Affonda il mercato dell’auto: -35% ad ottobre

Il collasso del settore Auto. A Stellantis Cassino il quinto stop nel mese di novembre. Immatricolazioni crollate di un terzo rispetto allo stesso periodo del 2019

Antonio Renzi

Rerum cognoscere causas

Ottobre rosso per il mercato dell’auto in Europa Occidentale. Lo dicono i numeri delle immatricolazioni avvenute nel mese di ottobre. Più ancora lo dice il paragone con i numeri delo stesso mese nel 2019, cioè all’anno che ha preceduto la pandemia. La parola giusta è crollo. Le immatricolazioni sono calate di un terzo, per la precisione del 34,3%.

Il mercato si contrae in tutti i Paesi dell’area. L’unica eccezione arriva dai piccolissimi mercati di Irlanda, Islanda e Norvegia. L’Italia ha fatto segnare un -35,8%. Un cocktail micidiale di fattori negativi sta fortemente penalizzando le vendite di autovetture.

Cassino Plant, quinto stop

L’ingresso dello stabilimento Stellantis di Cassino

L’industria dell’auto lotta contro la carenza di semiconduttori che ha determinato fermate produttive in molti impianti. L’esempio lampante è quello dello stabilimento Stellantis Cassino Plant.

Lunedì 22 novembre scatterà un nuovo stop per la fabbrica di Piedimonte San Germano nella quale si assemblano Alfa Romeo Giulia e Stelvio re. È il quinto stop produttivo nel mese di novembre: dall’inizio dell’anno salgono così a 78 i giorni in cui non si è lavorato nella fabbrica cassinate: oltre due mesi e mezzo di fermo. Tutti dovuti alla mancanza di semiconduttori. Si farà ricorso ai contratti di solidarietà.

Non è questo però l’unico problema per il comparto. La domanda è ancora penalizzata dalla pandemia: il mercato sta rialzando la testa dopo un generale indebolimento della fiducia dei consumatori. Non agevolano la ripresa l’aumento dell’inflazione e gli aumenti di tassazione registrati in alcuni Paesi.

La scossa delle elettriche

In questo contesto fortemente negativo brilla una sola luce: la crescita delle quote di mercato delle auto elettriche. Sia quelle pure e quelle ibride con la spina per la ricarica elettrica.

Particolarmente colpiti da questa situazione sono i cinque maggiori mercati dell’area e cioè quelli di Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna.

In Germania le immatricolazioni di autovetture, sempre rispetto al 2019, accusano un calo del 37,2% mentre la quota dei veicoli elettrici ha toccato in ottobre un nuovo massimo, raggiungendo il 30% delle immatricolazioni.

Nel Regno Unito, sempre in ottobre, si è registrato un calo delle immatricolazioni del 25,8% sul 2019 ed anche in questo paese importante è la quota delle auto elettriche che è stata in ottobre del 15,2% per i modelli elettrici puri (BEV) e del 7,9% per i modelli ibridi con la spina (PHEV). In Spagna le immatricolazioni sono calate in ottobre del 37,2% su ottobre 2019 con risultati particolarmente negativi per quanto riguarda le vendite a privati.

La Francia, tra i cinque maggiori paesi dell’area, è invece quella che accusa il calo più forte (-37,3% su ottobre 2019).

Così in Italia

L’andamento del mercato italiano, come detto, è coerente con quello degli altri maggiori mercati europei in quanto il calo di ottobre 2021 su ottobre 2019 è del 35,8%, con una differenza che è però molto significativa nella composizione delle vendite. Mentre nel Regno Unito e in Germania si assiste ad un significativo spostamento della domanda dalle vetture diesel e a benzina verso le soluzioni elettriche pure o ibride con la spina, in Italia vi è ad una certa crescita delle quote di elettriche pure (7% in ottobre 2021) e ibride con la spina (5%), ma le forti contrazioni degli acquisti di auto a benzina e gasolio vanno soprattutto a vantaggio delle auto ibride senza spina, che, come è noto, utilizzano come carburanti benzina o gasolio.

D’altra parte– sostiene Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor- non si comprende per quale motivo l’Italia, che dispone in questo momento di risorse eccezionali, non abbia fin qui varato un piano per sostenere il settore dell’auto che è in fortissima difficoltà e che ha bisogno di interventi molto significativi per affrontare la transizione all’elettrico che è diventata oramai una priorità irrinunciabile per tutti“.

I concessionari increduli

FOTO © GAETANO LO PORTO / IMAGOECONOMICA

Si definiscono “coese ed incredule” le Associazioni che rappresentano in Italia l’intero mondo della mobilità sostenibile e le filiere industriali e commerciali automotive.

La loro perplessità ed il loro stupore si alzano di fronte alla totale assenza, nella Legge di Bilancio, di misure per affrontare la transizione ecologica ed energetica della mobilità. In una nota congiunta Anfia, Aniasa, Assofond, Federauto, Motus-E, Ucimu e Unrae sottolineano come “le Istituzioni, in occasione della programmazione economica del Paese, sembrano non intenzionate ad intervenire nonostante l’attiva partecipazione ai lavori del ‘Tavolo Automotive‘ abbia prodotto diverse proposte di intervento. Proposte sia di politica industriale per la riconversione della filiera automotive, che di pianificazione pluriennale di sostegno all’acquisto di veicoli a zero e bassissime emissioni per cittadini ed imprese”.

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