Frara, l’ufficiale gentiluomo nella Città del Leone (di A. Salines)

È l'ufficiale gentiluomo delle tre promozioni del Frosinone Calcio. Oggi Alessandro Frara è il collaboratore dell'area tecnica. Frosinone gli assegna il premio "Città del Leone"

Alessandro Salines
Alessandro Salines

Lo sport come passione

Per i tifosi giallazzurri è l’ufficiale gentiluomo delle tre promozioni in cinque stagioni, del gol decisivo nella finale playoff contro il Lecce e delle gioie più belle della storia del Frosinone. Alessandro Frara per oltre un lustro è stato il capitano per antonomasia. L’ex centrocampista, 36 anni, oggi collaboratore dell’area tecnica canarina, ha ormai un legame speciale con la città. E non solo perché ha deciso di viverci con la sua famiglia. La gente di Frosinone infatti gli vuole bene, lo stima e lo rispetta. In oltre otto anni di vita in Ciociaria ha saputo apprezzarne la professionalità, la serietà e l’umanità oltre ovviamente alle qualità tecniche. E ieri sera nella centralissima piazza Vittorio Veneto, sotto il palazzo della Prefettura, Frosinone ha voluto rendergli omaggio con il prestigioso premio “Città del Leone” che ogni anno viene assegnato alle eccellenze del capoluogo in occasione del Festival dei Conservatori, organizzato dall’Amministrazione comunale.

Tu chiamale, se vuoi emozioni

«Il premio lo daremo questa volta ad una persona che non è nata in questa città ma ha dimostrato di averla scelta, eletta – ha spiegato Mary Segneri, presentatrice e padrona di casa del Festival – Ed a questa città ha dato tutto ciò che sapeva fare. Ha anche studiato per restare qui. Una città che lo ha accolto con amore».

Frara non ha nascosto un pizzico di emozione mentre riceveva l’ambito riconoscimento e alle sue spalle scorrevano le immagini più importanti della sua carriera. Il capitano poi si è raccontato. «Sono venuto qui a Frosinone quasi per caso, affascinato dal progetto del presidente Maurizio Stirpe – si legge nell’intervista riportata su frosinonecalcio.comE sono stato accolto benissimo sin dal primo giorno come solo questa gente sa fare. Una scelta bella e fortunata per entrambi. E Frosinone la sento come casa mia».

Dalla Juve al Frosinone

Alessandro Frara, torinese doc, è cresciuto nelle giovanili della Juve malgrado il papà Gianni avesse giocato nel Toro e fosse tifoso dell’Inter. Ma la scelta del club bianconero arrivò per consentire ad Alessandro di non avere problemi a scuola. Gli allenamenti alla Juve si svolgevano alle 17.30 mentre quelli dei granata alle 14. Una bella avventura quella alla Vecchia Signora culminata il 31 ottobre del 2001 con il debutto in Champions League al Celtic Park di Glasgow. L’allenatore era  Marcello Lippi ed era la Juve dei vari Del Piero, Nedved e Buffon. 

Poi il Bologna (esordisce in serie A), la Ternana, lo Spezia, il Rimini e il Varese e il Frosinone dove gioca per sette stagioni e vince tre campionati (in tutto 189 gare e 18 gol).

Sul palco di piazza Vittorio Veneto i ricordi si rincorrono. Il più bello è quello legato al gol nella finale contro il Lecce il 7 giugno del 2014. Una rete che regalò al Frosinone la seconda promozione in B. Una rete dedicata al papà che era scomparso da poco tempo. «Nella foto si riconosce il leccese Papini che salta con me su quel pallone. Siamo amici e quell’estate abbiamo trascorso le vacanze insieme», rivela Frara. La bellezza del calcio.

Frosinone la sua casa

L’estate scorsa la decisione di appendere gli scarpini al fatidico chiodo e di mettere radici a Frosinone. La moglie Erika è stata fondamentale nella scelta: «Mi ha convinto quando mi disse che avrebbe voluto avviare un’attività commerciale (una boutique ndr) – afferma ancora Frara  su frosinonecalcio.com – Le avevo manifestato qualche dubbio legato alla mia professione. Ma finora le cose vanno bene».

La seconda vita del capitano

Laureato in Scienze Politiche all’Università di Perugia con una tesi su “L’organizzazione delle società di calcio professionistiche”, Frara ha conseguito il patentino da direttore sportivo a Coverciano e da questa stagione è entrato nell’area tecnica come collaboratore di Ernesto Salvini. «Il passaggio dal campo alla scrivania può creare un certo disorientamento – ha spiegato dal palco – Ma ho avuto la fortuna di iniziare subito un percorso che non mi ha fatto pensare di aver smesso di giocare. Dopo un anno di tirocinio in giro per l’Italia e il corso a Coverciano, ho avuto l’opportunità di entrare nella direzione sportiva. Stiamo lavorando per fare le cose per bene».

Parola di ufficiale gentiluomo.