Addio politica: D’Aliesio se ne va, trovatevi un altro

Nessun passo indietro: Angelo D'Aliesio lascia il Comune di Cervaro dove era stato eletto a furor di popolo. Più del doppio dei voti degli avversari. Turbato per l'inchiesta che l'ha coinvolto, non vuole più sentir parlare di politica

Carlo Alberto Guderian
Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

«Quello che è successo mi ha profondamente turbato. E allora ho deciso di dire basta. Voglio dedicarmi in questo periodo a fare ciò che ho sempre fatto: il medico. Questa è la mia vita. Spero che tutto si risolva al più presto per ritrovare la mia tranquillità interiore e quella della mia famiglia». Addio politica, a mai più rivederci ‘Res Publica‘ cioè servizio per gli altri nella ‘cosa pubblica’. Il dottor Angelo D’Aliesio toglie per sempre la fascia da sindaco di Cervaro e reindossa il camice da medico. Quello portato con orgoglio per oltre 40 anni senza mai dover lavare uno schizzo di fango. Rieletto con un plebiscito ed a furor di popolo: 2.981 voti, contro i 1.367 di “Comunità e territori” di Fusaro e 198 del Movimento 5 Stelle di Maraone. Dopo un mandato pieno da sindaco, a 2 anni e 1 mese si interrompe in anticipo il D’Aliesio bis. Dice basta: la gente per bene difficilmente sopporta il peso del sospetto.

Una storia piena di paradossi. Come l’inchiesta che lo vede coinvolto. Accusato dalla procura della Repubblica di Cassino d’essere uno scorretto: di avere pilotato l’appalto dei rifiuti e di avere imposto alla ditta vincitrice due suoi amici in modo da ottenere in cambio i loro voti. Appena un giudice ha avuto il garbo di sentirlo, al primo incontro con un magistrato indossando la veste da indagato, Angelo D’Aliesio ha detto: “Non ho dato io l’appalto, la dita l’ha scelta la struttura esterna ai Comuni che è stata creata proprio per evitare episodi di corruzione; alla ditta ho solo detto che doveva confermare tutti i posti di lavoro che aveva l’impresa precedente”. Via dai domiciliari ma fuori dal Comune.

Angelo D’Aliesio non ci ha voluto più mettere piede. E, come lui, anche gli altri eletti con lui: finire sotto inchiesta perché Dura Lex, Sed Lex? Ma mi faccia il piacere! Nemmeno le ‘minacce’ del prefetto l’hanno convinto. (leggi qui Il prefetto: «Sindaco torni in Comune». D’Aliesio rifiuta per paura delle manette)

Lunedì mattina alle 11.58 D’Aliesio ha detto basta e per sempre. Ha confermato le proprie dimissioni (protocollate lo scorso 24 giugno) attraverso l’invio della Pec alla Prefettura di Frosinone. Non ha fatto nessuna marcia indietro. Allo scadere dei 20 giorni indicati dalla norma le dimissioni sono diventate irrevocabili. Facendo cadere ufficialmente l’amministrazione comunale di Cervaro. 

Una lunga mattinata finita alle 11.58. Il dottor Angelo D’Aliesio ha percorso la scalinata del palazzo comunale di piazza Casaburi, fino ad arrivare a quello che per 7 anni è stato il suo ufficio. Proprio di fianco alla sala consiliare ora rimasta orfana dei 12 consiglieri comunali, tra maggioranza e minoranza.  

È tornato per la prima volta in Comune da quando è stato arrestato: c’è tronato da cittadino e non da sindaco. Lo ha fatto per riprendere i propri effetti personali, liberare la scrivania e salutare i dipendenti.  Poi è tornato alla sua vita di medico.

Prima, come gesto di educazione personale e di cortesia istituzionale, aveva informato della sua decisione il prefetto Ignazio Portelli. La palla ora passa a lui: sciolto il Consiglio Comunale di Cervaro, il prossimo passo sarà l’arrivo in Comune del commissario prefettizio che traghetterà la città alle prossime elezioni di primavera.

Questa volta, senza un medico dal camice immacolato, che aveva preso più del doppio dei voti dei suoi avversari.

C’è qualcosa che non quadra.