Alfa Romeo, la nuova Arese sarà Cassino Plant

L'AD Alfa Romeo annuncia che “L’Alfa Romeo si guida dall’Italia e la sua base produttiva principale sarà a Cassino”.

Fabio Cortina
Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

Dici Alfa Romeo e la prima località che ti viene in mente è Arese. È stata la culla del Biscione dal 1963 fino al 2005: lì sono nate tutte le auto must: la cattivissima Giulia degli anni Sessanta sulle queli si spostavano Pantere e Suqadra Mobile della Polizia, l’iconica Alfetta scelta per il Radiomobile dei Carabinieri, la Nuova Giulietta, la ministeriale Alfa 6, la sportivissima GT e la ancora più veloce GTV. Tra poco non sarà più così. Tra poco dirai Alfa Romeo e la prima località che verrà in mente nel mondo sarà Cassino Plant.

Sarà lo stabilimento di Piedimonte San Germano la culla delle Alfa Romeo del futuro. Parola di Jean Philippe Imparato: l’uomo al quale il Ceo di Stellantis Carlos Tavares ha messo in mano il volante del Biscione. “L’Alfa Romeo – ha detto Imparato – si guida dall’Italia e la sua base produttiva principale sarà a Cassino”. All’ombra dell’abbazia quindi si lavorerà soprattutto per realizzare prodotti di qualità, perché ciò che conta nella nuova vita di Alfa sotto la luce di Stellantis è il prodotto.

Jean come Carlos, tutti alfisti

Jean Philippe Imparato in pista al volante di una Giulia Alfa Romeo

Non è una scelta di mercato. Non è una strategia di vendita. Nei giorni scorsi il nuovo boss di Alfa Romeo lo ha detto con chiarezza: a partire dal prossimo modello il benchmark, il termine di paragone per Alfa Romeo saranno le berline tedesche con i loro standard di qualità e di affidabilità. (Leggi qui Alfa Romeo: «Cassino Plant al centro della strategia»).

Una scelta nella quale c’è anche un pezzo di cuore. Perché si scopre che dopo Carlos Tavares, la divinità dell’Automotive, l’uomo che prese Psa e ne fece un gruppo globale, anche Jean Philippe Imparato à un grande appassionato di Alfa e soprattutto da giovane ebbe nel garage una una Giulia 1300.

Un eterno ritorno che lo vede puntare dritto l’obiettivo dove la nuova Giulia nasce: a Cassino Plant, Piedimonte San Germano, Italia, che sarà sempre più il cuore pulsante del biscione.

L’Alfa si guida da Cassino

Il piano futuro ancora non è stato reso noto. Ci vorrà qualche tempo prima di vedere i modelli uscire allo scoperto. Ma la componente elettrica sarà preponderante ha confermato in queste ore il responsabile del marchio. Così come sarà fondamentale Cassino. “L’Alfa Romeo – ha detto Imparato – si guida dall’Italia e la sua base produttiva principale sarà a Cassino”. All’ombra dell’abbazia quindi si lavorerà soprattutto per realizzare prodotti di qualità. Cassino Plant ha acquisito un livello alto di affidabilità nella produzione: pochissimi margini di errore, auto perfette.

Jean Philippe Imparato e Davide Papa

Lavoriamo su tutte e tre le piattaforme di Stellantis, small, medium e large, sulle quali si può costruire una gamma molto ampia. Ci concentreremo – conferma il manager – su queste perché i volumi ci consentiranno di fare quelle economie di scala indispensabili per avere un ritorno importante. Molte Alfa Romeo nasceranno a Cassino”.

Una scelta che non è stata fatta a caso. Ma che nasce dopo avere visitato gli impianti di Cassino Plant e poi le strutture del gruppo Ecomotori a Cassino tra i principali dealer in Italia. (Leggi qui Alfa Romeo, il boss a Cassino Studia i segreti di Giulia e Ecoliri).

C’è da dire che come ha affermato lo stesso Imparato la fabbrica di Piedimonte San Germano lo ha particolarmente colpito. “Sono rimasto impressionato dal livello tecnologico di questi impianti, fra i più avanzati d’Europa. La cosa che mi ha sorpreso di più, però, è la awareness che deriva da un heritage senza pari: l’Alfa Romeo è conosciuta in tutto il mondo”.

Awarness, Heritage e Giorgio

Awarness, Heritage, parole che fanno molto figo nel mondo dell’industria e della finanza, che però di fatto significano solo una cosa: Alfa Romeo ha una storia ed una reputazione che non possono e non debbono essere relegate ad uno “zero virgola” nei conteggi delle vendite. E’ necessario ora però tradurre le buone intenzioni in fatti, perché come affermato anche dai sindacati è necessario mettere in campo altri modelli, perché solo le nuove produzioni possono generare ricchezza. E su questo, c’è da dirlo, Imparato ha messo i puntini sulle “i” parlando di “gamma molto ampia”.

Ed in tutto ciò la piattaforma “Giorgio” che fine farà? Costata quasi 1 miliardo di dollari è la culla sulla quale nascono le auto del segmento D: Giulia, Stelvio, Giulietta. A fine 2019 si dava per certo il suo pensionamento. (leggi qui Fca saluta Giorgio, la ‘base’ su cui nascono Giulia e Stelvio).

La nuova Giulia su un circuito di Formula 1

Nei giorni scorsi è stata al centro di un piccolo giallo: sono state interpretate male le parole di Imparato: Giorgio “non è strategica e non in linea con il futuro elettrico di Stellantis“. Non intendeva dare il benservito alla piattaforma che è un po’ l’anima delle Alfa di oggi. In realtà Giorgio si evolverà per integrarsi nei nuovi piani di Stellantis: le nuove architetture si chiameranno STLA Small, Medium e Large. La Large sarà l’evoluzione in chiava elettrica di Giorgio.

Il massimo del suo futuro potrebbe essere un aggiornamento integrandola con propulsori elettrici in grado di fare 800 km senza dover ricaricare. Il primo modello a beneficiare di questa nuova piattaforma potrebbe essere però non una Alfa, ma la Maserati Grecale nella sua versione elettrica, che dovrebbe vedere la luce nel 2023.

E sapete dove? Proprio lì, proprio a Cassino Plant.