Al Matusa i cinque Referendum sulla Giustizia: questi sconosciuti

Nel Parco centrale di Frosinone l’incontro-confronto organizzato da Nicola Ottaviani, sindaco uscente e coordinatore provinciale della Lega. Ma non c’era solo il Gotha della Lega: pure Azione con l’avvocato Sardellitti. E, soprattutto, i vertici di Sezione e Camera Penale frusinate e Ordine degli Avvocati di Cassino. Per dire “Le ragioni del Sì, del No e dell'Astensione”

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

I cinque referendum sulla Giustizia: questi sconosciuti. È il titolo alternativo, più calzante, all’incontro-confronto “Le ragioni del Sì, del No e dell’Astensione”: organizzato nel tardo pomeriggio di ieri dal sindaco uscente Nicola Ottaviani, coordinatore provinciale della Lega, sulle tribune del Parco Matusa di Frosinone.

«C’è chi vorrebbe cambiare la Costituzione – ha esordito, a suo modo, l’avvocato e primo cittadino in scadenza – ma, dico, almeno leggerla una volta». È una delle sue ultime uscite pubbliche e non poteva di certo mancare la stilettata a Una Certa Sinistra.

E poi, soprattutto nelle vesti di moderatore, una premessa: «Nessuno vuole dire che l’impianto processuale sia un sistema da cestinare. Tutto è perfettibile. Ci sono riforme sicuramente da portare avanti e una strada di definizione è quella referendaria. Ma il referendum è un punto di arrivo o di partenza? Può essere uno dei punti di partenza».

Certo è che, senza Cannabis ed Eutanasia, è scemato l’interesse da parte dell’opinione pubblica sulla Giustizia: gli altri attesissimi referendum, per la legalizzazione della cannabis e della morte assistita, sono stati giudicati inammissibili dalla Corte Costituzionale. Da allora, quasi quattro mesi fa, si teme di non raggiungere più il quorum del cinquanta per cento.

Non solo Lega e addetti ai lavori: anche Azione

L’incontro-confronto sui referendum sulla Giustizia

La Lega, in campo per i referendum con Radicali Italiani e Socialisti a livello nazionale, ha voluto così invitare e far discutere tra di loro Francesco Mancini, Enrico Pavia e Gianluca Giannichedda: ovvero i rispettivi presidenti della Sezione Penale del Tribunale di Frosinone, della Camera Penale frusinate e dell’Ordine degli Avvocati di Cassino.

Ovvero un Giudice e due Tutori: del giusto ed equo processo penale e della Giurisdizione. Nonché l’avvocato Alessandra Sardellitti, consigliera comunale uscente e capolista di Azione: sempre più verso il Centro(destra). Nell’area del centrodestra anche Pavia, consigliere e già candidato sindaco di Alatri.

Poi la rappresentanza della Lega territoriale: il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli, responsabile provinciale dell’organizzazione del Partito; il senatore Gianfranco Rufa e la deputata Francesca Gerardi; la già senatrice Kristalia Papaevangeliu, assessora comunale nella stessa Alatri in cui Pavia fa opposizione all’amministrazione di centrodestra.

I vertici della Lega: molto più di un saluto

Il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli

Hanno portato molto più del saluto programmato. Prima la riflessione di Ciacciarelli: «Sono presidente della Commissione regionale sulla vigilanza del pluralismo dell’informazione. Ebbene, su questi referendum l’informazione non c’è stata. C’è stato un silenzio assordante da parte delle testate nazionali e locali».

Dice di aver già scritto all’Agicom – l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – per conoscere «le motivazioni della mancata campagna referendaria». Per le quali i referendum sulla Giustizia, durante la guerra in Ucraina, siano stati più che altro scalzati dal rischio di un potenziale terzo conflitto mondiale.

«Anche se la Politica avrebbe potuto e dovuto fare tanto – ha poi addrizzato un po’ il tiro davanti a qualche giornalista -. Quando si arriva al referendum non si ha ancora la forza politica di fare riforme radicali e si passa la palla al Popolo». Con la democrazia diretta.

