In preghiera per paura del sinodo

L'adunata di preghiera dei 'tradizionalisti' preoccupati per le possibili scelte del sinodo Panamazzonico. Oggi in 300 davanti piazza San Pietro. La mossa dei cardinali tedeschi. Monsignor Spreafico lascia i lavori a Frosinone per approfondire. Il segno del concistoro

Ascanio Anicio
Ascanio Anicio

Notista, Vaticanista, Ombra silente nella nobiltà nera di Roma

Un cattolico è un cattolico e non c’è altro modo di chiamarlo. È una delle frasi pronunciate da chi, oggi, quasi durante il concistoro convocato da Papa Francesco e quasi nel mentre dell’inaugurazione del Sinodo panamazzonico, ha optato per un’adunata che, comunque la si pensi o la si veda, va presa in considerazione.

Intanto le sigle organizzatrici: non c’erano e non si conoscono. L’adunata viene presentata come un moto spontaneo. I diffidenti e gli smaliziati arricciano il naso. Ma indizi del contrario non ne sono stati lasciati. Una di quelle iniziative in cui ci si dà appuntamento ad un’ora X, senza specificare il nome del festeggiato.

Roma, adunata davanti al Vaticano

Si, a un certo punto è spuntata una bandiera di un’organizzazione pro life, ma è troppo poco per ricondurre le 300 persone in preghiera dinanzi via della Conciliazione a Roma sotto un’unica egida. Hanno pregato perché, secondo loro, mala tempora currunt, ma bisogna vedere se peiora parantur. Questa è una buona sintesi.

Con il Papa ma con sofferenza

Sono cattolici quindi non sono antipapali. Altrimenti sarebbero altro. Ma vivono alcune scelte di questo pontificato con sofferenza e preoccupazione. La storia della Chiesa cattolica è così: densa di diatribe. Non è la fronda tradizionalista mossa dai cardinali. Anzi, i porporati conservatori non hanno neppure presenziato alla preghiera. Se qualcuno è andato all’adunata con la segreta speranza di stringere la mano a qualche porporato, è rimasto deluso.

Qualche sacerdote c’era, questo sì, ma l’assemblea era composta soprattutto da laici. Dal microfono si è sentita riecheggiare pure la parola “nazione“. Al Sacro Collegio questo temine sembra piacere sempre meno. A questi cattolici, con tutta evidenza, paura non fa.

Dicono che la Chiesa cattolica dovrebbe smettere di occuparsi di politica. Sono sicuri che l’Europa, quella ancorata al passato, abbia ancora qualcosa da dire. La loro Europa, forse sarebbe meglio dire l’occidentalismo, è in crisi. E non sono in pochi a pregare, con il rosario in mano, presso il largo Giovani XXIII.

Roma, manifestazione Vaticano

La simbologia ha il suo spazio. Qualcuno si inginocchia. Tutti sono convinti – lo si deduce al manifesto – che il pensiero di Emma Bonino o la dottrina di Martin Lutero non siano buone piste da seguire per circostanziare l’avvenire. Il Santo Padre li cita. Loro preferirebbero di no.

Salviniani? Riduttivo

Secondo il punto di vista di chi c’era: il fulcro non è la politica e viene domandato alla Vergine Maria di custodire la “nostra Patria”. Dire che sono salviniani sarebbe riduttivo. Pure perché il leader della Lega Matteo Salvini a tutto sta pensando tranne che al Sinodo panamazzonico, che è invece il centro dell’odierna apprensione supplicante.

Papa Francesco non ha mai detto che la Chiesa cattolica necessita di preti sposati. Al vaglio dei padri sinodali del Sinodo che inizia domani, quello cui prenderanno parte anche monsignor Ambrogio Spreafico (presidente della Commissione per il Dialogo, della Conferenza Episcopale Italiana e vescovo di Frosinone) e monsignor Domenico Pompili (presidente della commissione CEI per la Comunicazione Sociale, vescovo di Rieti) c’è una bozza di studio. (leggi qui Il Papa chiama Spreafico e Pompili al sinodo che può rivoluzionare la Chiesa).

