E alla fine Giulia balla sola (la balla delle 3mila assunzioni)

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Alla fine Giulia arriva nelle concessionarie. Ma balla sola: non fa ballare l’economia. Non porterà le migliaia di posti che sono stati sognati per anni. Non subito almeno: le tremila assunzioni annunciate dal premier Matteo Renzi (leggi qui) e confermati solo dopo qualche giorno dall’amministratore delegato Sergio Marchionne (Leggi qui) non si sa se ci saranno davvero. Perchè ci sono gli esuberi a Pomigliano d’Arco da sistemare, prima di procedere con l’acquisizione di nuovi operai ciociari.

Il colpo di grazia arriva quando si solleva il cofano di Giulia.

A Cassino la montano e la assemblano. I componenti sono in tutto 138 ed i pezzi non arrivano dall’indotto, non li producono nella galassia di fabbriche satellite che ruotano attorno alla casa madre collocata nell’area industriale tra Piedimonte San Germano e Villa Santa Lucia. E che valeva, un tempo, lo stesso numero di operai assunti in Fiat.

I componenti adesso arrivano da aziende di tutto il mondo. Perchè Giulia è la prima auto interamente globalizzata.

Molti vengono dalla Germania. Come la trasmissione manuale: fornita dalla Getrag di Norimberga (stabilimento in Italia a Modugno). Quella automatica viene realizzata dalla ZF Friedrichshafen. Lo stesso impianto manda a Cassino interi container con parti del telaio, il differenziale posteriore ed il sistema di controllo degli ammortizzatori della vettura. Certificato di nascita tedesco pure per la Mahle di Stoccarda (che ha però uno stabilimento a Saluzzo) dove viene effettuata la fusione della lega d’alluminio e le pre-lavorazioni meccaniche: distribuisce pistoni, fasce elastiche controllo termico del motore. Mentre gli specialisti della Webasto di Stokdorf (e stabilimento in Italia a Molinella) producono e il tetto panoramico.

Anche la tecnologia tricolore è di primissimo piano. Magneti Marelli fornisce: sistema multimediale, fari alogeni, fari bi-xeno e led, il sistema di controllo dello Chassis Domain Control, l’assale posteriore, il sistema di aspirazione dei motori 2.0 benzina e dei motori 2.2 diesel.

La selleria in pelle è una creazione del centro stile Mario Levi di Torino.

Le Fonderie Mario Mazzucconi di Ponte San Pietro in provincia di Bergamo fabbricano il blocco e la testata del micidiale motore V6 biturbo da 510 cavalli.

Là Sole SpA (gruppo Prima di Maurizio Stirpe) fornisce le parti in plastica, le griglie e le finiture cromate del corpo vettura; non vengono prodotti nello stabilimento di Torrice ma arrivano da Oderzo (in provincia di Treviso).

La cappelliera e l’imperiale della Giulia sono realizzate della Industrialesud S.p.A. di Teramo.

Vengono dal Regno Unito i semiassi: li fornisce la GKN. Così come i tubi freno che vengono prodotti dalla TI Automotive, sempre nel regno di sua Maestà Elisabetta II.

Un pezzo di orgoglio ciociaro sono i cuscinetti della svedese SKF.

Invece la turbina del motore Duemila turbo benzina parla lo slang statunitense della Honeywell. Così come dalla Patria di Obama arrivano il tetto in carbonio della Quadrifoglio (lo produce Dow Automotive). Americani anche gli interruttori interni e il touchpad (li fa la Methode Automotive).

Giulia riunisce il meglio della tecnologia mondiale. Manca solo il profumo francese al suo interno. L’elettronica è nipponica: l’alternatore è della Denso, tanto quanto il motorino d’avviamento.

Aria di Frosinone quando si parla di fendinebbia e sensori per il funzionamento automatico di luci e tergicristalli: roba Made in Valeo Sud di Frosinone.

Nella lista dei fornitori ci sono poi aziende provenienti da Francia, Svizzera e Canada.

Tremila posti tra Fiat Chrysler e indotto? Giulia corre e balla
da sola.

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