Referendum: non solo Sì, anche No e Astensione

Il senatore Rufa e, alle sue spalle, il consigliere regionale Ciacciarelli (Foto: Stefano Strani)

Al Matusa di Frosinone, però, sono emerse anche le ragioni del No e dell’Astensione: che sarebbe preferibile procedere con il sorteggio, in modo da affidare tutto alla sorte, o al limite con un altro sistema elettorale. Più in generale? Che in fondo si vota sì anche e soprattutto per mandare un chiaro messaggio alla Politica: una vera e propria riforma della Giustizia, con tutti gli emendamenti e controemendamenti del caso, va fatta.

«Siamo tutti della Lega ma un grande grazie va anche ai Radicali e, nell’occasione, alla consigliera comunale Sardellitti che fa riferimento ad Azione – ha riconosciuto, a seguire, il senatore Rufa -. Vogliamo dare una trasversalità a questi quesiti referendari per cambiare qualcosa. Come dice Calderoli, adottiamo un elettore e portiamolo a votare, per un cambiamento necessario».

La già senatrice Papaevangeliu, avvocato, ha ricordato «le battaglie portate avanti da tempo sulla giustizia, anche stavolta a favore di un cambiamento epocale che spaventa». Anche dalla deputata Francesca Gerardi, infine, un appello al voto: «Abbiamo sentito parlare sempre delle famose correnti. Purtroppo esistono e spero che non ci saranno più se questi referendum vedranno la luce. Bisogna convincere le persone a votare, spiegar loro l’importanza di questi referendum».

Legge Severino, Berlusconi, Sardellitti

La capolista di Azione Sardellitti con Carlo Calenda

Con il primo quesito, impresso sulla scheda rossa, si chiede l’abolizione della Legge Severino: l’abrogazione del Testo Unico delle disposizioni, dal nome preso nel 2012 dall’allora Ministra della Giustizia del Governo Monti, per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione.

A esser stato storicamente colpito dalla Severino è stato il già Premier Silvio Berlusconi, che nel 2013 fu condannato per frode fiscale e si non era potuto candidare. Chi è per il Sì rifiuta la sospensione automatica degli amministratori locali dopo la sentenza di primo grado, dunque non definitiva. I sostenitori del No, invece, paventano rischi di ricandidatura da parte di politici condannati per mafia, concussione, corruzione o peculato. È nato anche il Comitato del “No mediante il Non”: ossia non andare a votare con l’intenzione di far mancare il quorum e lasciare fare le leggi al Parlamento.

A dirsi «toccata in prima persona dalla situazione» la già consigliera provinciale Sardellitti: finita sotto inchiesta nei giorni scorsi per presunto falso ideologico nelle allora vesti di ufficiale certificatore della lista del Pd Cassino per le Comunali 2019. «È offensiva e rovina la vita privata e politica per un’eventuale condanna di 18 mesi in primo grado, che porta alla sospensione dell’amministratore». Lei, del resto, si ricandida al Consiglio comunale «con tutta la presunzione d’innocenza del caso».  

Custodia cautelare: ragioni e rischi del Sì

Una fase del dibattito moderato dal sindaco uscente Ottaviani

L’ok al secondo quesito, secondo i favorevoli, limiterebbe invece i presunti abusi della custodia cautelare. Sinora la limitazione della libertà è applicabile esclusivamente se sussistono tre potenziali pericoli: fuga, alterazione di prove e ripetizione del reato.

È proprio la reiterazione che verrebbe eliminata in caso di prevalenza del Sì sulla scheda arancione. Secondo i proponenti, facendo leva sulla presunzione di innocenza sino a eventuale condanna definitiva, finirebbero in galera così solo gli accusati di reati gravi.   

Così, propenso per il No, Mancini: «Le custodie cautelari si applicano in fin dei conti se c’è un pericolo apportato da armi o criminalità organizzata. Se si elimina la reiterazione, si rischia di lasciare in libertà autori di furti, spaccio di droga e truffe. Questo deficit di tutela forse va bene in Svizzera, ma non in Italia». A ruota, di tutt’altro avviso, il penalista Pavia: «La misura cautelare deve essere ridotta ai minimi termini».

Palamara, Correnti, separazione delle carriere

Luca Palamara (Foto: Massimo Scaccia / Giornalisti Indipendenti)

Gli altri tre quesiti, sui quali si sono concentrati inizialmente gli addetti ai lavori riunitisi al Parco Matusa, sono quelli che interessano la tanto auspicata riforma della magistratura: la separazione delle carriere dei magistrati, la loro valutazione anche da parte di avvocati e docenti universitari, e l’elezione dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura.

L’intento generale, dopo lo scoppio del Caso Palamara, è quello di contrastare le controversi correnti rappresentative. Con il terzo quesito (scheda gialla), pertanto, si ha come obiettivo la sospensione delle funzioni dei magistrati: nel corso della loro carriera, ad oggi, possono cambiare quattro volte tra quelle da Giudice (chi, per l’appunto, giudica) e Pubblico Ministero (chi indaga e accusa).

Secondo il presidente Mancini (Sezione Penale) «è un tema sopravvalutato perché i referendum non sono realmente significativi. Ci sono responsabilità da parte di alcuni Magistrati, ma anche della Politica, viste le riunioni nottetempo in sedi non istituzionali. Serve una riforma vera per togliere potere alle correnti, serve il sorteggio».

Referendum e Spazzacorrotti: «Sconfitta e Inciviltà»

Il già Ministro della Giustizia Patuanelli

A detta di Giannichedda (Ordine avvocati Cassino), senza girarci troppo intorno, «i referendum sono una sconfitta, quello che sta succedendo sembra quanto successe dopo Mani Pulite e la Legge Spazzacorrotti è un’inciviltà». Parla della legge anticorruzione emanata nel 2019 dal Governo Conte 1: quello gialloverde, con l’asse M5S-Lega a favore del pugno duro voluto dall’allora Ministro al ramo Stefano Patuanelli.

La Spazzacorrotti è all’insegna di prevenzione, accertamento e repressione dei reati contro la Pubblica Amministrazione. Lo stesso Giannichedda non è «in disaccordo con il sorteggio dei membri del Csm», vuole «più autonomia della Giurisdizione che della Magistratura».

Anche perché, se sottratto alla Giurisdizione, «il Pubblico Ministero diventa l’“avvocato” della Polizia – ha tagliato corto Mancini -. Il Pm deve essere autonomo, indipendente, anche alla ricerca di elementi a favore dell’imputato. L’importante è l’indipendenza da condizionamenti esterni». A preoccupare l’avvocato Pavia «il fatto che Pm e Giudice non dovrebbero provenire dallo stesso filone».   

Contro le correnti: secondo Pavia a vuoto

L’intervento dell’avvocato Pavia, presidente della Camera penale di Frosinone

Spazio poi al quarto quesito (scheda grigia): si chiede la partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione e dei Consigli giudiziari.  Con il quinto quesito (scheda verde), infine, si invoca l’abrogazione di norme in materia di elezione dei togati del Csm: che è l’autogoverno della Magistratura.

Per l’esattezza si vorrebbero togliere le raccolte firme per la presentazione delle candidature dei magistrati di carriera. L’avvocato Pavia (Camera Penale), dal canto suo, è stato lapidario: «Anche se venissero accolti tutti e cinque i referendum, non cambieranno nulla nell’amministrazione della Giustizia». E non si spiega «perché l’80% del bilancio regionale venga destinato alla Sanità e appena il 2% alla Giustizia. Questo è il fallimento della Politica».

Pavia, in ogni caso, vorrebbe che «ci fosse un vero dibattito parlamentare e si restituisca finalmente credibilità ai Magistrati, che non sono tutti Palamara. Vada per i referendum, che sono uno stimolo al dibattito».

Il classico affondo della Sardellitti al Pd

Carlo Calenda e Matteo Salvini (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

L’avvocato Sardellitti, esponente provinciale del Partito di Calenda nonché ex Democrat, se l’è presa un po’ con il Partito democratico: «È emerso il No del Pd dopo la sua scarsa attenzione alla Giustizia. Azione e Più Europa, invece, sono a favore dei cinque referendum e portano avanti la battaglia con gli emendamenti del deputato Enrico Costa. Il referendum spinge la Politica a occuparsi di Giustizia».

Poi, però, tutt’altra tiratina d’orecchie: «Si sono tirati indietro Partiti che si erano intestati i referendum. Azione sta recuperando terreno e siamo rimasti pochi ma buoni a parlare di Giustizia». I Partiti di Salvini e Calenda a Frosinone. Ma ne hanno discusso con giuristi che non la pensano esattamente come loro.

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