Il vescovo Ambrogio Spreafico al convegno Comunicare l’Ambiente © AG IchnusaPhoto

Per finire di ordinare gli appunti ed affrontare al meglio il lavoro, in mattinata monsignor Spreafico ha lasciato in anticipo i lavori in corso presso l’auditorium Giovanni Paolo II a Frosinone in cui si parlava di ecologia e comunicazione. (leggi qui le note di Igor Traboni Anche i silenzi inquinano).

I viri probati

Il ragionamento di base va compreso, tenendo a mente un decalogo di fatti:

il Brasile è – dati alla mano – la nazione più prolifica per numero di cattolici residenti;

il Brasile è sovrano su buona parte della foresta amazzonica;

in Amazzonia c’è un’esigenza di evangelizzazione;

in quella zona di mondo abitano già molti cattolici;

sempre in Amazzonia, che non è per nulla agevole sotto più punti di vista, la Chiesa cattolica non riesce a coprire tutte le esigenze pastorali.

Ecco che si capisce meglio da dove viene fuori la questione dei “preti sposati“, che non sarebbero, nel caso i padri sinodali dessero il loro assenso, l’equivalente dei pastori protestanti, ma uomini anziani cui sarebbe concesso di amministrare dei sacramenti, forse nemmeno tutti, pur essendo stati sposati o vivendo ancora all’interno di un matrimonio. Tutto qui.

E questi, che la dottrina chiama “viri probati“, varrebbero solo per l’Amazzonia. Per questo motivo il Sinodo è panamazzonico: perché è deputato a decidere solo per quel polmone della terra, non per tutti gli episcopati.

“Precedente pericoloso”

Il cardinale Reinhard Marx

Ma il precedente – fanno notare dal largo Giovanni XXIII – è pericoloso. Pure i tedeschi vogliono i loro “viri probati”. E si sono riuniti a Fulda, dove viene custodita la tomba del primo evangelizzatore cattolico di Germania, ossia San Bonificacio, per vedere se l’inquadratura dell’innovazione ha un buon angolo o no. (leggi qui Se lo scisma nella Chiesa sta per arrivare… ma da sinistra).

I tradizionalisti – per questa volta li etichettiamo così – osservano: adottare in Amazzonia la novità per poi tramutare questa eccezione in prassi. Quello che sta accadendo in Germania sarebbe la prova provata. Coloro che si ergono in difesa della tradizione, insomma, temono una parabola estensiva.

Il Papa tira dritto

Il Papa tira dritto. Dopo il Sinodo panamazzonico, che prevede ampie falcate culturali attorno all’ambito ecologico – altra questione di cui tradizionalisti non vorrebbero sentir parlare nei termini mediante cui viene fatto – sarà la volta di Assisi, a marzo, per The Economy of Francis, dove sarà più chiaro che il disegno di Jorge Mario Bergoglio è meno catalogabile di quel che si pensi: la globalizzazione, con tante sue sfaccettature, sembra divenire a mano a mano l’avversario dichiarato

Il concistoro

Monsignor Matteo Maria Zuppi, Cardinale di Bologna © Imagoeconomica, Alessia Mastropietro

L’attualità ecclesiastica racconta anche altro. Il concistoro in cui è stato creato cardinale Monsignor Matteo Maria Zuppi, quello che le cronache hanno associato ai tortellini di pollo per San Petronio (la decisione sulla variante senza carne di maiale, in realtà, è da attribuire al comitato organizzatore della festa) aveva appunto un solo italiano per protagonista.

L’arcivescovo è incaricato a Bologna, certo, ma è romano de Roma. Basta sentirlo parlare per accorgersene. All’ombra dell’isola Tiberina c’è una Comunità, il suo nome è Sant’Egidio ed è da lì che Zuppi può vantarsi di provenire.

Nel settimo concistoro, nel caso ci fosse, potrà esserci spazio per qualche altro prelato italiano. Papa Francesco non presta attenzione alla ridondanza diocesana, ma ai fatti. Il Santo Padre non persegue un disegno sempre uguale a se stesso, ma organizza la Chiesa sulla base di meriti pastorali. Per quanto le dietrologie col vaticanismo funzionino poco, la lista dei convocati per il Sinodo ottobrino può essere un’impronta del segno che il pontefice argentino vuole lasciare in maniera indelebile.