Alessandra D(etta) Legge… almeno nella moda

Camilla de Tourtrissac

Tagliacucitrice con gusto

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Tourtrissac

di CAMILLA de TOURTRISSAC
Tagliacucitrice e blogger
In attesa che Rita Cacciami rientri dalle ferie

 

Tutti pensano che il suo lavoro sia fare il consigliere giuridico a Palazzo Chigi. In effetti presta lì la sua opera dopo essere stata per alcuni anni funzionario alla Camera di Commercio di Frosinone. Altri sono convinti che la sua vera passione sia la politica. E trovano conferma nella sua candidatura come sindaco che alcuni anni fa ha ottenuto un lusinghiero risultato alle elezioni, anche se non abbastanza per andare a guidare Ferentino. Ma chi la conosce sa che la sua vera passione sono la moda ed il buon gusto.

Lei è la Miranda Priestly di noialtri, l’influentissima direttrice della rivista di moda Runway resa indimenticabile da una iconica interpretazione di Maryl Streep nel film Il Diavolo Veste Prada.

Per nostra fortuna, Alessandra Di Legge non dirige un giornale di moda. E nemmeno di gossip.

Ha fatto a pezzi le cravatte del direttore Alessio Porcu, distrutto il guardaroba del segretario provinciale Pd Simone Costanzo, censurato i gessati del sindaco Nicola Ottaviani, obbligato il presidente della Provincia Antonio Pompeo a ricalibrare il suo outfit. Un suo giudizio nel campo della moda equivale ad una sentenza come quella di Nerone nel Colosseo: vivere o morire è questione di un colore abbinato male, una banda appoggiata su una riga, un calzino che non si fonde con il pantalone. Nella sua personale pagella l’unico a raggiungere la sufficienza è il medagliatissimo assessore al Bilancio di Frosinone Riccardo Mastrangeli; il quale, per non sbagliare, se ha un dubbio la chiama e le manda via Whatsapp la foto del capo da inserire nel guardaroba.

Ne sanno qualcosa i suoi ex compagni di banco alla Luiss Guido Carli. Tutti sono finiti a Repubblica, Banca d’Italia, Rai e negli altri posti chiave dell’Economia e della Comunicazione. E se gliela nomini, ancora oggi la ricordano con chiarezza e terrore.

Il fatto è che adesso ha iniziato a fare tendenza. Tutto è cominciato quando qualche tempo fa ha scoperto che Barbara D’Urso si fa cucire le gonne in un atelier della provincia di Frosinone. Lei lo ha scovato. Lo ha raggiunto a Pontecorvo. Ed ha commissionato tre gonne. Modello cinque pieghe, lunghe ma morbide, capaci di slanciare. Una l’ha sfoggiata durante un incontro a Palazzo Chigi con Maria Elena Boschi (la quale pare che per abbandonare i tubini ora chieda consigli a lei, dopo la mise poco fortunata sfoggiata a Frosinone e classificata dai maligni ‘Ho lavato due pedalini e sono andata all’incontro in Ciociaria‘), l’altra gonna l’ha esibita ai diciotto anni del figlio che professandosi milanista ha procurato a lei juventina un dolore che solo il cuore di una mamma può sopportare. Per ripicca lei ha indossato la gonna gialla con zebre.

Il problema è che ora iniziano ad imitarla. Il consigliere regionale Daniela Bianchi ha scoperto il nome della sartoria ed è andata ad approvvigionarsi. Si è accaparrata una modello ‘Portofino’ di gran classe, sfoggiandola subito durante il corteo storico di Paliano (sbagliato, onorevole: più appropriato un contesto urbano, nel quale avrebbe spiccato anzichè contendersi la scena con le modelle del Corteo).

Sfogliando Facebook si scopre che pure Mary Segneri mai più gieffina e indiscussa icona televisiva su Rai Due ne ha presa una.

Al punto che pure la statuaria Valentina Calcagni responsabile delle agende del segretario di presidenza della Commissione Industria del Senato Francesco Scalia ha scritto «Devo provvedere anche io».

E’ chiaro che Alessandra Miranda Priestly Di Legge sta sdoganando l’alta moda nella sinistra renziana. Che non era facile. Ma se vuole davvero essere la regina del fashion ciociaro le toccano due traguardi difficilissimi da centrare: costringere a cambiare cravatte sia Alessio Porcu che Simone Costanzo.

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