Al Karama, ora è urgente trovare una soluzione

L'incendio nell'area Al Karama mette in evidenza la necessità di ripensare interamente al progetto. Non solo nella parte delle strutture ma soprattutto nel modello di accoglienza e di integrazione che intende realizzare

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

In 87, di cui 28 bambini, senza un tetto, per quanto fatiscente fosse. L’incendio che ha quasi totalmente distrutto Al Karama, tra Borgo Montello e Borgo Bainsizza, a Latina, pone nuovamente l’urgenza di trovare una soluzione per i nomadi, in gran parte di origine rom, che erano ormai divenuti stanziali presso quel sito.

Che era già fatiscente, inagibile e inabitabile prima. E nel pomeriggio di sabato, causa un violento incendio, è stata interamente danneggiato.

La conta dei danni

Molte delle baracche sono state distrutte. Erano vecchi prefabbricati di oltre trent’anni fa, mai mantenuti e aggrediti nel tempo. Aggrediti dal maltempo, dall’incuria, dal vandalismo, in una situazione igienica già prima catastrofica. In alcune baracche sono emersi materiali pericolosi come l’amianto.

Il totale è di 18 nuclei familiari. Ci sono anche cinque donne incinte, due delle quali con gravidanza ormai a termine. Tutti sono stati evacuati durante le operazioni di salvataggio e spegnimento delle fiamme. Operazioni che sabato pomeriggio hanno visto impegnati Vigili del fuoco, Protezione civile comunale, Ares 118, Polizia locale di Latina, Pronto intervento sociale del Comune, Prefettura, Provincia. E lo stesso sindaco Damiano Coletta con l’assessore al Welfare Francesca Pierleoni, intervenuti sul posto.

Nell’immediato, le famiglie dal campo sono state trasferite all’ex Rossi Sud della Provincia di Latina, sulla strada 156 dei Monti Lepini, poco fuori il centro di Latina. Stanno in un’area distinta e separata dall’hub vaccinale anti Covid della Asl. Qui, la Protezione civile comunale ha portato brandine coperte e le altre attrezzature necessarie mentre quella regionale porterà anche l’autobotte con quattro docce; i pasti saranno forniti dalla Caritas in un primo momento, e in settimana dalla ditta che cura le mense scolastiche, mentre l’associazione Famiglia Migrante fornirà capi di vestiario.

Il problema incrostato

Fin qui, i primi interventi. Ma se questi sono i momenti dell’emergenza, Comune e Regione (proprietaria del sito di Al Karama) dovranno immediatamente affrontare anche il futuro.

Ovvio che le 87 persone non potranno restare per sempre presso l’ex Rossi Sud, destinato a diventare, nelle intenzioni, un polo fieristico, mentre oggi già ospita set cinematografici per la Latina Film Commission, e l’hub vaccinale della Asl.

Occorre un sito, attrezzato, per affrontare l’emergenza nomadi, che ormai emergenza non è più, dato che molti di loro erano stanziali: lì da decenni.

Così come appare necessario radere al suolo quel poco che da ieri ne rimane ancora in piedi, per evitare che qualche disperato possa nuovamente trovarvi un rifugio. Al Karama nacque infatti nel 1995, inaugurato dall’allora segretario nazionale della Cgil Sergio Cofferati, come centro di accoglienza per lavoratori migranti, realizzato dalla Regione Lazio su un proprio terreno e gestito dalla Cgil stessa.

Poi, il sito passò di emergenza in emergenza: all’inizio degli anni Duemila, ci fu quella dei nomadi rom. Latina aveva un campo profughi, “Roberto Rossi Longhi“, il più grande d’Italia, operativo tra il 1957 e il 1991, chiuso all’indomani del crollo del Muro di Berlino, della fine della Guerra fredda, quando si pensava che dai regimi comunisti dell’Est Europa non sarebbe arrivato più nessuno. Lì il Comune di Latina avrebbe poi realizzato la sede pontina dell’Università La Sapienza.

Il tentativo di integrazione

Ma intanto, nei primi anni Duemila, fu occupato dai nomadi rom. Per trovare una soluzione, furono spostati ad Al Karama, tra il 2004 e il 2005, in una situazione non facile, tra la fatiscenza delle strutture e situazioni di illegalità che si verificarono nel campo. Il Comune negli anni tenta integrazione, scolarizzazione, censimenti.

Negli anni ’10 del Duemila, la soluzione: buttarlo giù e costruirne uno nuovo, accanto. Partono i lavori, si predispongono le piattaforme di cemento, ma le gare per acquistare le abitazioni vanno a vuoto per tre volte consecutive, l’offerta economica è troppo bassa, anche il nuovo sito è abbandonato prima e vandalizzato poi.

Scade la convenzione, ci sono utenze da pagare, Comune e Regione entrano in conflitto. Nel 2020, finalmente, un nuovo protocollo tra i due enti, insieme alla Prefettura. Nel 2021, la bonifica del nuovo sito. A maggio 2022, l’incarico al tecnico esterno per verificare lo stato dell’arte.

E lavori, che ora diventano veramente urgenti. Al Karama va ripensato, non solo nelle sue strutture, ma soprattutto nel modello di accoglienza e di integrazione.

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