Il rebus del capogruppo che coinvolge gli assetti della Lega

La mancata definizione del capogruppo della Lega ad Alatri nasconde un gioco ad incastri della politica che va ben oltre i confini della città. Ecco quale

Ad Alatri c’è un rebus. Il suo nome è “Gruppo consiliare della Lega di Matteo Salvini“. Questo perché, nonostante al di fuori del consiglio comunale, almeno due rappresentanti dei cittadini di Alatri dicano di appartenere a quel Partito, figurativamente il Carroccio nell’assise non esiste.

Tutto ruota attorno alla figura del capogruppo. Finché i due litiganti non trovano la quadra, il cerchio non si chiude. Il capogruppo designato era Roberto Addesse, portatore sano di 399 preferenze: questo è il risultato che l’ex assessore dell’amministrazione targata Costantino Magliocca può vantare rispetto al 2016. L’indicazione era arrivata dal coordinamento cittadino e in forma scritta. Ma evidentemente non è bastato a convincere le parti.

Qualcosa, nella procedura della nomina, si è inceppato. La querelle va avanti da mesi e sembra difficile che qualche fattore dell’ultim’ora, leggasi elezioni Provinciali ed Europee, possa accelerare la creazione del raggruppamento. Alatri alle due tornate in programma parteciperà sì, ma il centrodestra ci sarà di striscio: non sono previsti candidati ciclopici. Tranne Tommasina Raponi che però è stata schierata dal Partito Democratico alle Provinciali, con una strategia del Pd che la mette di diritto nell’elenco degli eleggibili.

Non c’è altro sul tavolo di Alatri dalle file del centrodestra. Che nelle logiche provinciali odierne pesa (e quindi conta) davvero poco. Il blocco che ha impedito a Roberto Addesse di ricoprire la carica di capogruppo è stato promosso da Gianluca Borrelli, l’altro consigliere leghista, che rivendica di aver aderito alla causa del salvinismo prima del suo collega. Il Consigliere comunale, che si era candidato con Apa – Alleanza per Alatri, in sostegno peraltro del sindaco Pd Giuseppe Morini, quindi nel centrosinistra, non vuole cedere il passo e lo scettro.

C’è la questione delle tempistiche: la primogenitura leghista alatrense, a guardare il calendario, è la sua. Esiste pure un’argomentazione correntizia: il coordinatore comunale, che è Emanuele Palmisani, è considerato più vicino a Roberto Addesse di quanto non lo sia a Gianluca Borrelli. L’ex forzista, insomma, avrebbe già sparato un primo colpo, posizionando, col benestare di Domenico “Mimmo” Fagiolo, uno dei “suoi” al vertice della dirigenza locale. 

Poi c’è la candidatura a primo cittadino, che lo stesso Gianluca Borrelli ha offerto, (leggi qui E adesso Borrelli lancia Addesse come candidato sindaco) a Roberto Addesse. La mossa può essere interpretata così: a me l’uovo adesso a te la possibilità di tentare di avere la gallina dopodomani se riuscirai a superare il fuoco di sbarramento delle altre forze politiche.

Ma a Roberto Addesse sa benissimo che la candidatura calata dall’alto vale meno del foglio di carta su cui è scritta. È attraverso l’azione politica, cioè quella dettata dal capogruppo, che si costruisce la propria candidatura direttamente sul campo: dimostrando di essere leader in aula, mettendo alla frusta gli avversari, creandogli difficoltà e imbarazzi nel contestare la loro azione amministrativa. La realtà è che pure lui punta alla carica di capogruppo. In ballo, del resto, c’è il volto della Lega di Matteo Salvini ad Alatri. Il che, dando un occhio ai sondaggi, non sembra rappresentare cosa da poco.

La grande aggregazione

La dietrologia e “radiopiazza”, ancora, raccontano pure altro: fare Gianluca Borrelli capogruppo, in caso, consentirebbe alla Lega di confluire, accordandosi, con l’universo civico che sta nascendo attorno all’avvocato Enrico Pavia, al consigliere Tarcisio Tarquini, al consigliere Nazzareno Costantini e perché no, magari grazie alle aperture nei confronti delle alleanze territoriali di Luigi Di Maio, al MoVimento 5 Stelle dell’onorevole Luca Frusone.

Gianluca Borrelli non proviene da esperienze troppo dissimili. A Roberto Addesse questo scenario non dovrebbe andar bene. Probabilmente perché non vede di buon occhio un agglomerato di forze composite, che non sarebbe a trazione leghista.

Un discorso diverso, invece, può nascere dalla rifondazione di quel centrodestra che da Alatri sembra scomparso. Allora sì che il Carroccio si troverebbe nella condizione di fare la voce grossa e Roberto Addesse quella del leone. 

La copertura provinciale

Torniamo al rebus. Come in ogni cubo di Rubik che si rispetti, c’è sempre una facciata più ostica delle altre. Abbiamo sistemato gli incastri principali. Ci manca quello utile alla conclusione definitiva del ragionamento. La domanda che sorge è questa: chi è che sta politicamente coprendo Gianluca Borrelli, consentendogli di tenere il punto?

Mimmo Fagiolo ha intimato al consigliere comunale di abbandonare il gruppo consiliare di ApA. (Leggi qui I dubia di Fagiolo. «Non serve un Movimento alla Lega». «Borrelli? Inopportuno»). Non c’è troppa sintonia tra i due. Non è il vice – coordinatore provinciale a permettere che questa situazione permanga. Gianluca Borrelli non disdegna di postare sui social fotografie che lo ritraggono accanto a esponenti regionali e romani del Carroccio. Il sospetto diviene legittimo: e se a caldeggiare “Borrelli capogruppo” fosse un’altra sensibilità della Lega? Perché è diventato chiaro a tutti che sul carroccio è in corso una battaglia sotterranea talmente feroce da indurre via Bellerio ad intervenire mandando un commissario dopo le Europee (leggi qui Nessuno tocchi Zicchieri: Salvini nega il commissariamento del Lazio e leggi anche qui La strategia dei commissari per proteggere la Lega. Anche nel Lazio)

Il ragazzo che si è candidato con Alleanza per Alatri è uno di quelli che si muove volentieri per partecipare alle iniziative regionali e nazionali della formazione guidata dal ministro dell’Interno. Non è un dettaglio irrilevante: la vicinanza con Roma, in politica e in Ciociaria, conta. La soluzione al rebus risiede soprattutto nelle dinamiche che si innesteranno al termine della duplice competizione, Provinciali ed Europee, che attende Frosinone e provincia.

Convieneallora porsene un’altra di domanda: chi rappresenterà la Lega dopo questa fase? Chi, quindi, deciderà su Alatri? Sarà ancora Domenico Fagiolo? Sarà il primo cittadino del capoluogo Nicola Ottaviani? Sarà, in conseguenza di un affiancamento o di una “caduta” di Francesco Zicchieri da coordinatore regionale, come alcuni retroscena ventilano, il nuovo triumvirato in arrivo? Chi è che sarà deputato a parlare per nome e per conto di Matteo Salvini nel frusinate?

La lotta è serratissima. “Grande è la confusione sotto il cielo: allora la situazione è eccellente“. Sì, ma per chi? Roberto Addesse e Gianluca Borrelli, che sembrano obbligati ad attendere che il puzzle si componga, prima di stipulare un accordo o di manifestare in pubblico quella che, almeno per ora, somiglia già a una rottura. 

A.A.
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