purtroppo ha l’Alzheimer è iniziato tutto così, dimenticava le cose non ci riconosceva. Ma siccome lo faceva spesso per giocare non ci abbiamo dato peso poi purtroppo è morta mia madre e lui non ricordava niente. Niente della malattia, niente della chemio. Al suo funerale chiedeva dispiaciuto chi fosse la defunta e dava condoglianze a parenti e amici.

Ogni giorno è stata una tortura perché lui ogni giorno aspetta che mia madre torni da lui per chiacchierare con lei e per mangiare insieme. Sono più di 10 anni che è così qualche giorno va meglio qualche giorno no. Oggi è un giorno no.

È talmente convincente che qualche volta per qualche attimo credo veramente che mia madre stia per entrare dalla stanza addirittura. Alcune volte mi parla del nipote, che poi sarei io, ma nella tua testa è un ragazzo che frequenta il ginnasio quando io ormai sto per laurearmi in Economia“.

Emiliano, un piccolo grande uomo con i suoi occhioni verdi e un’educazione che ricorda i fanciulli d’altri tempi. Lo vedo andare via con il suo zaino sulla spalla e le mani in tasca con tutti i suoi pensieri.

Un paio di giorni dopo torno nella stanza… l’anziano mi saluta, come se non mi avesse mai vista. Mi racconta di sua figlia, una professoressa, proprio come lui. Entra Emiliano e il nonno me lo presenta: “Questo è un collega di Gabriella, lei oggi non potrà venire. Domani te la presento però“.

Esco e sorrido a Emiliano: “Oggi lo trovo meglio“.

Emiliano ha gli occhi lucidi, alza lo sguardo e mi fissa. “Sono un mostro… oggi lo dimettono e io lo faccio trasferire in una struttura. Non ce la faccio a stargli dietro, non riuscirò mai a finire la tesi. Mi ha dato tanto, ma ora credo che sia venuto il tempo di prendermi un po’ di spazio, e sono un mostro, perchè mia madre non l’avrebbe mai fatto.

I miei erano separati quando la mamma è morta, papà ci ha aiutato ma poi si è risposato. Ancora adesso per noi c’è ma da tempo mi ha detto che per il nonno era arrivata l’ora di andare in un luogo con personale specializzato. Io non ce la faccio, non sono più in grado di accudirlo.

È qui perché si é rotto il femore. Ero a lezione e lui ha approfittato dell’assenza della badante che era in bagno per uscire, ed è caduto. È colpa mia. Sono un egoista“.

Emiliano, ci sono dei figli che i genitori li lascerebbero in autostrada come i cani in estate. Nipoti che addirittura provano fastidio a stare con i nonni. Tu sei un ragazzo e tuo nonno vorrebbe il meglio per te, così come tua madre. Già il solo fatto che provi questo dolore ti fa capire che tu non sei cattivo. Stai tranquillo“.

Ada, lui a volte è ancora quell’uomo che mi raccontava i miti dell’ antica Grecia, quello che andava in bici tutto l’anno e che indossava ogni giorno la cravatta sotto il gilet. Anche quando non è una buona giornata nel profondo dei suoi occhi grigi e acquosi lui è la che mi saluta. L’Alzheimer è subdolo, ti lascia un filo di speranza e poi ti prende a parolacce“.

Emiliano mi saluta e torna in camera, deve preparare il nonno.

Oggi l’Alzheimer glielo porterà via un altro po’.