Addio all’eroe di Montecassino (Storie nella Storia)

È morto Antoni Mosiewicz, ex colonnello dell’esercito polacco, aveva 104 anni. Era l’ultimo superstite della battaglia di Montecassino. Si era trasferito a Stresa. Insignito della più alta onorificenza dell'ordinamento polacco.

E’ morto giovedì a Stresa all’età di 104 anni Antoni Mosiewicz, ex colonnello dell’esercito polacco, arrivato in Italia durante la Seconda guerra mondiale, diventato uno degli eroi di Montecassino, e poi rimasto per amore.

Con la sua famiglia aveva lavorato allo sviluppo della «Spig» (Società per impianti generali) che rilevò alla scomparsa del padre della moglie e che portò avanti con i figli tra la sede di Milano e successivamente di Arona, fino alla cessione a una multinazionale americana avvenuta nel 2016.

Nato nel 1913 in Polonia, Mosiewicz aveva 26 anni allo scoppio della guerra: dopo aver frequentato l’accademia militare, fu catturato dai sovietici e deportato in un gulag, dal quale riuscì a scappare e a trovare riparo in Romania.

Nel 1940 si unì alle forze armate polacche in Francia e poi in Inghilterra; nel 1943 fu arruolato al 2° Corpo d’armata comandato dal generale Wladyslaw Anders e trasferito in Medio Oriente a combattere tra Siria, Egitto e Iran. A dicembre dello stesso anno sbarcò a Taranto come capitano della compagnia di artiglieria antiaerea e si adoperò per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Ma il suo nome si legò indissolubilmente a Montecassino. «A quanto ci risulta era l’ultimo superstite di quella battaglia» (avvenuta nel 1944 e che permise alle divisioni britanniche e statunitensi di cominciare l’avanzata verso Roma, ndr) ricorda il figlio Ferdy.

Poi arrivò nelle Marche e si innamorò di una ragazza benestante, Fede Bonati.

«Per dimostrare che non l’aveva sposata per interesse, dopo la guerra decise di migrare in Argentina e lavorare come operaio in una fabbrica» ricorda ancora Ferdy, nato oltreoceano insieme ai fratelli Robert ed Enrico. Yurek e Maria Rita invece sono nati in Italia, dove la famiglia fece ritorno. Fino a qualche tempo fa i coniugi Mosiewicz vivevano a Milano, poi si sono trasferiti sul Lago Maggiore, a Stresa, più vicini a Ferdy.

Nel 2009 il colonnello venne insignito della Croce di commendatore dell’Ordine della Polonia Rinata per particolari meriti per l’indipendenza della Repubblica di Polonia. Ed è per aspettare la più importante onorificenza dell’ordinamento polacco che il funerale, su richiesta dell’ambasciata, è stato posticipato a mercoledì.

La cerimonia si terrà a Loro Piceno, dove la salma – ora è a Stresa – verrà tumulata nella tomba di famiglia.

da “Stresa ha festeggiato i 100 anni di Antony Mosiewicz
Servizio del 10.09.2013 su Azzura TV.

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«Non potevo (lasciare l’Europa in Guerra), ero un ufficiale sotto giuramento militare e dovevo continuare a combattere».

La vita del colonnello Antoni Mosiewicz è stata così incredibilmente vivace che ci si potrebbe basare un romanzo. O girare un film.

Il colonnello Antoni Mosiewicz nasce nel 1913. La sua storia, analogamente a quella della maggior parte delle persone della sua generazione, è influenzata enormemente dalla II Guerra Mondiale. Al momento del suo scoppio, è un giovane ufficiale dell’Esercito polacco, appena ventiseienne.

Partecipa alla campagna del settembre del 1939. La sua Compagnia viene fatta prigioniera dai sovietici e lo stesso colonnello finisce in un gulag. Dal quale però riesce a scappare per giungere in Romania.

Qui riceve la proposta di lasciare l’Europa in guerra e di partire per gli Stati Uniti. La rifiuta e dapprima arriva a Parigi dove si arruola nelle Forze Armate Polacche in Francia. Prende quindi parte ai combattimenti del 1940. Davanti all’imminente disfatta, assieme ad altre compagnie, attraversando Dunkerque, giunge in Gran Bretagna dove continua la lotta nei ranghi della difesa antiaerea.

Nel 1943, assieme ad altri 2000 militari polacchi, il colonnello Mosiewicz viene trasferito in Egitto e arruolato nel 2° Corpo d’Armata istituito pochi mesi prima e comandato dal generale Władysław Anders.

Nel dicembre dello stesso anno il colonnello Mosiewicz, come capitano della 2° compagnia di artiglieria antiaerea, giunge in Italia. Partecipa a tutti i combattimenti del 2° Corpo d’Armata e alla liberazione del Paese che diventerà la sua seconda Patria.

Durante questo cammino di guerra, Antoni Mosiewicz conosce l’amore della sua vita, Fede Bonati, che sposa subito dopo la Guerra.

Il congedo e l’amore

Il colonnello Mosiewicz viene congedato il 16 dicembre del 1946. Decide di non tornare in Polonia e non si trasferisce – come fanno tanti commilitoni del 2° Corpo d’Armata – in Gran Bretagna.

Rimasto in Italia, ogni quattro mesi deve chiedere la proroga per potervi soggiornare. Date le circostanze, nel 1947, i giovani sposi decidono di migrare in Argentina dove Antoni Mosiewicz lavora come operaio, poi come caposquadra in una fabbrica militare aerea a Cordoba, per successivamente aprire una fabbrica tutta sua di impianti di raffreddamento industriale.

Il soggiorno in Argentina finisce nel momento in cui dall’Italia, ad opera del padre di Fede Bonati, arriva la richiesta di dare una mano nello stabilimento di famiglia che dal 1936 costruisce le torri di raffreddamento.

Il colonnello Mosiewicz si stabilisce con la moglie a Milano per ricoprire un ruolo di rilevo nella ditta. Per molti anni lavora al suo sviluppo e, con il passare degli anni, cominciano a lavorare con lui anche i suoi figli.

Oggi la SPIG (Società per Impianti Generali) è leader nel settore di raffreddamento industriale e opera in tutto il mondo.

I figli dei signori Mosiewicz – Jurek, Robert, Henrik, Ferdy e Rita, continuano l’opera del padre gestendo questa società ed altre costituite successivamente.

Nel 2009 Antoni Mosiewicz viene insignito dal Presidente della Repubblica di Polonia con una Croce di Commendatore dell’Ordine della Polonia Rinata (Krzyż Komandorski Orderu Odrodzenia Polski) per particolari meriti per l’indipendenza della Repubblica di Polonia nonché per la divulgazione della cultura e dell’economia polacca.

Fonte: Nell’articolo si fa riferimento all’intervista con Antoni Mosiewicz di Mirko Molteni: „Italia, amore, libertà”, pubblicata in „Gli eroi di Montecassino. Storia dei Polacchi che liberarono l'Italia” di Luciano Garibaldi, Oscar Mondadori, 2013. „Kombatant. Biuletyn do spraw kombatantów i osób represjonowanych”. Nr. 8 (224) Agosto 2009.