Al di là dei veti locali: Renzi o Prodi, questo è il dilemma

Immaginare che Gian Franco Schietroma potesse dare il sostegno del Psi alle candidature a sindaco di Norberto Venturi e Angelo Pizzutelli (leggi qui) è come chiedere a Francesco Totti di cantare l’inno della Lazio insieme agli Irriducibili.

 

E’ un’ipotesi che non esiste. Il fatto che il Pd non gli abbia proposto le due possibilità (leggi qui) non significa nulla: l’abilità di Gianfranco Schietroma è tale che Francesco De Angelis ha capito perfettamente prima che avrebbe incassato soltanto un no. Inoltre Schietroma ha fatto una mossa simile alle “guerre preventive” di George Bush jr: ha immediatamente occupato il campo con la candidatura a sindaco di Vincenzo Iacovissi. Un Pd più smaliziato in quel momento avrebbe appoggiato l’esponente socialista per “levarsi dalle botte” come si dice. Poi è andata in un altro modo.

 

Però una seria analisi va fatta, indipendentemente dalle strategie e dai formalismi.

 

La candidatura di Fabrizio Cristofari non solo era ottima ma si è dimostrata comunque all’altezza della situazione, considerando i campi minati che c’erano nel centrosinistra: l’ex sindaco Michele Marini ha sostenuto Nicola Ottaviani, Alternativa Popolare si è schierata con il centrodestra festeggiando per il successo di Ottaviani senza che il Pd abbia neppure ricordato che alla Provincia il partito di Alfano sostiene Antonio Pompeo (Pd) esprimendo il vicepresidente Andrea Amata. Nulla è stato neppure tentato per cercare di recuperare forze come Sinistra Italiana, Possibile, Pci, Rifondazione, che pure alla Regione Lazio sono schierate con Nicola Zingaretti.

 

La lista del Pd è rimasta ad una cifra, con un risultato politicamente imbarazzante e i tre eletti (Norberto Venturi, Angelo Pizzutelli e Alessandra Sardellitti) nulla hanno a che vedere né con i Ds né con la Margherita. Cristofari ha dimostrato coraggio e forza politica, ma certo non poteva supplire ad una coalizione che lo ha lasciato solo sia nella fase organizzativa che in quella di formazione delle liste (il ragionamento non riguarda il Psi naturalmente).

 

La cosa che però è davvero sconvolgente è la mancanza assoluta di un’analisi politica seria e autocritica, neppure davanti alle dimissioni dei vertici del circolo cittadino del Pd, Norberto Venturi e Francesco Brighindi.

 

Adesso non ha più senso, anche perché il quadro politico sta cambiando. Gian Franco Schietroma, da segretario nazionale del Psdi, fu tra i fondatori dell’Ulivo di Romano Prodi, che per due volte riuscì a battere Silvio Berlusconi, il più grande fabbricatore di consenso dell’Italia repubblicana. Lo schema di quell’Ulivo era inclusivo: non solo Ds e Margherita, ma la sinistra radicale, il Psi, l’Italia dei Valori, l’Udr e poi l’Udeur, l’Asinello, la società civile, il mondo della cultura. Secondo uno schema maggioritario.

 

Oggi il Pd di Matteo Renzi è isolato, sordo agli appelli di Romano Prodi e Giuliano Pisapia, incapace di guardare ad una riconciliazione con Enrico Letta, Pierluigi Bersani e perfino Massimo D’Alema. Con questo tipo di schema si perde sistematicamente. Non soltanto dai Cinque Stelle (che nel Lazio controllano ormai moltissimi Comuni) ma anche dal centrodestra.

 

Il risultato di Frosinone è emblematico e lo stesso Gian Franco Schietroma ha pagato un prezzo in termini di consensi, non di eletti.

 

Il punto è molto semplice: andare avanti con l’isolazionismo di Renzi o provare ad ammodernare l’inclusione di Prodi? Questo è il dilemma.

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