Depuratori industriali, quello che Francesco De Angelis non dice

La partita segreta aperta sulla depurazione industriale. La fusione degli Asi 'dimenticata' da Zingaretti e fatta 'di nascosto' da De Angelis. L'osso tolto dal piatto ed i sabotaggi

Non esiste possibilità di pareggio. Nella partita aperta in silenzio da Francesco De Angelis un anno fa una carta che vince ed una perde.

LA PARTITA DI FRANCESCO

La partita è quella per la gestione degli scarichi industriali in provincia di Frosinone: un business da milioni di euro. Che fino al momento in cui l’attuale presidente dell’Asi non ha aperto la partita era un pozzo di costi senza fondo.

Mettiamo subito le cose in chiaro: era una voragine anche per colpa di una Politica della quale lo stesso Francesco De Angelis fa parte. Perché per decenni gli enti pubblici, dai ministeri fino ai Consorzi Industriali, sono stati considerati come posti dove infilare e spesso imboscare ragazzi poco dotati di talento, gente capace di fare poco o nulla che altrimenti non avrebbe trovato lavoro. I tempi erano quelli nei quali lo Stato (dai ministeri fino ai Consorzi Industriali) doveva trovare una sistemazione a tutti. Se il Pubblico Impiego gode di pessima reputazione lo si deve anche a quel principio di collocamento: che faceva ritrovare, l’uno accanto all’altro, il selezionatissimo vincitore di concorso e l’asino ma amico dell’amico. (Per dirla tutta si assumevano 5 persone alla volta: 1 democristiano, 1 socialista, 1 comunista, uno degli altri Partiti, e poi 1 che lavorasse per tutti)

Accadeva così che – tanto per fare un esempio concreto – gestire le acque usate dalle fabbriche intorno alla Fiat di Cassino per il loro ciclo di lavorazione, avesse un costo molto alto fino a quando se ne occupava il consorzio industriale Cosilam. Ma magicamente quel costo è crollato quando il presidente Pietro Zola ed il CdA hanno deciso di esternalizzare il servizio.

Stesso numero di dipendenti. Efficienza maggiore. Costi più bassi. Come si fa? Anche il professore di Economia che sta al Bar dello Sport è in grado di spiegarlo: se dieci persone devono occuparsi di 10 tonnellate di fanghi il loro costo si spalma su dieci tonnellate; ma se ne lavorano cento, il loro costo si abbassa di molto.

Ecco quello che ha fatto Francesco De Angelis quando si è messo al tavolo. Ha preso le acque usate dalle industrie di Frosinone e le ha fatte gestire dagli stessi operai, tecnici, geometri, ingegneri che lo facevano a Rieti; poi ha imbarcato pure Cassino. Abbattendo i costi: lo dicono i numeri dei bilanci, lo certificano le cifre del prima e del dopo. Fino ad eventuale prova di falso i numeri della società di gestione unificata AeA e quelli di Asi Frosinone, Psi Rieti, Cosilam Cassino, sono questi ed hanno la testa dura.

IL NODO POLITICO

In silenzio e partendo dalla periferia, Francesco De Angelis ha avviato un percorso che a Roma gli sarebbe stato impedito. E l’avrebbero pure inchiodato al muro con qualche inchiesta.

Perché? Semplice: ha smontato tre carrozzoni e ne ha fatto uno assemblando i pezzi di ciò che funziona.

Asi e Cosilam ora non hanno più una mission: il core business di quegli enti era la depurazione. Che restano aperti a fare? I loro compiti residui non giustificano più tutta la massa di persone che nei decenni è stata miracolata con una scrivania. Infatti i conti di molti sono al collasso.

La prima partita che non finisce in pareggio è proprio questa: se ha ragione Francesco De Angelis ha avviato il processo di riforma dei consorzi industriali. Cioè proprio quello che il suo amico Nicola Zingaretti aveva promesso ma poi si è ben guardato dal realizzare. Proprio perché avrebbe dovuto segare decine di persone che – tranne alcuni casi – nessuno avrebbe fatto a gara per assorbire. Non c’è spazio per il pareggio: se ha ragione De Angelis ha torto Zingaretti a non avere fatto la fusione dei consorzi industriali dopo averla progettata.

LA CICCIA TOLTA DAL PIATTO

La seconda partita è quella della ciccia tolta dal piatto nel quale per anni c’è chi ha mangiato. Mangiato tanto fino ad ingrassare, procurarsi il diabete, senza mai saziarsi.

La ciccia che AeA ha tolto dal piatto è quella che il direttore Riccardo Bianchi, nel corso della conferenza stampa di ieri, ha avuto il coraggio solo di accennare.

Perché il Super Asi chiamato AeA ha tolto l’osso dalle fauci di molti.

Le coincidenze – insegnano i carabinieri – non esistono. Una coincidenza che si verificava a Cassino era che gli impianti si bloccavano allagando tutto con acque sporche ma solo il fine settimana. Che strano. Dal lunedì al venerdì sera funziona tutto. Poi il sabato e la domenica si rompe.

Un altro indizio. A mandare in tilt l’intero sistema era un cavo elettrico avvitato dentro una di quelle anonime cabine grigie che stanno lungo la strada, piccole come armadietti. Qualcuno il venerdì notte andava lì e allentava quel cavo, in modo che facesse contatto a volte si ed a volte no.

Pompe in tilt, impianto a rischio di esplosione per via del calore, acque reflue dappertutto, gente imbestialita, foto e video subito su Facebook.

Si chiama sabotaggio ed è stato denunciato ai carabinieri. Anche perché c’è un’altra coincidenza: i guasti sono cominciati in un momento storico ben preciso e cioè quando è stata tolta da un piatto un bel po’ di ciccia che prima andava all’esterno e che ora AeA si gestisce in casa.

Quale ciccia? Lo sanno i carabinieri ai quali è stata consegnata una denuncia per sabotaggio.

Non finisce qui.

Quello che l’ingegner Bianchi non dice è che ad un certo punto, siccome non dorme in un convento di orsoline, si è fatto venire un’idea: l’armadietto con i cavi è Asi, la strada è Psi, mettiamoci una protezione intorno. Pensato, proposto, fatto.

Domanda alla quale nessuno darà risposta: quale amministrazione comunale ha subito mandato i vigili per impedire che si mettesse una protezione intorno all’armadietto elettrico? Quale associazione ha iniziato a strillare denunciando una violazione della legge sulla privacy? Chi ha sostenuto “Se passo lì con il passeggino la telecamera mi riprende”? Signora mia, ma lei passeggia con il bimbo in piena zona industriale tra puttane e fabbriche?

Sta di fatto che i lavori sono stati fermati.

Qui c’è poco da dire. La partita o si vince o si perde.

IL SUPER CARROZZONE

La terza partita è quella più rischiosa. Il Super Asi può diventare anche un super carrozzone, nel quale mettere 2 democristiani, 2 comunisti, due socialisti ed uno che lavori per tutti.

Senza una serie di vincoli economici ben precisi non ci sarà modo di assicurare l’obbligo di efficienza. La vera sfida sarà questa. Perché non c’è possibilità di pareggio. Se il sistema non dovesse risultare gestito in maniera del tutto chiara e cristallina, Nicola Zingaretti si ritroverebbe a ribaltare il tavolo ed a poter dire “Ecco perché non avevo portato avanti la riforma dei Consorzi Industriali: bisognava prima fissare paletti rigidi e rigorosi”.

O si vince o si perde. Riuscirà Francesco De Angelis a stare dentro?

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright