A chi toglie di più l’alleanza a tre raggiunta ad Alatri

Cosa c'è dietro l'alleanza tra le Civiche annunciata nelle ore scorse ad Alatri? A chi toglie di più: al centrosinistra o al centrodestra. Sarebbe un errore valutare la questione solo con i numeri. Intanto il centrosinistra continua a fare esercizi di tafazzismo

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Il documento firmato nelle ore scorse ad Alatri mettendo insieme sei liste civiche modifica in maniera netta l’orizzonte politico della città in vista delle elezioni Comunali in programma per la prossima primavera. Lo cambiano sia a sinistra che a destra.

La forza del Patto di Alatri

Patrizio Cittadini

L’intesa vede insieme nomi di calibro della politica amministrativa locale. Patrizio Cittadini è stato sindaco della città, esponente di quel centrismo del periodo ulivista divenuto scomodo anche ad una parte dello stesso centrosinistra. Non è un caso che Cittadini nel passato abbia ritentato l’impresa elettorale ma da posizioni contrapposte al candidato dell’asse Ds – Margherita.

L’avvocato Enrico Pavia è stato l’esponente del centrodestra che cinque anni fa ha conteso fino alla fine la fascia al già due volte sindaco Dem Giuseppe Morini. A determinare il risultato fu quella parte di centrodestra che non lo appoggiò, facendo un piacere al centrosinistra. Oggi sarebbe il candidato ideale da contrapporre ad uno schieramento orfano del suo plurisindaco iunto al limite dei due mandati consecutivi: così come lo fu Daniele Natalia ad Anagni che venne sconfitto da Fausto Bassetta ma alla tornata successiva vinse a mani basse. Forse è proprio per questo che il centrodestra non ha voluto sentirne di convergere sul suo nome.

Tarcisio Tarquini è un’altra delle figure di riferimento. Incarna il sentimento del centrismo impegnato, equidistante dai Partiti e votato all’amministrazione messa al primo posto. In ogni tornata elettorale ha dimostrato di avere il suo peso non secondario ma spesso determinante.

Niente condizionamenti

Tarcisio Tarquini

Fino ad oggi sono stati l’ago della bilancia. Con intelligenza, centrosinistra e centrodestra ora stanno facendo massa in modo da non averne bisogno. Con intelligenza pari almeno a quella dei due poli, Cittadini – Pavia – Tarquini hanno fatto massa a loro volta triplicando il peso specifico.

Una massa che punta a centrare il ballottaggio in prima battuta, eleggere il sindaco in seconda, comunque senza fare accordi con gli attuali Partiti. Lo hanno detto nero su bianco:

«Riteniamo che solo una coalizione, che a noi piace definire “Unione di civiche”, formata da soggetti indipendenti e liberi di pensare ed agire senza condizionamenti esterni, possa individuare ed affrontare le cause profonde del disagio sociale, sempre più evidente».

Il sottinteso sta nella non realizzabilità di accordi: né con il centrosinistra né con il centrodestra.

A chi toglie di più

ENRICO PAVIA

A chi toglie di più questo Patto delle Civiche: al centrosinistra o al centrodestra?

Sarebbe un errore considerare l’alleanza solo un fatto numerico. In primis perché quell’accordo toglie dal campo tre possibili alleati sui quali gli uni e gli altri (chi con l’uno e chi con l’altro) avrebbero potuto fare affidamento. E poi perché l’eliminazione dai poli di tre figure sostanzialmente civiche rischia di politicizzare in maniera eccessiva un confronto che invece è amministrativo.

Il centrodestra ha il suo limite naturale nella litigiosità interna che lo ha sempre portato ad essere più un suk che un’alleanza politica. Il centrosinistra ha il suo limite nei dieci anni di governo cittadino: è fisiologico uscirne acciaccato ma va detto che di suo ci ha messo molto.

La tattica suicida di Alatri

Giuseppe Morini (Foto: Giornalisti Indipendenti)

È infatti una tattica politicamente suicida dimenticare che la prima stampante 3D donata in provincia di Frosinone dalla Regione Lazio venne a portarla in una scuola di Alatri il governatore Nicola Zingaretti. E che il recentissimo potenziamento dell’ospedale San Benedetto (che torna agli antichi fasti) porta altrettanto le impronte digitali di un centrosinistra che ad Alatri ha un ex assessore regionale, ex capogruppo del Partito più rappresentativo, attuale Presidente del Consiglio regionale. (Leggi qui Covid, via alla rivoluzione. D’Alessandro cambia tutto).

Il Pd invece di capitalizzare, ancora ieri è stato capace di realizzare una frattura tra l’assessore Tommasina Raponi (di fede buschiniana) e il sindaco Giuseppe Morini (di fede moriniana). La rottura è stata determinata dalla decisione del sindaco di chiudere la scuola di Monte San Marino senza avvertire nemmeno l’assessore delegato Raponi. Non serve altro.

Il Pd ora lavora su due ipotesi. La prima: tentare di tenere unita la coalizione di governo e cercare un approccio con le civiche; la seconda: pensare ad un asse tutto politico.

Il nome che circola in queste ore con forza ad Alatri è quello di Roberto Sarra. Mauro Buschini si dice che lo appoggerebbe ed altrettanto sarebbe pronto a fare Giuseppe Morini. Ma il vicesindaco Fabio Di Fabio è più freddo. E quando il freddo è troppo si rischiano nuove rotture.

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