«Affari sulla pelle dei migranti»: condannato Salvati

PIERFEDERICO PERNARELLA per IL MESSAGGERO ED.FROSINONE

Il danno c’è, anche se ridotto rispetto a quello contestato dalla Guardia di Finanza e dalla Procura regionale. Numeri a parte, sono pesantissime le conclusioni a cui è giunta la Corte dei Conti sulla gestione dei profughi da parte dell’Unione dei Comuni Antica Terra di Lavoro.

«L’intento illecito era quello di lucrare sulla pelle dei migranti e a danno dell’erario spendendo il meno possibile per il loro soggiorno e sovrafatturando al massimo l’importo previsto in convenzione per ottenere il massimo previsto dei rimborsi». Lo scrivono i giudici contabili nella sentenza di condanna nei confronti del presidente Antonio Salvati e del dirigente Giovanni Federici (responsabile del settore Finanziario) per un risarcimento all’erario di una somma complessiva pari a 208.500 euro.

Un quarto del danno contestato da Fiamme Gialle e Procura (794.712 euro), ma nella sostanza vengono riconosciute tutte le irregolarità rilevate in merito all’affidamento del servizio di accoglienza, alle condizioni alloggiative, al reclutamento di personale, alla rendicontazione delle spese. I giudici non salvano un solo aspetto della gestione che risale all’emergenza Nord Africa del 2011.

Innanzitutto, secondo la Corte, l’affidamento alla cooperativa «N.O.I.» in maniera diretta, senza una gara, è avvenuto in maniera «illegittima», anche perché la cooperativa «non era in possesso delle strutture e dei mezzi per realizzare il progetto». I giudici non hanno ritenuto fondata la tesi secondo cui l’affidamento diretto era giustificato dall’emergenza.

Anche la gestione vera e propria, secondo i giudici, è stata contraddistinta da varie irregolarità. Sull’accoglienza all’hotel Bracaglia di Frosinone, ad esempio, i giudizi scrivono: «I rapporti tra i convenuti (Salvati e Federici, ndr) e la cooperativa N.O.I. e la Linea Alberghiera srl sono stati tali da preordinare una condotta finalizzata a creare una realtà documentale fittizia con lo scopo di lucrare illecitamente risorse pubbliche che non erano dovute in relazione ai servizi offerti».

Più in generale la Corte dei Conti annota: «Mentre gli ospiti sono stati accolti in pessime condizioni alloggiative e senza beneficiare di vitto adeguato e di assistenza socio/sanitaria, i convenuti hanno prodotto al soggetto attuatore (la Protezione civile della Regione Lazio, ndr) una rendicontazione non veritiera ed alterata negli importi che hanno dichiarato di aver speso».

I giudici parlano di «sperpero» anche in merito alle spese a favore di una «quantità innumerevole di soggetti che hanno dichiarato di aver ricevuto compensi dall’Unione dei comuni per svolgimento di attività completamente estranee alle finalità del progetto di accoglienza profughi. La responsabilità dei convenuti è duplice: da un lato hanno distratto risorse pubbliche per lo svolgimento di lavori generici e non sempre controllabili, dall’alto moltissime erogazioni a favore di soggetti è avvenuta in concomitanza con le elezioni amministrative presso il comune di San Giovanni Incarico di cui il Salvati era sindaco e candidato alla riconferma della carica».

Il danno, dunque, c’è, ed è così composto: 140.000 euro per l’accoglienza dei profughi nell’hotel Bragaglia di Frosinone e 68.580 euro per il reclutamento di personale. In tutto 208.500 euro che Antonio Salvati e Giovanni Federici, in parti uguali, dovranno risarcire il Dipartimento di Protezione civile della Regione Lazio.

 

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E ora il caso riapproda in tribunale

RAFFAELE CALCABRINA per CIOCIARIA EDITORIALE OGGI
L’inchiesta era nata a seguito delle forti proteste dei profughi, culminate anche in incidenti che avevano messo a repentaglio l’ordine pubblico. I richiedenti asilo lamentavano pessime condizioni di accoglienza. E facevano intendere che qualcosa, nella gestione delle risorse loro destinate non quadrava. Ma erano rimasti inascoltati.

E ora, dopo la condanna della Corte dei Conti, il pallino ripassa alla magistratura penale. Era stata la Guardia di finanza a spulciare tra le carte dell’emergenza profughi scattata tra il 2011 e il 2012. Inizialmente l’ambito di indagine era quello penale (tra le ipotesi di reato avanzate c’era la truffa ai danni dello Stato). Tuttavia, il pubblico ministero incaricato di indagare sul caso non aveva riscontrato rilievi di carattere penale, ma solo «un inadempimento contrattuale». Da qui la richiesta di archiviazione da parte del pm che, al tempo stesso, aveva inviato gli atti alla Corte dei Conti «potendosi ravvisare ipotesi di danno erariale».

Il caso, a dicembre, riapproda sul tavolo del giudice per le udienze preliminare di Cassino. A seguito dell’opposizione alla richiesta di archiviazione, il magistrato dovrà decidere se la questione andrà approfondita anche in sede penale. In sostanza, il giudice potrebbe anche decidere per un possibile rinvio a giudizio di Salvati. Il quale, dal canto suo, si era sempre professato estraneo ai fatti. E anzi, aveva più volto sbandierato proprio le richieste di archiviazione avanzate dalla procura cassinate anche per rispedire al mittente le accuse che gli venivano mosse dalla procura regionale della Corte dei Conti.

 

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Quelle inchieste che imbarazzano Giorgia Meloni

GUGLIELMO PIAZZA per CIOCIARIA EDITORIALE OGGI

Quindici giorni da dimentica- re per i “fratelli d’Italia” del basso Lazio. Prima la “botta” di Latina con l’arresto dell’ex sindaco Giovanni Di Giorgi e la contemporanea richiesta di autorizzazione a procedere per il deputato Pasquale Maietta a Latina.

Ieri la notizia della condanna della Corte di Conti per Antonio Salvati, che arriva prima dell’udienza penale del prossimo 6 dicembre davanti al Gip del Tribu- nale di Cassino.

Il partito provinciale della leader della destra Giorgia Meloni non se la passa granché bene, a pochi chilometri dal quartier generale romano dove vengono decise strategie e uomini ai quali affidare i territori. Scelte, a giudicare dalle iniziative dei magistrati, che non si sono rivelate molto felici e che, stando ai numerosi rumors, stanno incidendo non poco anche sulla crescita e sui consensi della formazione che ha raccolto, di fatto, l’eredita di Alleanza Nazionale.

La condanna di Salvati, a parte la rilevanza economica delle somme richieste dai giudici contabili, entra senza mezzi termini su temi sensibili alle politiche di “Fratelli d’Italia”. Sarà difficile che qualcuno prenda le difese di un coordinatore provinciale condannato come “dominus” nell’ambito di una distrazione di fondi destinati all’accoglienza di profughi.

Tutto questo avviene proprio nel momento in cui la base del partito, almeno in provincia di Frosinone, ha già chiesto la testa del sindaco di San Giovanni Incarico. Una rivolta che nasce su motivi prettamente politici e organizza- tivi e che fino ad oggi ha visto “tergiversare” i vertici romani, soprattutto l’ala rampelliana, impegnati in una “protezione” che la base del partito non sembra poter tollerare ad oltranza. Una protesta che trae nuova linfa da una vicenda imbarazzante, con centinaia di migliaia di euro che mancano dai conti dei soldi destinati ai profughi che il coordinatore di Fdi non potrà più spacciare, alla luce della sentenza di ieri, come l’invenzione di qualche giornale nemico.

 

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