I piani per Cassino Plant con l’arrivo di Gorlier al timone Fca in Europa

Le strategie che toccano Cassino Plant con le nuove nomine in Fca Group. Tramonta l'ipotesi del polo del lusso Alfa Romeo - Maserati. Ma si continua a puntare sugli impianti in Europa. Soprattutto Cassino Plant. La mission è sulla redditività. Legata ai modelli Premium

Cosa cambia con la nomina di Pietro Gorlier alla Regia europea del gruppo Fiat Chrysler Automobiles? E quali saranno le ricadute sullo stabilimento Cassino Plant in cui si producono le Stelvio e le Giulietta che per mesi hanno tenuto in alto le cifre global di Fca?

Addio polo del lusso

La riorganizzazione della geografia interna a Fiat Chrysler Automobiles annunciata lunedì dall’amministratore Delegato Mike Manley lascia intuire un cambio di scenario. Che ci riguarda da vicino.

Per comprenderlo vanno guardate da vicino alcune caselle. La prima. Tim Kuniskis è rimasto alla guida mondiale di Alfa Romeo alla quale da lunedì somma anche la responsabilità su Jeep Nord America. Manley però vigilerà direttamente sul mercato Jeep Usa – Canada ed ha lasciato a se stesso la responsabilità world wide del marchio Jeep.

La seconda casella. Harald Wester rimane alla guida dell’ingegneria di Fca. Anche per lui aumentano le responsabilità: Wester torna ad occuparsi di Maserati, della quale è stato il capo prima di passare ad Alfa Romeo.

Cosa significa Kunikis in Alfa e Wester in Maserati? Nella nuova geografia Fca Group i due brand smettono di essere un polo unico. A questo punto è molto difficile che si vada a realizzare l’antico progetto di spin-off per Alfa e Maserati con la creazione di un polo del lusso.

Nessuno dei due verrà penalizzato, entrambi continueranno ad attingere al centro progettuale di Modena che è stato il vero cervello di Stelvio e Levante.

Il futuro in Europa, per ora

La nomina del torinese Pietro Gorlier rappresenta un doppio segnale. Uno interno al gruppo ed uno per i mercati.

Un doppio segnale legato al fatto che Gorlier è reduce dal trionfo di Magneti Marelli. Non è più una fabbrica di batterie per veicoli a motore: è diventata il gioiello hi-tech di Fca. Così appetibile sui mercati che ora è in bilico tra la vendita ai giapponesi di Calsonic Kansei (l’agenzia economica Reuters sostiene che la trattativa sia nella fase della definizione del prezzo) oppure uno spin-off con Exor socio di maggioranza.

Un manager con questo curriculum viene messo alla regia dell’area europea del gruppo solo se c’è un futuro almeno a medio termine. Significa che Fca scommette su Cassino Plant e gli altri impianti europei, a prescindere dalla guerra dei dazi con Usa e Cina. E soprattutto a prescindere dalle voci di fusione con Hunday, prontamente smentite nei mesi scorsi e che ciclicamente ritornano. Per via di una visione di Marchionne: l’automotive mondiale si semplificherà ancora, l’alternativa è solo fondersi o vendere/comprare perché sopravviveranno solo i più forti.

Proprio la scelta di un italiano, soprattutto di un torinese, con affermate esperienze anche in Usa (nell’iconico marchio di personalizzazioni Mopar, ciò che un tempo è stata Abarth in Italia) lascia intendere che l’azienda non intende ora tagliare le proprie radici con l’Italia.

Le strategie per Cassino Plant

Le strategie per Cassino Plant passano attraverso una delle frasi pronunciate lunedì da Manley. Ha detto «Fca ha tutte le competenze e il talento per diventare uno dei gruppi più redditizi. Manterremo il massimo dell’attenzione nel realizzare gli obiettivi; abbiamo una visione chiara».

Per comprendere il messaggio bisogna partire dalla considerazione che Mike Manley non è arrivato al timone di Fca Group nell’anno Zero. Ha raccolto l’eredità di Sergio Marchionne che appena poche settimane prima di morire in modo così inatteso e improvviso aveva indicato gli obiettivi per i prossimi anni.

Con il suo messaggio, Manley conferma quegli obiettivi e manda a dire ai mercati “Noi saremo tra quelli che faranno più soldi”. Non è una smargiassata ma un chiaro segnale per le borse e per eventuali alleanze da concludere.

In che modo il big boss intende raggiungere quell’obiettivo? Convertendo gli stabilimenti del Gruppo alla produzione di vetture della fascia premium.

Per fare un esempio: sia una Panda che una Stelvio vengono prodotte in base allo stesso principio: un pianale, due assi, una scocca, un motore, poi tecnologia e comfort. Ma la prima garantisce ricavi (e margini) infinitamente più bassi del secondo.

Meglio allora puntare su prodotti che garantiscano margini maggiori. Cioè Alfa Romeo, Jeep e Maserati, da piazzare in larghissima parte sui mercati stranieri. In base a questo principio, si punterà su Suv, Van, mini van, camion.

È il modello utilizzato in Usa da Fca ma anche da GM e Ford.

Chiaro a questo punto che la mission di Cassino Plant è destinata ad essere confermata, con la produzione di modelli come Giulia e Stelvio, ma anche delle varianti sportive come Gtv o la via di mezzo tra Stelvio e Levante.

C’è però una condizione: per produrre utili quei modelli vanno venduti. Non possono restare nei piazzali. Occorre che l’economia continui a tirare. Ma questo non dipende da Fca.