Agricoltura e Ambiente, Acampora mette Patuanelli di fronte alla realtà

La Camera di Commercio porta il ministro Patuanelli a Frosinone. Per presentare direttamente dal territorio le istanze ritenute indispensabili da chi produce economia. Ed incontra mille difficoltà

Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

La pandemia ha messo in ginocchio il comparto. Poi è arrivata la crisi energetica. E adesso le conseguenze della guerra ad Est sul fronte degli approvigionamenti agricoli mettono a nudo il fatto che siamo lontani dall’autosufficienza alimentare.

Portare le istanze di un territorio sulla scrivania di un Ministro è complicato, portare il Ministro sul territorio a raccogliere le istanze lo è ancor di più. La Camera di Commercio Frosinone – Latina invece ha messo le imprese agricole ciociare e pontine in condizione di parlare direttamente con Stefano Patuanelli, Ministro dell’Agricoltura, in un momento non proprio facile per il settore.

Stiamo vivendo un momento estremamente complicato perchè, ad una pandemia non ancora smaltita, si aggiunge la crisi energetica ed alimentare. L’incontro di oggi vuole essere un occasione di dibattito sulle direttrici dello sviluppo del territorio“: il presidente dell’Ente Camerale Giovanni Acampora una rotta ce l’ha. Ma il ruolo del Governo è indispensabile.

UN COSTO ENORME PER IL SETTORE

Stefano Patuanelli e Giovanni Acampora

Il quadro, in maniera cruda, lo ha riportato il presidente Acampora. “Le aziende agricole italiane si troveranno a pagare 9 miliardi in più di costi all’anno a causa della guerra; il tutto unito alle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime ed un ulteriore miliardo di euro legato alla siccità“.

Una situazione che si inserisce in un contesto, come quello del basso Lazio, in cui l’agricoltura pesa per oltre il 40% del valore aggiuto ed il 70% delle esportazioni laziali.

Il decreto Aiuti – ha spiegato Acampora – è ancora troppo poco. C’è bisogno di continuità economica ed un cambio culturale che permetta alle imprese di centrare gli obiettivi del Pnrr e della transizione ecologica, economica e sociale“.

SERVE UN PATTO TRA ISTITUZIONI ED IMPRESE

Ilaria Fontana con Stefano Patuanelli e Giovanni Acampora

La situazione è seria. Lo dimostra il fatto che il Ministro si è allineato sulla stessa lunghezza d’onda di Acampora. Sottolineando come la transizione non può e non deve essere “un burrone nel quale le realtà produttive rischiano di precipitare“.

Il fatto è sempre lo stesso e Patuanelli è l’ennesimo Ministro che è venuto a dirlo in Ciociaria: ripensare i modelli di business con la capacità di dare risposte nuove a problemi vecchi.

Il passaggio di certo più concreto di Patuanelli è quello relativo all’aumento dei costi energetici, un problema che già esisteva da prima della guerra e su cui – dice il Ministro – “si continua a sbagliare perché cerchiamo nuovi mercati e non l’indipendenza energetica”. Cosa serve? Un patto. Un patto tra le istituzioni ed il mondo produttivo, che permetta alle imprese di avere gli strumenti necessari per attraversare il guado.

Questo territorio – ha detto Patuanelli – ha tante potenzialità ed una vocazione multifunzionale, con possibilità enormi di crescita aprendosi ad altri mercati. C’è tanto da fare ed io vedo ottimismo – ha concluso il Ministro – ma bisogna dare certezze agli imprenditori agricoli“.

Presente anche la Sottosegretaria alla Transizione Ecologica Ilaria Fontana che ha ribadito come l’obiettivo della transizione si può raggiungere, a patto che si faccia tutti insieme, con senso di collaborazione. E con le istituzioni che non lascino alcun soggetto indietro. “Ma servono sostenibilità economica, sociale ed ambientale. Non è impossibile, ma è complesso“. 

LE RICHIESTE DEL TERRITORIO

Giovanni Acampora

Ma il territorio cosa ha chiesto a Patuanelli? La forza dell’incontro dell’ente camerale con il Ministro è stata proprio quella di fornire la possibilità alle realtà produttive del settore agricolo di porsi a mo’ di pungolo nei confronti del titolare del dicastero all’agricoltura. È la stessa cosa che accadde all’Università di Cassino quando venne il sottosegretario per presentare il Bonus 110%. In quell’occasione il presidente degli imprenditori edili di Confindustria Angelo Massaro mise a nudo tutti i punti critici della legge. A distanza di un anno i fattoi gli hanno dato drammaticamente ragione.

Giovanni Acampora ha regalato la stessa opportunità alle imprese del territorio. Cioè di presentare direttamente al ministro le istanze attraverso la voce di chi in quel territorio vive e cerca di creare ricchezza.

E allora si è partiti dalla richiesta di puntare sulle eccellenze dell’agricoltura dei due territori, definiti da Coldiretti attraverso la vicepresidente della Camera di Commercio Cristina Scappaticci, una “vetrina dell’italianità“, passando poi per la mancanza di manodopera. Le difficoltà per i prossimi raccolti le ha portate il vicepresidente di Confagricoltura Latina Luigi Niccolini, che ha sottolineato come un settore che produce 680 milioni di euro l’anno non può permettersi battute d’arresto per la mancanza di lavoratori.

Ancora Coldiretti, con Vinicio Savone, ha puntato l’indice sulle difficoltà degli allevatori. “Questo è l’anno in cui stanno emergendo tutte le criticità del settore, problemi materiali appesantiti dalla burocrazia“. In ultimo le parole di Miriam Diurni, presidente di Unindustria Frosinone, che ha puntato sul rinsaldare il legame tra industria ed agricoltura. Un dialogo che è da incentivare ma che “affinchè si concretizzi e diventi costruttivo ha bisogno di una forte volontà politica“.

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